Guariento Mario | DOMENICA 14.11.2021
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DOMENICA 14.11.2021

14 Nov DOMENICA 14.11.2021

Marco 13, 24-32

L’evangelista Marco, nel brano di oggi, vuole testimoniare al nostro cuore una grande speranza che genera uno stupore gioioso e insieme incredulità: la Storia e gli avvenimenti non dipendono dai capricci degli uomini o del caso perché l’una e gli altri sono il luogo privilegiato in cui Dio parla a chi ha orecchi capaci di ascolto. Noi non abbiamo la disponibilità del futuro la quale dipende da Dio e dalla nostra responsabilità che si concretizza nelle scelte e nelle non-scelte. La Storia ha un senso perché è la confluenza della Presenza di Dio e della libertà umana che si realizzano nella fatica, nella ricerca, nel confronto, nella pazienza e nella preghiera per illimpidirci sempre più lo sguardo per vedere meglio e discernere con sapienza.

Noi sappiamo che tutto ha un termine e tutte le cose finiranno. Anche noi. Ciò non ci sconvolge perché sappiamo che arriveremo a quel traguardo camminando sui sentieri della nostra realizzazione alla costante ricerca della gioia e della felicità. Su questo cammino spesso troviamo ostacoli e inciampi a volte drammatici: viviamo dolori, sofferenze, separazioni, lacerazioni, morti. Sperimentiamo la frattura di relazioni affettive, eppure viviamo sapendo che neppure la morte è in grado di spezzarle del tutto: le incrina, non le spezza. Camminiamo verso la nostra morte consapevoli che moriremo come abbiamo vissuto, per questo viviamo la vita con impegno e amando, perché la morte sarà la testimonianza finale del nostro essere noi stessi.

La fine del mondo per ciascuno di noi accade ogni volta che non viviamo il comandamento dell’amore o lo tradiamo o lo inganniamo o lo mettiamo tra parentesi. Tutte le volte che noi non amiamo non solo siamo morti noi, ma muore il mondo intero. Ogni uomo aspira al quando e al dove, della sua liberazione, della fine della sua angoscia, del suo dolore; per appagare e dare senso alla sua ragione.

Ma ha anche appreso, dopo l’annuncio-certezza del Figlio dell’uomo, che l’ora è iscritta nelle palme delle mani del Padre. Sarà Lui pertanto a mostrare e schiudere quelle mani benedicenti, rassicuranti e liberanti: sarà l’ora di una visione reale, di tempi nuovi, di nuovi processi fondanti una nuova umanità. Delusioni che deviano, che annullano speranze, che bloccano maturazioni? Un Padre non bara, non spegne aspirazioni, non delude, aiuta invece a vivere, a crescere, a dare avvio ad una Storia nuova.

Egli si fa presente ai crocicchi dei percorsi della Storia, che giudica e rinnova, e intreccia nuovi percorsi, ove Egli stesso si implica e vi si complica, facendosi, con l’uomo, responsabile della storia stessa, destinandola alla risurrezione. Sono sfide umano-divine, fatte di complicità, di condivisione, di attese e di impegni per ricomporre frammenti dei momenti esplosivi e comporli purificati, in unità-armonia, e per garantire continuità di vita. E tutto accade in ogni generazione, ove Dio stesso si accosta, si introduce e vive nella storia degli uomini, per condividerne la crescita e aiutarla a dilatarsi e farla uscire da ghetti di individualismi e da sterili nazionalismi, offrendo a tutti motivi e opportunità di salvezza. Il sogno di Dio che vuole garantire a tutti liberazione, motivi di speranza, di vita nuova e di unità, troverà attuazione, grazie alla sua costante presenza e alla disponibilità dell’uomo.

Egli lo giura sulla sua parola: non si consumerà generazione, senza che le sue promesse si avverino. E noi abbiamo fondati motivi per credere e sperare in questo Padre, che all’ora mostrerà il Figlio dell’uomo, figlio della generazione prototipa, garanzia divina di salvezza.