Guariento Mario | Domenica Ventisettesima. Matteo 21, 33-43
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Domenica Ventisettesima. Matteo 21, 33-43

18 Set Domenica Ventisettesima. Matteo 21, 33-43

I protagonisti di maggiore rilievo sono, indubbiamente, i contadini incaricati di lavorare la vigna. Non sono affatto simili al padrone che cura la vigna con sollecitudine e amore perché non le manchi nulla. Non accettano l’uomo a cui appartiene la vigna. Vogliono essere loro gli unici padroni. Uno dopo l’altro eliminano i servi che egli invia loro con incredibile pazienza. Non rispettano neanche suo figlio. Quando arriva, lo «cacciano fuori dalla vigna» e lo uccidono. La loro unica ossessione è quella di avere la sua eredità. E’ assurdo e paradossale, uccidere proprio chi ti ha consegnato se stesso perché tu conosca il suo amore. L’amore è paradossale, si lascia uccidere perchè tu possa diventare proprietario della salvezza, di lui stesso. La parabola ci mostra chi è Dio, è l’amore, che dà la vita a chi gliela toglie, perdona chi lo ferisce, accoglie chi lo rifiuta. Portando le conseguenze dell’amore proprio lì sboccia la vita vera. In conclusione questa pagina del Vangelo ci trasmette la certezza che Dio, l’amore, la vita non si lasciano sorprendere dalla storia e il male non potrà avere la meglio su di loro, al contrario tutto male che viene gettato nell’amore serve all’amore come alimento per far crescere noi nella verità, nella carità, nella fedeltà. La sola possibile vittoria sulla vanità delle cose in questa terra è riuscire a morire e risorgere mentre si è ancora vivi. L’impegno di ogni discepolo del Signore è allora quello di non deludere le attese e speranze che il Signore ha posto nel nostro cuore e di non lasciare cadere per paura o per egoismo la domanda di collaborazione che egli fa alla nostra persona. Ogni discepolo per essere autentico, avere la capacità di maturare progetti di vita evangelica, è necessario coltivi in sé tre grandi atteggiamenti: l’atteggiamento del servitore diligente. Questo è proprio di chi si è impegnato con il Signore e con se stesso a vivere bene la preghiera, l’ascolto, il silenzio e vive con equilibrio le sue relazioni anche quando non ricava gioia dalla sua diligenza. Per questo è necessario essere amante della essenzialità.

Il secondo atteggiamento è quello dell’amico fedele.  E’ l’atteggiamento di colui che cerca di entrare nelle intenzioni del Signore e dice: Signore che cosa vuoi oggi da me? Questo atteggiamento ci mette sempre in una amorosa ricerca di disponibilità obbedienziale al Signore e di accoglienza amorosa dei fratelli. Il terzo atteggiamento e quello dell’innamorato estatico. Non possiamo ottenere con le sole nostre forze la crescita e la maturazione della vita cristiana e della fedeltà alla sua chiamata. Questo atteggiamento ci fa dimenticare le nostre stanchezze, le nostre fatiche e preoccupazioni per entrare nella gioia del Signore e soprattutto apre il nostro cuore alla totale accoglienza del suo amore.