Guariento Mario | DODICESIMO PENSIERO FOLLE IN LIBERTA’
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DODICESIMO PENSIERO FOLLE IN LIBERTA’

03 Nov DODICESIMO PENSIERO FOLLE IN LIBERTA’

La Povertà è un grande Splendore venuto da Dentro.                                                                                    

In questo mondo mosso dal denaro in maniera così evidente, indubbiamente non è neppure più possibile a qualcuno essere povero alla maniera di Francesco d’Assisi. Entrerebbe a far parte dello spettacolare e verrebbe sfruttato immediatamente dagli audio-visivi… Imitare i gesti del povero è cosa vana. La povertà non può essere che creazione nuova. Dev’essere partorita dal fondo dell’anima. Avanzare seza turbamento nel gran sole della morte, attraverso la passione degli uomini. Accettare gioiosamente il mondo senza lasciarsi irretire dai suoi valori.
L’« incontro » di Dio è, per eccellenza, segno di ricchezza. Al contrario, si tratta di mettersi in cammino per percorrere la strada che ci separa. E se, sotto i nostri piedi, c’è soltanto un abisso, gridare o tacere, dal profondo. Invitare qualcuno alla rinuncia, allorché il sacrificio non riguarda il bene del prossimo, significa rendersi complici di un’impostura. Dio non ha bisogno di sacrifici; gli uomini si: sono i soli che riescano graditi a Dio. Ci sono già guai a sufficienza, che si presentano quando è la loro ora.                                                     

Ci sarebbe l’amore oblativo che è proprio della persona, l’amore possessivo, accaparratore che è caratteristico di questo sporco individuo, l’eros e l’agape. Non è facile dimenticare tante idee ereditate, l’ideale pericoloso che ci fa inseguire il fantasma di ciò che dovrebbe essere invece di essere presentIia ciò che è, e ci rende degli evasi. Ogni ammonimento: non fare agli altri.., il ricorso alle proibizioni e ai tabù, tutto ciò è inutile, finché non viene percepito il legame tra l’altro e me: Non ti fare del male a te stesso. Risparmiate il vostro amore, specialmente se è oblativo. Non incatenatemi con legami di miele. Non mi piace questo genere di umiltà. Piuttosto un amore rapace, di che ferirsi. Può darsi che una sassaia germogli dentro, pura come la pietra
Non venitemi a parlare del vostro amore per l’umanità. È Vostra droga.
Non si ama per dovere.
Non si ama nè al passato né al futuro.
L’amore o è nuovo o non è amore.
Fuori di ogni sicurezza.
Certo, ci viene richiesto di realizzare l’Unità che è il segno di Gesù (Gv 13, 34). Si tratta, precisamente, di un comandamento ma all’interno dell’amore. Non ci viene mai chiesto di sostituire la realtà dell’amore con le idee o con le parole.
Dal bisogo al desiderio, dal desiderio all’amore, dall’amore alla dimenticanza.
L’amore inizia col devastare, apre sull’assoluto, anche se sono pochi quelli che se ne accorgono. Impossibile catturarlo. Arriva. Allora crea la propria esigenza e la propria sapienza corazzata
Se chiamiamo amore quello che è solo gioco del desiderio, del piacere e dell’abitudine, se non esiste il distacco, ossia se la morte sovrana non è presente-assente in qualche maniera nell’istante, non c’è gioia.
Il desiderio va ben oltre se stesso. Peccare significa fermarsi deliberatamente per strada rifiutando la gioia che libera da sé.
Cosa fare, nel bel mezzo delle nostre esistenze ingarbugliate? Niente; lasciar fare all’amore. Diventare suo complice, nella felicità o nella pena. Mettersi al secondo posto. Amare senza speranza del contraccambio. Ogni ferita può diventare gioia forte, fin da oggi.
Pregare significa partire, amare, scrivere, dipingere, morire ad ogni istante.                              

Porsi la domanda se si deve pregare oggi sta a dimostrare che si continua a parlare dall’interno dell’ideologia. Non si deve. La preghiera sale dal cuore della vita.
È una cosa che può succedere. La preghiera un giorno si mette a invadere l’esistenza. Spesso pregare a volte non è altro che autosuggestione, messa in moto con delle parole. Probabilmente non si deve abbandonare troppo in fretta l’universo delle parole. Servirsi piuttosto delle parole contro le parole, smascherare il compiacimento e la menzogna, rendersi conto che ci si serve di Dio come di un utensile. Pregare è un combattimento.             

Le masse inquadrate non hanno mai vissuto nient’altro che una religione con un miscuglio di superstizioni e di magia. Adesso che queste masse, svincolate dalle pressioni religiose, sganciate dalle pratiche, ossessionate dal livello di vita, sono afferrate dai riti e dalle mitologie dell’audiovisivo, gli amalgami risultano meno facili. Dal punto di vista della morale sociale, è possibile che si tratti di uno scadimento. In una prospettiva cristiana, si tratta di un progresso: lo svelarsi della verità secondo cui soltanto un piccolo numero viveva la fede nella sua verità. Muovere alla Chiesa il rimprovero di lasciarsi espellere dalle sue posizioni non è altro che un voler mantenere un’illusione.

La Chiesa si è occupata troppo di se stessa, del proprio ordine e dell’immagine che ne offriva, interessandosi a ciò che non era per lei assolutamente essenziale. Ciò che essa ha contribuito, in maniera diretta o indiretta, a rivelare al mondo, è entrato ormai nel patrimonio umano. Dopo tutto, ha un’importanza relativa che si voglia dimenticare la fonte. Importante è mantenerla viva e creatrice, anche quando è nascosta sotto le macerie. Non c’è da stupirsi che alcuni discepoli, in ogni parte del mondo, diano l’impressione di non occuparsi più della Chiesa ma della miseria e della libertà degli uomini. Ogni fraternità reale contribuisce ad allargare la Comunione cristiana.
Quando si ostina, sotto la spinta di antichi riflessi, a voler agire direttamente sulle società invece di consacrarsi totalmente all’animazione spirituale dei suoi figli, ecco che il suo linguaggio non può essere che fiacco e perentorio a un tempo. Per fortuna non possiede né i mezzi né il cinismo necessario per entrare nelle false battaglie dell’audio-visivo…
Dal momento che l’intenzione palese di Gesù, rivelata dai testi, fu di ricondurre ogni uomo al proprio centro, mi sembra che la missione principale del cristianesimo consista nello strappare gli uomini soggiogati del nostro tempo, offrendo uno spazio spirituale. Tutto il resto è insignificante. Quando i discepoli, liberati dalle loro rappresentazioni e dalla loro ingenua pretesa di mescolare i propri criteri rimasticati nei vari simposi, seminari o sinodi, con le sottigliezze intese a salvare la faccia e il marchio di autenticità, saranno finalmente disillusi, allora la loro parola riuscirà a emergere.