Guariento Mario | LUNEDI 01.06.2020
Tutte le opere, i commenti, le riflessioni di Don Mario Guariento
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LUNEDI 01.06.2020

01 Giu LUNEDI 01.06.2020

Lunedì 1 Giugno. Ho Sete.

A questo punto Gesù, sapendo che tutto era compiuto, disse: ‘Ho sete’. C’era lì un’anfora piena di aceto: bagnarono una spugna, la misero in cima a un ramo di issòpo e l’accostarono alla sua bocca.

La parola del Crocifisso «Ho sete!» dimostra di essere un’ultima attualizzazione della prova del Giusto sofferente, teso verso la salvezza promessa da Dio.

Giovanni condivide a modo suo l’interpretazione unanime della Chiesa nascente, che ha compreso la passione di Cristo alla luce della profezia.

La richiesta di acqua esprime l’ardente desiderio, da parte di Gesù, di raggiungere il Padre, secondo l’invocazione dei salmisti: «L’anima mia ha sete di te, Signore!». Ma insieme è anche accostata alla domanda di Gesù alla Samaritana: «Dammi da bere!», che indicava, più che la sete fisica, il suo desiderio che quella donna e il suo popolo accogliessero l’acqua viva che avrebbe dato loro: la sua Parola, e, dopo la sua glorificazione, lo Spirito. Ora che è sul punto di essere «innalzato», Gesù ha sete che lo Spirito sia sparso sui credenti. Dopo la sua morte, l’acqua sgorgherà dal suo fianco trafitto.

I discepoli si ricordano della parola: «Lo zelo per la tua casa mi divora». Situata all’inizio del ministero, quest’ultima citazione metteva in evidenza l’ardore di Gesù per la causa di Dio; anticipava così il motivo chiave che si afferma nella parola: «Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e portare a compimento la sua opera».

Al termine del ministero, l’immagine del cibo diventa quella della sete: nell’imminenza della morte, Gesù desidera ardentemente compiere sino all’ultimo respiro la volontà del Padre che ha fatto propria, perché gli uomini abbiano la vita. Questa interpretazione viene confermata se ci si ricorda che Gesù ha detto a Pietro, al momento dell’ arresto: Non dovrò bere il calice che il Padre mi ha dato?

“La notte oscura diventa una scuola di tutte le virtù: allena alla rassegnazione, alla pazienza, dal momento che si è fedeli alla vita spirituale, senza trovarvi consolazione e ristoro. L’anima perviene ad un alto grado nell’amore di Dio, in quanto agisce unicamente per il suo Volere. La perseveranza in tutte le contrarietà le conferisce forza e coraggio. La piena purificazione da tutte le tendenze e piaceri sensibili la conduce alla libertà spirituale, in cui maturano i frutti dello Spirito Santo.

Come Gesù, nel suo abbandono di morte, si consegnò nelle mani dell’invisibile e incomprensibile Iddio, così l’anima dovrà fare, gettandosi a capofitto nel buio pesto della fede, che è l’unica via battibile verso l’incomprensibile Iddio”. (da Scientia crucis)