09 Ott Domenica ventottesima. Matteo22. 1-14
Dio sta preparando una festa finale per tutti i suoi figli, poiché vuole vedere tutti seduti, insieme a lui, intorno a una stessa tavola, a godere per sempre di una vita piena.
Dio non esclude nessuno. La sua unica aspirazione è che la storia umana termini in una festa gioiosa. Il suo unico desiderio è che la sala spaziosa del banchetto si riempia di invitati. Tutto è già pronto. Nessuno può impedire a Dio di fare giungere a tutti il suo invito.
La parabola di Gesù è di piena attualità. L’invito alla festa dell’amore e della fraternità continua a farsi ascoltare nel cuore di ogni essere umano; ma i convitati non vi fanno caso. Sono occupati con i loro campi, i loro affari… Continueremo a fuggire da noi stessi, perdendoci in mille forme di evasione, cercando di dimenticare Dio ed evitando accuratamente di prendere sul serio la vita. Il nostro maggiore equivoco può essere il fatto di non ascoltare per leggerezza la chiamata di Dio, andandocene ciascuno ai « nostri campi e i nostri affari». Continueremo a fuggire da noi stessi, perdendoci in mille forme di evasione, cercando di dimenticare Dio ed evitando accuratamente di prendere sul serio la vita.
Forse uno dei compiti più importanti delle Comunità oggi è quello di creare spazi e facilitare esperienze dove le persone possano ascoltare in modo semplice, trasparente e gioioso l’invito di Dio proclamato nel vangelo di Gesù.
Nella parabola di Matteo, quando coloro che hanno campi e affari rifiutano l’invito, il re dice ai suoi servi: «Andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze». L’ordine è inaudito, ma riflette quello che sente Gesù. Nonostante tanto rifiuto e disprezzo, ci sarà una festa. Dio non è cambiato. Bisogna continuare a invitare.
Ma ora è meglio andare ai «crocicchi delle strade» dove transitano tante persone di passaggio, senza campi nè affari, che nessuno ha mai invitato a una festa. Sono loro a poter comprendere meglio di tutti l’invito. Loro possono ricordarci la necessità estrema che abbiamo di Dio. Possono insegnarci la speranza.
ll vivo palpito del mio cuore
non vuole morire di silenzio,
restami accanto
intima oasi ove sostare all’ombra
e immemore del tempo
riposare.