Guariento Mario | DOMENICA 23.01.2022
Tutte le opere, i commenti, le riflessioni di Don Mario Guariento
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DOMENICA 23.01.2022

21 Gen DOMENICA 23.01.2022

Luca 4.14-21

L’eco della Parola che risuona nell’Assemblea ha questo compito: rendere pregnante ogni vita perché ciascuno possa partorire il Lògos nella vita di ogni giorno attraverso lo stile della testimonianza. Il vangelo di Lc è strutturato come un solenne, unico viaggio verso Gerusalemme. Il viaggio di Gesù non è dunque un viaggio storico, ma un viaggio come categoria della vita e della storia della salvezza: è l’uomo di Dio che intraprende il suo «esodo» attraversando da nord a sud tutto il territorio d’Israele per giungere alla mèta che è la città santa di Dio, Gerusalemme, dove si compie il destino dell’uomo e il disegno di Dio nella singolarità dell’uomo-Dio, Gesù di Nàzaret. Lungo questo viaggio Luca inserisce gli insegnamenti e le opere di Gesù: «quello che Gesù fece e insegnò». È necessario immergerci nella pienezza dello Spirito di Dio per abbeverarci alla sua Parola e costruire relazioni d’amore e non di odio, rapporti fecondi e non sterili. La novità assoluta di Gesù è il suo atteggiamento, apparentemente innocuo: legge, arrotola e consegna il rotolo all’inserviente. Un gesto con tre verbi che segnano una frattura con la tradizione religiosa del suo tempo. In sinagoga la lettura della Parola di Dio, specialmente della Toràh, è in posizione preminente, tanto che il lettore traduceva dall’ebraico in aramaico ed era obbligato a stare distante fisicamente dal testo per cui era costretto a tradurre a senso il brano che aveva ascoltato. Ciò era fatto per sottolineare anche visivamente la differenza tra il testo «sacro» che è solo l’ebraico e la traduzione che è sempre un’altra cosa. Aprì il rotolo della Verità, della Vita e rilesse la sua storia, e intravide la storia di ogni uomo. Gesù «chiude» il rotolo e lo consegna. Poi guarda l’assemblea davanti a sé e parla, tramandando la Parola che ha letto e che si è depositata nella sua vita, nel suo cuore, nella sua prospettiva. Si potrebbe dire che egli opera il passaggio dalla Parola alla Vita. La Parola di Dio non è fine a se stessa, ma è finalizzata alla vita e al suo compimento: essa che esprime la persona di Dio deve incarnarsi nella persona di ciascuno di noi e diventare alito, carne e sangue nostra, cioè essenza di vita. Gesù ha coscienza di relativizzare Dio stesso, esattamente come quando affermerà senza esitazione che «il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato». Leggere la Parola di Dio non ha l’obiettivo di formare un senso morale o di fortificare la dimensione religiosa, e nemmeno di alimentare la speranza nel senso profetico, che restano atteggiamenti importanti, ma ancora esterni e strumentali. Al contrario significa «comprendere» che «oggi e ora» il disegno del Padre che invia il Figlio che dona lo Spirito «si compie» per me, per noi, in modo definitivo. Leggere la Parola non significa guardare alla storia biblica passata e nemmeno guardare al futuro escatologico; significa scoprire «il Signore che viene dal santuario tessuto nel ventre umano di Maria di Nàzaret.

Gesù legge il profeta Isaìa ma ferma la sua lettura solo all’anno di grazia e subito arrotola il testo e passa all’omelia. Il testo di Isaìa è importante perché è un anticipo delle beatitudini che Gesù pronuncerà nel suo discorso programmatico. Per la prima volta, nella storia della salvezza, si proclama che Dio è un Padre che viene a cercare chi si trova in difficoltà. In queste parole pregustiamo già il sapore delle beatitudini e la loro logica di capovolgimento delle situazioni. Questo è il cristianesimo, questa è la fede in Gesù Cristo: custodire il bene dell’altro anche se questo ci chiede la trasgressione, annunciare il vangelo dell’anno di misericordia. Ciò è possibile perché «ora» nella vita e nell’umanità di Gesù si può «compiutamente e definitivamente» dire che l’umanità errante, ha finalmente raggiunto il suo riposo nell’incontro sponsale con Dio. La separazione avvenuta ora è risanata perché di nuovo Dio e la nuova umanità passeggiano insieme nel nuovo giardino dell’Eucaristia dove l’albero della vita e della conoscenza è la persona stessa del Verbo incarnato, il Vangelo che è Gesù Cristo, Pane spezzato e vino versato per chi è affamato e assetato di comunione nella conoscenza e nella misericordia. Egli rilesse il suo destino, la sua missione, le sue azioni salvifiche. E i poveri cominciarono a riprendere senso e significati, comprendendo il loro pieno abbandono nel Dio di misericordia e ricco di paternità. Così i prigionieri di ogni ingiustizia, di ogni violenza e sopraffazione, iniziarono ad intravedere, anche se ancora lontana, la liberazione. Altrettanto i ciechi, simbolo di ogni privazione, intravidero i primi sprazzi di luce, e per loro si riaccese la speranza. In questo modo prende inizio ogni nuovo anno, ogni svolta di una coscienza che si illumina e si rinnova, grazie all’annuncio di salvezza non solo sperata ma anche inaugurata e operata. Oggi si è compiuto quanto profetizzato.