Guariento Mario | DOMENICA 28.11.2021
Tutte le opere, i commenti, le riflessioni di Don Mario Guariento
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DOMENICA 28.11.2021

25 Nov DOMENICA 28.11.2021

PRIMA DOMENICA DI AVVENTO

Luca 21, 25-28, 34-36

Alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
La fede inserisce il processo cosmico e storico dentro una cornice di comprensione che supera la tragicità del presente: di là di questi processi catastrofici non c’è il vuoto, la cifra senza spiegazione: per noi c’è la Speranza, virtù che fa presente Dio nell’uomo, c’è la fedeltà dell’amore di Dio. Questa è l’essenza della fede. Se c’è questa promessa che si è attuata nel Figlio dell’uomo, il mio atteggiamento non è più di paura invincibile, perché per quanto passino il cielo e la terra, c’è qualcosa che non passa: appunto la Parola che la fede fa vivere dentro la storia come un fiore sempre vivo. C’è un modo di vivere dentro la tragedia della fine. Viverla senza finzione e insieme superarla in attesa di cose nuove che devono venire. Se la nostra consuetudine con la Parola di Dio non è occasionale ma strutturale, è una specie di ritmo interno che si intreccia col battito del cuore, queste cose allora noi le vediamo nascere.

La nostra scelta di fede sarà non quella di piangere sulle catastrofi ma quella di allearci con tutti coloro che stanno costruendo un mondo più degno di Dio e dell’uomo. La fede consiste nel discernimento di questo processo antitetico al successo della catastrofe che è un processo di vita. Prima di essere una morale, la fede è discernimento, è un saper cogliere la realtà che già oggi nasce, è un passo verso ciò che nasce e cresce. Questo è il modo di incontrare Dio. Altrimenti Dio diventa un nome consolatorio che ci strappa dalla comune condizione umana e ci rende incapaci di piangere adeguatamente e di essere adeguatamente sereni, corroborati dalla interiore certezza che Dio non lascerà incompiuta la sua opera della nuova creazione. Quando la nostra vita si è legata, con questo nesso indissolubile, al processo del Dio che viene, allora siamo liberi dalla paura, e il nostro cuore fiorisce di luce e di certezza.

Allora rivedremo sole, luna e stelle ridipinte, linee di ancoraggio e non più linee indefinite e disumane; e ricominceremo a vedere volti, biografie umane, particolari prima reconditi, in una visione una volta spenta dalla storia, ora nuova che stupisce e ci introduce nella contemplazione dell’oltre il tempo.

Sarà la fine delle visioni del mondo, delle ideologie, dell’uomo. Da qui la sfida a perforare i muri di nebbia indistinti, e intravedere, da prospettive diverse, la vita, reinventandoci uomini-visionari, per riveder le stelle…
E potremo con audacia ripensare l’uomo d’oggi, come uomo convergente più che assoluto accentratore, uomo solidale e appassionato, uomo differente più che disumano dominatore di razze, uomo liberante più che groviglio di ansie e di angosce, di egoismi e di arroganze, uomo vivente più che paurosamente travolto in vortici di attese vane e vuoti accadimenti.

Sullo sfondo è presente la figura reale di un Uomo, quello che è venuto dal Padre, da Betlemme, da tanto lontano: che invita a superare pigrizie, visioni conservatrici e oscure, a ripensare nuove figure di uomo, ad abbandonare abitudini dormienti, a rinunciare a convinzioni radicali personali, per ritrovare persone e terre vere, per rifare la faccia della terra e restituirla ai legittimi proprietari: ai miti, ai pacifici, ai poveri…

Affascinate, cieli, con la vostra purezza queste notti d’inverno
e siate perfetti!
Volate più vive nel buio di fuoco, silenziose meteore,
e sparite.
Tu, luna, sii lenta a tramontare,
questa è la tua pienezza!

Le quattro bianche strade se ne vanno in silenzio
verso i quattro lati dell’universo stellato.
Il tempo cade, come manna, agli angoli della terra invernale.

Noi siamo diventati più umili delle rocce,
più attenti delle pazienti colline.

Oh, versate, cieli il vostro buio e la vostra luce sulle nostre
solenni vallate:
e tu, viaggia come la Vergine gentile
verso il maestoso tramonto dei pianeti,
o bianca luna piena, silente come Betlemme!

Thomas Merton