Guariento Mario | UNDICESIMO PENSIERO FOLLE IN LIBERTA’
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UNDICESIMO PENSIERO FOLLE IN LIBERTA’

30 Ott UNDICESIMO PENSIERO FOLLE IN LIBERTA’

L’Evangelo ha qualcosa di essenziale da dire a questo mondo.                                                                                             

Impossibile cavillare. L’oggetto della fede, non è né un catalogo di verità e nemmeno la verità: è amare Dio conoscendo l’amore che ha per noi, anche se questo amore ha ben poco a che vedere con l’immagine che ci fabbrichiamo dell’amore.

Di conseguenza, l’esistenza cristiana consiste nell’amare l’altro non con le idee o a parole, ma attraverso le azioni (Gv 3, 18). L’unica via è la creazione qui e ora  di una relazione nuova con l’altro.
Lungo tutto il corso della storia, sono spuntati numerosi germogli, una gran quantità di regole canoniche o liturgiche sovrapposte che hanno finito per pietrificare i rapporti con Dio e il prossimo. Con la conseguente progressiva sparizione della libertà creatrice.

La pedagogia della preghiera si irrigidisce in regolamento. I Concili hanno fatto dell’incontro pasquale un obbligo giuridico con tanto di sanzioni. La fede dilacerata in chiese organizzò la resistenza e la lotta contro il razionalismo che essa denunciava all’esterno, senza che riuscisse sempre a vederlo in se stessa.
Per il cristianesimo è venuta l’ora di abbandonare risolutamente il mondo della paura e della contrapposizione, che è il mondo naturale e, se così si può dire, necessario delle ideologie mondane, sotto pena di ridursi ad essere un’ideologia in mezzo ad altre.

Non è che occorra rifiutare sistematicamente l’apporto delle dottrine.

Ogni generazione esprime la propria visione spirituale del mondo e si dà un progetto in termini ecclesiali. Non è possibile fare diversamente a meno di cedere all’utopia. Importante è accettare il provvisorio, il contingente per tutto ciò che non riguarda l’essenza del Messaggio, e lottare per una maggior trasparenza.

Perché non c’è niente di peggio che stravolgere l’esistenza con fini sociali o anche morali, facendo credere che è spirituale, che l’azione nasca da una dottrina.

L’azione nasce da una esperienza interiore, in comunione di fede, è scoperta costruttrice.
La crisi esiste esclusivamente per gli spiriti imbevuti di ideologia, ossia coloro che si sono dati oppure a cui è stata data una rappresentazione preliminare della vita umana e della fede. Ecco l’illusione che impedisce di percepire la parola spoglia. Qualcosa che permette di cullarsi nel sogno di uno stato anteriore oppure di là da venire, il « dopo-crisi ».

Una gran quantità dl individui provano un piacere inconfessato nei dibattiti, sganciati da un autentico impegno. Sono pochi quelli disposti a pagare il prezzo: tensione, sospetto, solitudine. Eppure la vita cristiana è fatta di tradizione, rotture, fedeltà, collera, amore, gioia…
La crisi è dovuta soltanto al fatto che gli uomini furono forzati, ossia sottomessi a delle idee. La dottrina si arrogò la pretesa di guidarli saltando gli apporti dell’esperienza costruttrice. Oppure denominò incontro ciò che aveva ben poco a che vedere con un incontro.

