05 Nov DOMENICA 07.11.2021
La nostra vita è organizzata in modo che tutti corrano per arrivare nel cerchio dei privilegiati, di quelli che contano. Fin da piccoli ci insegnano a sognare questa possibilità e in questa corsa ci dimentichiamo che la gran parte non riesce. Ci sono bambini, magari splendidi che non si sa perché ci siano, destinati a morire fra poco, abbandonati da tutti.
Questo spreco pone problemi alla coscienza cristiana. Perché questa vita non è mai lambita da uno sguardo? «Lo sguardo, come diceva Italo Mancini, è tutto». Lo sguardo è ciò che si posa su di noi gratificandoci di un’attenzione, di una premura, come dicesse: vivi perché mi sei caro. Lo sguardo è un invisibile dono e chi ha su di sé questi sguardi premurosi sa che la sua vita ha un senso al di fuori della competizione. Quando una persona vive sapendo che la sua vita è preziosa per qualcuno, ha già in sé un tepore, sente che i giorni sono pieni di significato. Se si spegne quello sguardo si spegne tutto. Lo sguardo che qui preme non è quello del funzionario o dell’addetto pubblico, è lo sguardo di amore. Quanti ne sono privi! Allora io penso allo sguardo di Gesù, come lo sguardo di Dio che passa. Aver fede significa che su ogni creatura c’è quello sguardo che è come un’ala che ci copre, è una paternità che si diffonde come una atmosfera invisibile che circonda le creature insignificanti: se non ci fosse questo, tutto sarebbe un’assurda macchina per creare infelicità. Lo sguardo di Gesù ha insieme una benedizione e un giudizio. Penso a tutti coloro, che sono miliardi, per i quali manca una premura e non solo materiale ma anche spirituale, affettiva: so che non è vero che nessuno li ama! L’occhio di Dio si posa su queste creature. La vedova che ha gettato tutto quello che aveva nel tesoro indica dov’ è la vera grandezza. Beati i poveri. I poveri, nel significato evangelico, sono coloro che preferiscono il dono, che danno prevalenza al dare, non all’avere. E ci sono poveri che vivono cosi. Pare impossibile, ma è così. La memoria di molti di noi ha la possibilità, sfogliando il libro del passato, di ricordare persone semplici, umili che hanno vissuto così: consumando la vita nel dono. Di fronte a questo sguardo radicale, che è lo sguardo di Dio, anche le differenze fra quelli che credono e quelli che non credono, quelli cristiani e quelli non cristiani, scompare perché quel che conta è il modo di esistere. Qui davvero la libertà di fondo, misteriosa, che è il segno della grandezza e della tribolazione umana, è al suo momento sorgivo. Chi è dalla parte della predilezione di Dio? Chi lo può dire? Nessuno! Però dobbiamo credere che c’è un volto della storia che non appare, che la storia vera è una storia del profondo, conosciuto solo dal Signore e anche da noi per opzione personale, per partecipazione. Tutti dobbiamo ritrovare l’essenza della vita, il luccichio del granello d’oro dentro la massa delle stoltezze. A questo dobbiamo fissare lo sguardo e quando ci lambisce il senso della solitudine, della indifferenza degli altri dobbiamo qui ritrovare la ragione della speranza. C’è sempre uno sguardo su di noi. Mentre lo dico, penso anche a tante persone che se non ci fosse questo sguardo cadrebbero nel non essere, nel buco nero del non esistere e invece sopravvivono. Qualcuno dirà: è un’illusione! Certo, la ragione nichilistica ha dalla parte sua infiniti argomenti, tuttavia le manca l’ultimo perché il senso unico delle cose nessuno lo ha mai visto, noi lo affermiamo per fede e non per forza di ragionamento. Per fede noi crediamo a questo sguardo e ci sembra, appena lo diciamo, di averne come la riprova. Siamo così gratificati dall’improvvisa apparizione alla nostra memoria di innumerevoli casi in cui questo si è verificato! Siccome tutti noi portiamo in noi stessi la condizione di estrema povertà, perché tutti noi siamo avviati all’atto ultimo di solitudine in cui è decisivo che uno sguardo sia su di noi, raccogliamoci in questa nostra povertà per ritrovare il senso del nostro vivere e l’occhio giusto per guardare il mondo. Per i poveri, per le vedove misere, per i figli di Dio sono ideati i posti della predilezione divina, cioè dell’amore paterno, del ricordo costante, della vicinanza e della condivisione della sofferenza per il passo incerto, per i dubbi sull’esistenza e sul futuro, per la vita precaria, per le ingiustizie loro inflitte.
Una volta, un monaco mentre era in viaggio trovò una pietra preziosa e la prese con sé. Un giorno incontra un viaggiatore e, quando aprì la borsa per condividere con lui le sue provviste, il viaggiatore vide la pietra e gliela chiese. Il monaco gliela diede immediatamente. Il viaggiatore partì, pieno di gioia per l’inaspettato dono della pietra preziosa che sarebbe stata sufficiente a garantirgli il benessere e la sicurezza per il resto della vita. Ma pochi giorni dopo tornò indietro alla ricerca del monaco e, trovatolo, gli restituì la pietra dicendogli: Ora dammi qualcosa di più prezioso di questa pietra, qualcosa di pari valore. Dammi ciò che ti ha reso capace di donarmela.