06 Ago Domenica Diciannovesima. Matteo 14, 22-33
Sicuramente, approfittando dei momenti difficili delle sue traversate del lago di Galilea, Gesù
educava i suoi discepoli ad affrontare tempeste future più pericolose. Matteo «ricrea» ora uno
di questi episodi per aiutare le comunità cristiane a liberarsi delle loro «paure» e della loro
«poca fede».
I discepoli sono soli. Questa volta non li accompagna Gesù. La loro barca dista «già molte
miglia da terra», molto lontano da lui, e un «vento contrario» impedisce loro di tornare indietro.
Soli, in mezzo alla tempesta, cosa possono fare senza Gesù?
La situazione della barca è disperata. Matteo parla delle tenebre della «notte», del «vento
forte» e del pericolo di «affondare” nelle acque. Con questo linguaggio biblico, conosciuto dai
suoi lettori, va descrivendo la situazione di quelle comunità cristiane esternamente minacciate
dall’ostilità e internamente tentate dalla paura e dalla poca fede. Non è questa oggi la nostra
situazione?
Uomini di poca fede! Perché avete dubitato? A volte, le nostre convinzioni più profonde
svaniscono e gli occhi dell’anima si turbano, senza che sappiamo esattamente perché. E nasce
in noi la tentazione di abbandonare tutto, senza ricostruire nulla di nuovo. Davanti alle
tempeste, agli sconvolgimenti esistenziali non si tratta di mostrare più coraggio ma di
abbandonarsi a un Amore.
Non poche volte la superficialità e la leggerezza della nostra vita quotidiana e il culto segreto a
tanti idoli ci fanno piombare in lunghe crisi di indifferenza e scetticismo interiore, con la
sensazione di avere realmente perso Dio. La ricerca di Dio si vive quasi sempre nell’insicurezza,
nell’oscurità e nel rischio. Dio, lo si cerca «a tentoni». E non dobbiamo dimenticare che molte
volte «la fede genuina può apparire solo come un dubbio superato» L’importante è accettare il
mistero di Dio con il cuore aperto. La nostra fede dipende dalla verità della nostra relazione con
lui. E non c’è bisogno di aspettare che i nostri interrogativi e dubbi si risolvano, per vivere nella
verità davanti a questo Padre.
Per questo l’importante è saper gridare come Pietro: «Signore, salvami!». Saper levare a Dio le
nostre mani vuote, non solo come gesto di supplica, ma anche di consegna fiduciosa di
qualcuno che si sa piccolo e bisognoso di salvezza. Non dimentichiamo che la fede è
«camminare sulle acque», ma con la possibilità di trovare sempre questa mano che ci salva
quando cominciamo ad affondare.
I dubbi possono essere un’occasione propizia per purificare maggiormente la nostra fede,
radicandola in modo più vivo e reale in Dio stesso. E il momento di appoggiarci con maggiore
fermezza a lui e come Pietro sperimentare sì la sconfitta, il limite ma avendo nel contempo la
forza di tendere la mano, perdendoci in un abbraccio..