Guariento Mario | INTRODUZIONE AL PADRE NOSTRO
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INTRODUZIONE AL PADRE NOSTRO

03 Set INTRODUZIONE AL PADRE NOSTRO

Il Padre nostro è una preghiera essenziale, senza alcuna retorica, senza una parola di troppo. Nulla è casuale, e ogni particolare ha un suo significato. Ed è una preghiera precisa, con la sua speci­fica verità, non una formula generica adatta per tutte le circostanze.

Si può leggere il Padre nostro per diversi scopi. Il nostro è duplice: ritrovare la sua originaria verità e – insieme – la profonda serietà dell’esistenza cristiana.
Le due cose van­no di pari passo.

Ha ragione R. Schnackenburg di avvertirci che si può recitare il Padre nostro come se fosse «una moneta con­sunta» che si spende automaticamente senza neppure guardarla. E difatti il rischio di dissolvere il Padre nostro in una formula di preghiera rarefatta, stereotipa, utile per ogni occasione, è sempre in agguato .

E chi potrà recitare veramente la preghiera del Si­gnore? Certo soltanto colui che abbia fatto intimamente proprie le ri­chieste centrali di Gesù, che abbia udito in precedenza l’annuncio di Gesù e ne sia stato preso a tal punto, che ora è questo a determinare il suo pensiero e i suoi desideri.

Potranno ancora pregare soltanto coloro che si sforzano di attuare una vita sull’ esempio di quella dei primi apostoli alla sequela di Gesù, che dunque, scelgono la sola cosa necessaria: ascoltano la parola del Signore e non le antepongono nulla. Infatti quando Gesù ci insegna come e per che co­sa dobbiamo pregare, allo stesso tempo egli ci dice anche come dobbia­mo essere e vivere per poter pregare in quel modo. Così la scuola di preghiera di Gesù presuppone la sua scuola di vita: soltanto istruiti da Gesù stesso si può pregare così e comprendere questa preghiera.Se dunque, intendiamo sapere i veri desideri e le ultime intenzioni di Gesù, la cosa migliore è interrogare la sua preghiera: essa ci rivelerà di più del suo annuncio stesso. Ma se vogliamo imparare dalla preghiera di Gesù, ci si offrono non soltanto le sue poche e brevi invocazioni, ma soprattutto la sua indicazione centrale di preghiera: il Padre nostro.

Che cosa importava realmente a Gesù, che cosa in definitiva deter­minava il suo agire, e quindi i suoi più intimi desideri, è stato qui mes­so in parole nel modo più valido, con una tale limitazione all’essenziale, che ne deriva, luminosa, una semplicità insuperabile.

Già Tertulliano ha chiamato la preghiera del Signore un «breviarium totius evangelii» (una sintesi di tutto il Vangelo). Chi comprendesse esatta­mente la preghiera del Signore, avrebbe con ciò stesso colto anche l’an­nuncio di Gesù nel suo «centro», e di lì nella sua struttura, e infine poi nella sua inconfondibile peculiarità. In definitiva dunque non sarà l’esegeta, ma chi recita il Padre nostro a trovare la chiave dell’annuncio di Gesù. Solo alla scuola di preghiera di Gesù si possono ascoltare con buoni risultati le direttive del Cristo. In questo modo, una spiegazione del Padre nostro dà qualcosa di più che una chiarificazione di questa preghiera: essa mette per così dire a nudo l’anima dell’ annuncio di Ge­sù.

Per ritrovare la verità del Padre nostro è importante soprattutto ricostruire il suo triplice ambiente:

quello dei discepoli al seguito di Gesù;
quello delle prime co­munità postpasquali;
quello del discepolo oggi.
La do­manda essenziale è: riesce il Padre nostro a restare iden­tico attraverso la diversità dei tre passaggi indicati? È possibile recitarlo oggi senza diminuire la forza e la in­tensità della sua verità originaria?

Lo stretto legame che intercorre tra il Padre nostro e Gesù ci suggerisce una sorta di lettura circolare: da Gesù al Padre nostro e dal Padre nostro a Gesù.

Il Padre” no­stro è una chiave insostituibile per comprendere Gesù: infatti, i suoi pensieri sono qui condensati in uno spazio sorprendentemente breve. Analogamente la vita di Gesù è indispensabile per comprendere il Padre nostro.

Ma il rapporto circolare fra il Padre nostro e Gesù non è sufficiente per una lettura cristiana. E necessario tener conto del rapporto che lega il Padre nostro all’esperien­za cristiana, di ieri e di oggi.

È vero che il Padre nostro «non lascia trasparire alcuna riflessione postpasquale»; tuttavia sono postpasquali i vangeli in cui è inserito e i primi cristiani che lo hanno recitato e trasmesso, convin­ti di comprenderlo, non di tradirlo. Non si può non considerare questa convinzione che risale alle origini.

Il nuovo testamento ci ha tramandato la preghiera del Padre nostro in due versioni: in una forma abbreviata in Lc 11, 2-4, ed in una più am­pia in Mt 6, 9-11. Quest’ultima è passata nell’uso della chiesa. Que­sta duplice e differente tradizione può in un primo momento sconcer­tare chi prega, ed a cui la versione ben nota è diventata cara e preziosa.

La versione abbreviata di Luca sembra essere il torso amputato di una statua antica, ma è lapidaria, anzi mo­numentale. Proprio in questa versione si può cogliere nel modo più evidente l’intima compattezza e la struttura logica. D’altra parte ci atterremo per lo più al consueto testo di Matteo.

Proprio la versione abbreviata di Luca, diventata a noi meno «abituale» e meno «comune» ci potrà rendere un buon ser­vizio per prestare orecchio in modo nuovo all’intima struttura di que­sta preghiera e di tutte le preghiere, avvertendone la logica interna. Al suono usuale sono collegati pensieri a noi anche troppo usuali, che in gran parte saranno i nostri propri pensieri, ma che si sovrappongono al senso genuino inteso da Gesù.

Se poi accettiamo anche che la preghie­ra del Padre ci sia detta e spiegata in una traduzione dal suono un po’ estraneo, forse anche questo ci può servire a risentire come nuovo il suo significato originario.