Guariento Mario | MEDITAZIONE
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MEDITAZIONE

07 Set MEDITAZIONE

Meditazione

Di fronte allo Spirito Santo la teologia si trova in una tensione lacerante: di lui, diceva Barth, è «impossibile parlare, impossibile tacere» (L’epistola ai Romani, Milano 1974). Impossibile parlare: egli non è da porsi tra gli oggetti sui quali l’uomo apre un’inchiesta, e sta lì a ricordarci più imperiosamente che Dio è mistero. Al riguardo la parola di Dio è di una chiarezza amara: «l’uomo naturale non comprende le cose dello Spirito di Dio» (1 Cor 2, 14). In questo richiamo severo l’esperienza mistica e la teologia apofatica hanno un’indicazione sensibilissima: “all’Ineffabile, dice san Tommaso, l’uomo deve il «casto silenzio» dell’adorazione.

L’invio dello Spirito Santo a Pentecoste dà origine ad alcune novità di grande ri­lievo. Col mi­stero pasquale si è verificato un capovolgimento: il Cristo, divenuto Signore e asceso alla destra del Padre nella gloria, è uscito dalla storia e dal tempo degli uomini, lo Spirito Santo invece è disceso ed ha assunto, con modalità diversa, la dimensione storica, che prima era del Cristo.

La teologia contemporanea, per esprimere la situazione storico-esistenziale assunta dallo Spirito Santo dopo l’evento pasquale di Cristo, ama usare il termine «temporalizzazione», con questo vuole dire che, con l’invio a Pentecoste, tra lo Spirito e il tempo degli uomini è sorto un vincolo indisso­lubile, tanto che lo Spirito si è appropriato del tempo e ne ha fatto la sua nuova dimora, da cui non potrà più dipartirsene, finché non avrà portato a compimento l’opera della salvezza attuata da Cristo. L’invio lo ha consegnato al tempo degli uomini, per dimorarvi permanente ed riempirlo del kairós salvifico.

Lo Spirito Santo è il dono che Dio nella sua amorevole gratuità ha sta­bilito per noi fin dall’eternità quale fonte e sorgente di tutti i doni e beni spirituali.
Nel simbolo della nostra fede c’è un articolo con il quale non esprimiamo la nostra fede personale nello Spirito Santo come Signore: «credo nello Spirito Santo che è Si­gnore».

Cosa significhi confessare, procla­mare che lo Spirito Santo è Signore, lo possiamo ricavare da senso che la  Bibbia at­tribuisce a questo nome.  “Signore” nel linguaggio biblico sta per kyrios, che è un ti­tolo che appartiene soltanto a Dio, per cui confessare lo Spirito Santo come Signore, significa riconoscere e proclamare che egli è Dio. Inoltre il cristiano, confessandolo con tale appellativo vuole rico­noscerlo come suo Signore, dichiarare ed esprime la sua totale appartenenza a lui e disponibilità alla sua azione in lui. Vuole esprimere altresì un atteggiamento di ascolto e di assoluta docilità.

Partendo da ciò vogliamo tracciare un iti­nerario di vita per il cristiano. Lo  Spirito Santo è definito e chiamato dai mistici e dagli autori spirituali “dono, amore, comunione, bacio, carezza, gratuità, trascendimento”.
Prendere lo Spirito Santo a modello della persona umana significa anzitutto sotto­porre questa a un continuo processo di revisione e di conversione, perché l’egoismo è sempre in agguato e perennemente insidioso. Secondo  un recente teologo dello Spi­rito Santo: «il modello pneumatologico dell’essere persona, rivela che l’essere persona comporta essenzialmente anche la capacità di tirarsi indietro e di fare-spazio-all’altro».
Con questa espressione si vuole evidenziare non una espropriazione o una perdita di sé ma una vera autorealizzazione di sé.  «Non l’autoaffermazione proponente dell’individuo separato e sepa­rantesi dall’altro, bensì il lasciarsi-utilizzare e il permettere-che-altri-dispongano-di­ sé, in spirito di apertura, col pericolo di riportarne delle ferite, in atteg­giamento di mettere il proprio sé nelle mani dell’altro per poi riceverlo da lui, contraddistingue l’immagine ideale della persona umana».

Da ciò, la vera immagine e ideale è la persona dello Spirito San­to.
Alla luce di essa vanno compresi, interpretati e risolti i concetti di responsabilità e di libertà.  E tutto questo è quanto mai opportuno nel momento in cui si cerca di considerare e di contrapporre i concetti di libertà e di responsabilità al concetto di solida­rietà.
Quando invece, nel linguaggio biblico essi si comprendono e si compenetrano a vicenda. infatti, considerando l’ideale cristiano, e dell’uomo in quanto tale, se c’è una cosa da escludere in modo categorico è l’isolamento, e ciò che invece va fortemente perseguito è la pericorèsi cioè la circolarità, la comunione, la comunicazione, l’aprir­si all’altro, il dire e dare sé all’altro.

Alla luce del messaggio evangelico, l’esistenza del cristiano acquista il significato di «pro-esistenza», cioè di un’esistenza per l’altro più che per se stesso.  Questo è il vero anzi l’unico modo di diventare cristiano, o di diventare uomo. Al contrario, in­vece, se l’uomo si chiude in se stesso, non si costruisce in quanto uomo, non riempie di vero significato la propria esistenza, anzi si avvilisce, ricade su se stesso, e in se stesso ri-muore.
Questa è la lezione che viene dallo Spirito e da tutti coloro che hanno fatto proprio l’insegnamento del vangelo; cioè coloro che hanno imparato a perdere la propria vita in favore degli altri: se si vuole trovare la propria vita, dice il Signore, bisogna per­derla per il regno, cioè per la salvezza dei fratelli.

Tale e tanta è la fondamentalità e l’essenzialità della «comunione» (cioè della re­lazione, della comunicazione, del riferimento all’altro), che può essere identificata con la salvezza dell’uomo: l’uomo cioè si salva, si realizza pienamente, soltanto nella comunione.   Conosciamo la formula trinitaria con cui Paolo salu­tava i cristiani di Corinto: 2Cor 13,13 «la grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi».
Dalla parola rivelata ap­pare chiaramente che la «comunione» viene riferita direttamente allo Spirito Santo, in quanto è lo Spirito di comunione del Padre verso il Figlio e dei Figlio verso il Padre; è l ‘amore che il Padre spira verso il Figlio e del Figlio verso il Padre. Es­sendo, quindi, per natura lo Spirito di comunione, Egli è donatore e creatore di co­munione. La stessa realtà troviamo nella lettera agli Efesini, dove Paolo con forte determinazione raccomanda e supplica di fare del tutto, di adoperarsi in ogni modo, di escogitare ogni via pur «di conservare l’unità dello Spirito», di conservare cioè il dono dell’unità scaturito e prodotto dallo Spirito (Ef 4,3).  Lo Spirito Santo è Spi­rito di comunione, per cui a lui proprio spetta e va attribuito tutto quello che fa riferimento all’amore, alla carità, all’unità, alla con­divisione, alla solidarietà, alla gratuità, alla tenerezza.

Nella contemplazione della presenza dello Spirito in noi e della sua azione di santificazione siamo chiamati pertanto a rendere la nostra vita cristiana sempre più luogo di comunione nella misericordia, nella tenerezza e nel dono gratuito di sé.