28 Apr Quarta domenica dopo Pasqua. Giovanni 10,1-10
Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Dicendo di essere «porta dell’ovile», Gesù va oltre il semplice simbolismo perché identifica se stesso con il tempio di Gerusalemme. Nel tempio di Gerusalemme la Porta di Nicanore o «Bella» immetteva nell’atrio riservato agli Israeliti, da cui si accedeva a quello dei sacerdoti. Davanti a questa sontuosa porta, sorretta da due colonne, le madri offrivano dopo la nascita il loro primogenito (Lc 2,22). La parola «Porta», era uno dei Nomi con cui si nominava Dio in sostituzione del tetragramma Yhwh che, per rispetto, non era mai pronunciato, se non dal sommo sacerdote nel giorno di Yòm Kippùr quando entrava nel «Santo dei Santi» per il rito dell’incenso. Per raggiungere il cuore dell’uomo e la mente dei popoli il predatore e brigante, il male entra da un’altra porta. Il suo lavoro preferito è ingannare senza farsi scoprire, distruggere senza farsi notare. Ti recapita la morte e l’infelicità in casa, ma riesce a farlo senza essere riconosciuto come il mittente. Viene per rubarci la pace del cuore e la dignità di figli di Dio, distruggere il legame con noi stessi e con gli altri, uccidere i rapporti, gli affetti e la fiducia in Dio. In qualche modo tutti tentiamo di fuggire da lui, riconosciamo che la sua voce non è amica, ma facciamo tanta fatica a non stare ad ascoltarlo. Potere, piacere, magia sono le sue armi preferite, ma al di sopra di tutto ci cattura con la vanità. La vanità trova buon terreno in persone che non hanno fiducia in Dio e in se stesse, e per questo vivono nella disperata ricerca di continui riscontri affettivi e sociali. Chi entra dalla porta, senza inganni né forzature, è il Maestro Gesù. II nostro cuore ne conosce la voce, il calore, la pace. Il nostro cuore è fatto per lui, di lui ha nostalgia e solo in lui troverà vera pace.
Gesù ripete ancora alla nostra anima, all’anima degli uomini: io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano sovrabbondante. Ecco cosa dona Gesù se lasciamo che entri nel nostro cuore: una vita vera, reale, risvegliata. Una vita completa che armonizza tutte le nostre dimensioni e facoltà e ci dona un po’ di pace e di verità. Da questa pace e verità possono rinascere affetti, relazioni, rapporti sociali e comunitari, politiche ed economie nuove. Il Divisore, indipendentemente dal volto o dal nome con cui si presenta all’umanità, rende gli uomini servi di un sistema che garantisce loro interessi, vantaggi, ricchezza e potere, ma sono egualmente tutti al servizio del Maligno obbedendo con determinazione a precise alleanze con lui. Alla luce delle parole di Gesù, pensare che il male, che in tutte le sue manifestazioni sta stritolando l’umanità, sia una combinazione casuale di eventi, è l’apoteosi della stupidità e dell’ignoranza. Gesù usa parole durissime che non lasciano spazio alle giu¬stificazioni e alle interpretazioni, ma sono le più illuminanti e rasserenanti mai giunte all’orecchio dell’uomo: E tempo ormai di imparare a cacciare dal cuore chi lo può rubare e distruggere, e di lasciare entrare chi lo può far rivivere e illuminare. E soprattutto è tempo di imparare a distinguere una voce dall’altra.
Il Bel Pastore, Gesù, entra solo dalla porta del cuore, la porta che ci viene offerta, in totale assoluto rispetto e libertà, senza inganni e coperture, nascondimento e falsità: viene per offrire all’uma¬nità pascoli e benessere, viene per offrire la sua vita per dare a noi la vita e vita in abbondanza, vita senza fine.
A noi, a tutti noi sempre e comunque la scelta: o farci raggiun¬gere, rapire, bruciare vivi e annientare dal Predatore, o lasciarci guidare e condurre dal Bel Pastore, condurre al suo magnifico benessere, alla sua piena felicità