La passione dell’assoluto, grazie alle ideologie dominanti, è stata posta al servizio della crescita illimitata, del potere, del comfort e del piacere. In tal modo il cristianesimo, non solo direttamente ma anche in maniera indiretta, sarebbe stato creatore di storia… Lasciamo che i filosofi continuino a filosofare…
Il pensiero che l’uomo non è altro che abiezione, deiezione, derisione, quale è fiorito presso alcuni Maestri del nostro tempo, poteva nascere soltanto in Occidente. Oggi, un uomo lucido e senza fede, staccato dal corpo della vita, subordinato a fini e a imperativi economici, incapace di lasciarsi catturare dal miraggio della felicità, non può fare a meno di sentirsi assurdo.
Credere che il mondo sia in cammino verso il proprio compimento non può che suscitare il riso.
Di fronte all’equilibrio nucleare, alla serietà dell’uomo economico, alle paure demografiche, alle miserabili speranze alimentate dalla pubblicità, c’è soltanto la dimensione comica che regge. La Speranza viene da un’altra direzione: dal cuore della terra e dal fondo del cielo.
Gli uni dicono decadenza, altri nuova primavera. E’ l’ideologia che parla. È qui adesso che bisogna amare, giocare, ridere, rischiare la propria vita.
Quando affermo che questo mondo è bello e buono, che lo amo, significa forse che ignoro l’orrore, la degradazione e la caduta? Proclamo che lo è ora nelle coscienze più forti del male. Non si tratta di ideologia, ma di evento, che si produce da per tutto.
Con ciò che il mondo propone di infelicità e di felicità, creare sull’istante un mondo gioioso: ecco in che cosa può anche consistere la vocazione di un uomo, purché non accetti di lasciare il mondo così com’è. Ma se un uomo esiste nella verità del proprio essere, trasforma la terra. In realtà, quello che in uno è fuga, idealismo e nostalgia, in un altro è esperienza e azione.

Il linguaggio cristiano, dal momento che diserta l’esperienza e non si sottopone più alla sua verifica, elastico, tutto fatto di distorsioni e arguzie, preoccupato dell’involucro e del consenso, fornitore di risposte astratte, ricama sul vuoto e cede all’ideologia. In tal caso è il contrario esatto di un linguaggio che reca in sé la Speranza.

E si ritorna sempre allo stesso punto. Non c’è crisi. C’è soltanto la fine dell’illusione che la provoca. Si tratta di non essere più vittima dello specchio deformante rappresentato dalla civilizzazione occidentale che non cessa dl spiegare l’uomo a partire da se stessa.             

Il peccato fondamentale consiste nel non vivere la vita in pienezza e nell’identificarla a rappresentazioni mentali.                                                                                                              Il distacco dal sensibile risulta essenziale. Ma non ha niente a che vedere con l’evasione idealistica. Non è possibile addomesticare l’amore e renderlo obbligatorio per il maggior bene degli uomini. In senso stretto, non esiste morale cristiana. Certamente la fede è innanzi tutto morale, ossia azione animata dall’amore, ma proprio per questo essa non si esprime in un sistema morale particolare. Il suo traguardo ultimo, creatore, va oltre le morali dominanti.
Il tipo di fede che viene sopportata molto bene dalla società è quella fede che si colloca in mezzo alle  ideologie, perfettamente immersa nella storia, pur continuando a credere, sinceramente, di manifestare la trascendenza.

Ma, alla fin fine, non c’è nulla da temere. Il Messaggio raggiunge in profondità soltanto un piccolo numero, senza del quale, bisogna riconoscere, il gran numero si corrompe. Indubbiamente è necessario effettivamente che il mondo opponga resistenza all’amore perché possa durare, necessario, ossia è nell’ordine delle cose. Perciò non temete coloro che lottano contro l’ideologia, la legge. Lasciateli alla loro utopia, alla loro felicità.

Come il nevrotico, in una cura psicanalitica, prende coscienza della radice della propria angoscia e teme più di ogni altra cosa di esserne liberato, così numerosi credenti esistono unicamente nella crisi e per la crisi, ora insorgendo contro la novità, ora contro gli attardati, e dispensano il loro calore nella riprovazione o negli applausi.
Supponiamo risolta la crisi — non lo sarà mai —, bisognerebbe allora vivere i valori della contemplazione e dell’amore. Non è affatto sicuro che quelli ne abbiano realmente voglia.