Guariento Mario | Domenica Ventinovesima Matteo 22. 15-21
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Domenica Ventinovesima Matteo 22. 15-21

16 Ott Domenica Ventinovesima Matteo 22. 15-21

La  questione posta a Gesù è insidiosa. I rabbini si ponevano spesso la domanda: in coscienza, davanti a Dio, è lecito pagare il tributo a Cesare? Gli zeloti si facevano un dovere religioso di non sottomettersi, mentre gli erodiani appoggiavano il potere dei Romani e i farisei si adattavano purché venisse garantita la loro libertà. Le reali opinioni di questi rappresentanti ora contano poco, poiché la loro unica preoccupazione è quella di insidiare Gesù.

Ma Gesù, con sapienza, sposta il problema secondo un simbolismo che i suoi lettori conoscevano bene: la moneta imperiale porta l’effigie di Cesare e fa con l’immagine di Cesare una sola cosa. La moneta dunque è il simbolo di un culto, narra una filosofia, il senso della vita che si fonda sul potere della ricchezza. A Gesù non interessa se il pagare il tributo è giusto o no, vuole invece farci prendere consapevolezza di chi siamo.

Noi siamo l’immagine di Dio, pertanto siamo invitati a restituire a Dio la sua immagine che siamo noi. A Cesare possiamo dare il denaro ma a Do aspetta la nostra libertà, il nostro amore, il nostro cuore, la nostra filiale fiducia. Gesù svela la presenza di Dio nell’uomo e l’uomo a se stesso.

L’uomo è il soffio di Dio, la sua presenza che illumina, a noi lasciarla cantare, prestarle il cuore, la bocca, il fiato per collaborare a svegliare il mondo dal sonno, farlo respirare in spirito e verità prima che il pensiero e le strutture culturali ci portino alla caduta nel nulla, essere prigionieri della idolatria del denaro.

Gesù riafferma fortemente come l’uomo sia stato creato per divenire Dio, per portare la sua natura e tutta la creazione alla perfezione ultima. Come ci insegna tutta la tradizione mistica, siamo fatti per essere Dio. La divinizzazione dell’uomo è fatta per scoprire Dio dentro di noi e viverlo nella comunione con Dio e tra di noi. L’uomo diventa così il termine dell’infinito amore di Dio.

Oggi soprattutto è necessario non perdere la memoria che siamo immagine di Dio: questa umanità è costruita da uomini e donne che hanno la chiarissima consapevolezza che tutto è di Dio, ed è affidato alle nostre mani, non per essere centrati sul nostro ego, sul potere dato dalla ricchezza, ma perché portiamo frutti abbondanti d’amore, di giustizia, di pace e riconoscimento del volto dell’altro.

E un invito a nozze per tutti, è un invito bellissimo a vivere sotto la protezione e la paternità di Dio, guidati dai valori e dalla sapienza narrata a noi nell’evangelo di Gesù.