Guariento Mario | DOMENICA 09.01.2022
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DOMENICA 09.01.2022

10 Gen DOMENICA 09.01.2022

Domenica del Battesimo di Gesù
Luca 3,13-17                                                              

A partire dal momento in cui Gesù fu battezzato da Giovanni, la vita di Gesù è cambiata completamente. Fino ad allora Gesù era stato un contadino galileo, sconosciuto, che era passato inosservato persino ai conterranei del suo popolo. Questo è stato evidente nella prima visita fatta da Gesù alla sua famiglia ed ai suoi conterranei dopo il battesimo. La sua vita è stata tutta vissuta nel segno della contraddizione e contro tutte le convenzioni della sua epoca. Fu un oppositore di tutto ciò che pretendeva di essere un «assoluto»: la religione, il potere economico-politico, le tradizioni e la cultura imperante. Fu un innovatore che seppe guardare in avanti e spinse i suoi discepoli a rischiare in proprio andando ad incontrare gli uomini nel loro stesso terreno: la vita vissuta nelle strade della storia. Il battesimo di Gesù rientra in questa categoria: un atto rivoluzionario dirompente che rompe gli schemi dello stesso concetto di divinità.  Gesù si è collocato tra i peccatori che avevano bisogno di conversione perché si è identificato con il popolo, con “i pubblicani e le prostitute”. E così, identificato con i più disprezzati e a partire dalla loro situazione, Gesù ha vissuto la profonda esperienza del Padre, che lo ha chiamato suo “Figlio prediletto”. Gesù ha visto che in lui si compiva la promessa annunciata da Isaia: il Padre lo aveva inviato con la forza dello Spirito a “proclamare il tempo della misericordia. Ed a questo si è dedicato completamente. Celebrando il Battesimo del Signore, vogliamo    essere noi a «confessare» che Gesù Cristo è Signore. Per questo invochiamo lo Spirito che ha aperto i cieli e ha rivelato il volto umano di Dio nel volto di Gesù di Nàzaret perché nessuno può dire che «Gesù è Signore se non nello Spirito Santo». A noi non resta che immergerci nella Parola e lasciarci dominare da essa, facendola danzare nel nostro cuore con la forza e il sostegno dello Spirito Santo che invochiamo su di noi e sul mondo intero. Un evento così importante e controverso nella vita del Signore «accade» perché chiunque tra i peccatori voltandosi indietro, possa vedere in fila con lui anche il Figlio di Dio, il Santo d’Israele che, ultimo, chiude la fila dei peccatori che egli è venuto a chiamare a a fare comunione d’amore con lui e con il Padre. Lo Spirito inaugura i tempi messianici delle nuove nozze tra Dio e il suo popolo, simboleggiato nella colomba come nel Cantico dei cantici: Dio-Sposo invita Israele/sposa a celebrare le nuove nozze nell’umanità di Gesù (Cantico 1,15; 2,14; 4,1; 5,2; 6,9). La presenza della colomba nel Giordano significa che, con Gesù, Dio ha finalmente trovato la sposa perduta ( Os 1-3) e le nozze possono essere celebrate. Celebrare l’Eucaristia significa lasciarci mettere al dito l’anello sponsale che ci include per sempre nella storia di Dio che diventa così anche la nostra. Nel Giordano con Gesù anche noi siamo battezzati «figli di Dio» e ora qui, alle sorgenti di questo altare, da cui scorre il fiume della vita e della grazia, noi prendiamo coscienza del dono che abbiamo ricevuto: figli del popolo-sposa, battezzato nella misericordia, che diventa amore nuziale di alleanza senza fine. L’alleanza dell’amore.

Noi siamo battezzati secondo questo Spirito. Non è facile vivere con questa tensione. Il bisogno di riposarci sulle sicurezze è una delle definizioni della nostra miseria sostanziale. Avere delle sicurezze! Potremmo essere poveri di denaro, poveri di salute ma non vorremmo mai esser poveri di sicurezza. Invece la povertà più vera è la povertà di sicurezza. Solo allora ci affidiamo veramente alla potenza dello Spirito. Questa è la buona notizia, destinata ai poveri che non hanno nessuna sicurezza. Sento che il Regno di Dio passa da lì, e che noi siamo in qualche modo lambiti dalla luce di questo Regno nel momento in cui siamo poveri, incapaci, in cui ci sentiamo al limite della disperazione, in cui siamo come il Cristo nel Getsemani, nel momento in cui gli uomini fanno il calcolo delle forze per lottare. E allora preghiamo: aspetta, eterno Amore, tu sai già che io vengo perché non sono capace di stare sulla scena dove qualcuno recita qualcosa senza guardarti. Sai già che la mia unica appassionata corsa l’ho imparata in quell’alba quando nascendo ho visto che tu eri il mio orizzonte e non ho più potuto frantumare quel tuo sorriso avvolgente. Aspetta, mio unico sussurro in cui tutto appare. Verrò a tacere, a guardare il tuo volto mite, verrò per chiamarti Padre e il tuo sguardo fulgido appassionatamente adorerò dall’infinito mio nulla.