Guariento Mario | GIOVEDI SANTO
Tutte le opere, i commenti, le riflessioni di Don Mario Guariento
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GIOVEDI SANTO

02 Apr GIOVEDI SANTO

La cena del Signore ha cambiato le sorti dell’umanità; è in una «cena», cioè in un atto di intimità affettiva tra un gruppo di amici che mangiano insieme che nasce un nuovo futuro, una nuova umanità di fraternità, di comunione, di amicizia. È preludio di ciò che sarà la nuova vita: essere cibo da distribuire agli affamati e diventare pane che si spezza per una scelta d’amore.

Questa sera ritorniamo a quella notte di amore e di tradimento in cui Gesù, il Dio visibile, s’inginocchia davanti a ciascuno di noi per lavarci i piedi e dichiarare che ognuno di noi è così importante per lui che non ha esitato a darci la sua vita. Entriamo nel cuore di Dio per i meriti dei nostri padri e delle nostre madri dell’antica e della nuova Alleanza che oggi è rinnovata nel sangue del Figlio di Dio, versato per tutti e possiamo introdurci in questo mistero. Gesù si accinge a compiere un gesto ricco di simbolismo, capovolgendone la prospettiva: non è più il discepolo che si fa servo, ma il Maestro. L’agnello pasquale lava i piedi di coloro che riscatta. Gesù compie tutto questo per noi, per ciascuno di noi, per ogni persona che si lascia amare fino alla follia da un Dio pazzo d’amore. È un gesto che anticipa già la Pasqua, perché in aramaico tàlya significa sia servo che agnello. Il Servo di Yhwh si piega davanti all’umanità per prepararla alla purificazione di Pasqua e si inginocchia davanti ai suoi discepoli e, attraverso di loro, davanti ai discepoli dei discepoli che attraversano il tempo fino ad arrivare a noi.

Ai piedi del monte Sìnai, prima di ricevere il dono della Toràh, tutto il popolo deve purificarsi: «Il Signore disse a Mosè: “Va’ dal popolo e purificalo oggi e domani: lavino le loro vesti e si tengano pronti per il terzo giorno, perché nel terzo giorno il Signore scenderà sul monte Sìnai alla vista di tutto il popolo”» (Es 19,10-11).
Alle nozze di Cana giacciono pronte per la purificazione dei Giudèi sei giare di pietra, segno che l’alleanza nuziale non può avvenire senza purificazione. Davanti a Dio che parla  e che celebra le nozze dell’alleanza bisogna essere lavati e purificati. Nella notte sponsale del Giovedì Santo, Gesù stesso si fa servo per prepararci all’incontro d’amore. Questa sera Gesù, il Maestro, è inginocchiato davanti a noi per lavarci i piedi. Noi siamo l’oggetto del servizio di Dio! La consegna di Cristo a noi è totale, senza riserve. Giovanni descrive il fatto, ma bisogna immaginare la scena, chiudendo gli occhi fino a farla nostra, entrandovi dentro e divenendo protagonisti di quella Cena e di quella lavanda dei piedi. Dove mi colloco io: accanto a Gesù, a Pietro, a Giovanni, in un angolo? Con chi voglio identificarmi questa sera in cui simbolicamente, ma realmente, sacramentalmente, noi riviviamo il gesto servile del Signore? Uno potrebbe identificarsi con il catino, un’altra con l’acqua, un altro con il panno di lino, un’altra con la tavola, un altro con il mantello, un’altra con le vesti deposte, un altro con qualcuno dei discepoli, oppure si può scegliere di essere solo spettatori.

In questa notte di mistero e di amore l’importante è scegliere chi vogliamo essere e la scelta deve essere vera, deve corrispondere alla nostra realtà, di grazia o di peccato, sapendo anche noi che Gesù viene per le pecorelle smarrite e per quelle che sono al sicuro nell’ovile. Ora ognuno di noi partecipa attivamente a quella Cena benedetta, sta con Gesù e con gli apostoli. Quali sentimenti proviamo questa sera? Ognuno esprima nel suo cuore quello che solo Dio conosce e abita, perché questa notte non ci possono essere fratture o tentennamenti. Questa notte tutto l’AMORE si consuma per noi. Questa notte, da questa notte, dimentichiamoci di noi stessi e guardiamo l’agire del Signore e imitiamolo per essere donne e uomini di consolazione per tutte le sofferenze che patisce il Signore incarnato nei fratelli e nelle sorelle sofferenti.