Guariento Mario | Domenica Ventitreesima. Matteo 18, 15-20
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Domenica Ventitreesima. Matteo 18, 15-20

04 Set Domenica Ventitreesima. Matteo 18, 15-20

Stanchi dell’esperienza quotidiana, a volte nascono in noi domande inquietanti e cupe. Di frequente, quello che vediamo, ascoltiamo, respiriamo intorno a noi non ci aiuta a essere
migliori, non eleva il nostro spirito né ci incoraggia a essere più umani. D’altra parte, si direbbe che abbiamo perso la capacità di addentrarci nella nostra coscienza, scoprire il nostro peccato e rinnovare la nostra vita; l’entrare nel profondo del nostro essere con serenità e fiducia ci aiuta a fare un po’ di luce, e non ci possiamo negare questo gesto d’amore nei nostri confronti.
Non vogliamo disturbare la nostra tranquillità. Preferiamo continuare a non aprirci a nessuna chiamata, a non risvegliare nessuna responsabilità. Indifferenti a tutto ciò che possa interpellare la nostra vita, impegnati ad assicurare la nostra piccola felicità per le vie egoiste di sempre.
Come risvegliare in noi la chiamata al cambiamento? Come recuperare il desiderio di bontà, generosità o donazione di sé? Oggi più che mai dovremmo ascoltare la chiamata di Gesù e aiutarci a vicenda a essere migliori. Gesù ci invita ad agire con pazienza e senza precipitazione, accostandoci in modo personale e amichevole a chi sta agendo in maniera sbagliata. «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello». Spesso abbiamo bisogno di incontrare qualcuno che ci ami davvero, ci inviti a interrogarci e ci trasmetta un desiderio nuovo di verità e generosità.
Forse ciò che più cambia molte persone non sono le grandi idee né i bei pensieri, ma l’incontro con qualcuno che ha saputo accostarsi loro amichevolmente, e ha fatto assaporare la bellezza del perdono. Quando subiamo il male, si apre in noi una ferita, un vuoto esistenziale. Ora questo vuoto in qualche modo va riempito o lasciando spazio alla sofferenza e alla tristezza oppure riempire questo vuoto con una reazione completamente diversa che comporta la scelta di incamminarsi sulla strada del perdono. Ciò significa aprirsi ad una possibilità veramente umana che ci impedisce di perpetuare il male. Veramente perdonare è difficile ma non perdonare lo è ancora di più. Armido Rizzi nel suo libro “Dio in cerca dell’uomo” scrive: Il perdono non dice ti amo perché tu sei…ma affinché tu sia! Non è dunque un chiudere gli occhi sulla realtà effettiva, un ottimismo ad oltranza, ma un supplemento d’occhi che, aldilà del male esistente, vede il bene possibile e opera perché il possibile diventi reale.