09 Gen Festa dell’Epifania
La liturgia oggi è armonica: nelle quattro letture vi troviamo lo stesso messaggio. Isaìa vede un afflusso di popoli nella città santa, provenienti dall’oriente, che portano ricchezze abbondanti. Gerusalemme è la patria del mondo che si ritrova unito nella fede in Dio. È il tema dell’universalità della fede. San Paolo, in forza della sua vocazione, partecipa agli Efesini il mistero che gli è stato rivelato e per il quale è stato chiamato: i Gentili, coloro che provengono dal mondo greco, esclusi dalla figliolanza di Abramo, in Gesù Cristo, sono ammessi con gli stessi diritti e doveri degli Ebrei alla mensa della salvezza e della giustificazione, senza obbligo di passare attraverso il giogo della Legge. Il velo del tempio che separava Dio dal mondo ora è spezzato e nessuno può più ripararlo, perché il Tempio di Dio è l’umanità del Figlio di Dio, Uomo tra gli uomini. La gloria di Dio siede nell’uomo.
Tutti gli uomini hanno diritto alla salvezza. Ma chi detiene il potere non lo riconosce né lo promuove: «Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo» e si sa che le sue intenzioni sono omicide. Al contrario i Magi, stranieri senza alcun rapporto con il popolo ebraico, vengono da lontano a cercare veramente il Signore: «Dov’è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo». È interessante notare che L’apocrifo cristiano «La Caverna del tesoro» (sec. II d.C.) narra che dopo la cacciata dall’ Eden, Adam salì sul monte del Paradiso che sarebbe stato il monte Moria, il monte del tempio e il monte Calvario, dove trovarono una caverna per nascondersi. Poi Adamo volle unirsi ad Eva per generare i figli, ma prima «prese dai confini del mondo oro, mirra e incenso, li pose nella caverna e la benedisse e la consacrò perché fosse la casa sua e la casa dei suoi figli e la chiamò “caverna del tesoro”. Quando Noè salì sull’arca portò con sé il corpo di Adam che collocò al centro di essa e le «tre offerte: oro, mirra e incenso» che pose sopra di lui ».
I Magi che portano oro, incenso e mirra realizzano la profezia di Isaia ma anche portano
le offerte di Adam in vista della salvezza. Quel Bimbo è il Salvatore. I pagani cercano il Signore e coloro che per responsabilità o professione dovrebbero cercarlo, invece, pur essendo informati non sanno riconoscerlo: «Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s’informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: “A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: «E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda: da te uscirà infatti un capo che pascerà il mio popolo, Israele». Nelle circostanze attuali, possiamo, a nostra volta, scegliere la
fiducia. Siamo liberi di discernere, all’interno del nostro mondo, una luce che viene da altrove. Anche quando stiamo attraversando una prova, anche quando Dio sembra non
rispondere al nostro grido, questa luce sta già sorgendo come la stella del mattino nei nostri cuori.
La solennità dell’Epifania, dunque, ci dà una lezione di fede unica e straordinariamente attuale: i Giudei che conoscevano le profezie, passano il tempo a ripetersele, ma al momento opportuno non sanno riconoscere il Signore e per loro vale il timore di Sant’Agostino: «Temo Gesù che passa» inutilmente. Essi così perdono il diritto di rappresentarlo. Le Nazioni invece che nulla sapevano di lui, hanno accolto il «vangelo» degli Apostoli e per mezzo loro hanno creduto alla parola dei profeti e sono diventati il popolo nuovo di Dio.
La festività di oggi espone la teologia universalistica del racconto dei Magi e impone la purificazione del pensiero, la liberazione della Chiesa stessa da ogni legame innaturale con i potenti che il Signore del Magnificat rovescia dai loro troni e guida quanti credono nel messaggio alla comprensione della fede come categoria universale e non nazionale o particolare. Questo è l’annunzio dell’Epifania, l’amore di Dio è per tutta l’umanità,
nessuno si può sentire escluso da questo amore. Celebrare l’Eucaristia è rivivere ogni domenica l’anelito dei Magi che, come Abramo, lasciano il loro paese, la loro patria, il loro padre per venire ad adorare colui che si fa oggi e qui Parola e Pane per essere a disposizione di ciascuno di noi, a condizione che i doni portati siano il segno di un cuore universale, aperto all’avventura di Dio perché accogliente dell’esperienza umana, dovunque essa sia vissuta o sofferta.