Guariento Mario | DOMENICA XIII. LUCA 9,51-62
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DOMENICA XIII. LUCA 9,51-62

24 Giu DOMENICA XIII. LUCA 9,51-62

Domenica XIII. Luca 9,51-62

Si direbbe che Gesù intravveda il suo destino, conosca la sua conclusione: potrebbe scappare, tornare indietro, andare per altra via, invece «indurì la faccia per partire verso Gerusalemme», la città della pienezza dell’umanità in contraddizione.

I Samaritani lo rifiutano prima ancora di conoscerlo. Ne hanno sentito parlare, sono nemici giurati dei Giudei e quindi, nel loro fondamentalismo di inimicizia, perdono l’occasione di sperimentare che esiste un Giudeo diverso. Essi perdono l’occasione di incontrare un loro amico, un giudeo che quando deve paragonare Dio a qualcuno non lo paragona ad un altro Giudeo, ma proprio a un Samaritano, e quando deve elogiare la fede di qualcuno non elogia la religiosità di un Giudeo, ma il comportamento di un Samaritano, così come avendo sete in una giornata afosa, non chiede acqua a un suo simile, ma addirittura a una donna Samaritana. La risposta dei discepoli è peggiore dell’atteggiamento dei Samaritani, perché essi pensano a un regno terreno. Non sono coscienti di andare a Gerusalemme da perdenti, ma credono ad una traversata di successi. Essi non ammettono la sconfitta. Gesù con estrema pazienza insegna loro che il regno di Dio non è appariscente, non raccoglie vittorie, ma colleziona rifiuti fino alla fine. Di fronte all’insuccesso e al fallimento non ci si può rassegnare, bisogna solo avere pazienza e prendere il lato umano della realtà. La pazienza cristiana ha un solo obiettivo: ricucire, ricucire sempre, senza mai stancarsi, anche quando siamo stanchi e distrutti. Come si riesce in questo cammino faticoso verso Gerusalemme? La risposta è: «E si misero in cammino verso un altro villaggio», che significa andare verso un nuovo orizzonte, cambiare direzione, verificare altre ragioni. Dentro di noi c’è sempre un Samaritano che rifiuta e c’è sempre un altro villaggio da raggiungere. Per conoscere l’uno e l’altro bisogna interrogare lo Spirito. Gesù non s’impone ai Samaritani, non è sostitutivo né ha intenzione di annientarli come invece vorrebbero i discepoli. Egli si offre alla loro libertà e resta sulla soglia. Dopo questi incidenti, Gesù fa tre esperienze di adesione a lui, ma nessuna è libera perché ciascuna descrive un disegno che condiziona la disponibilità appena offerta. Le risposte di Gesù alle tre tipologie di discepolato hanno in comune una sola esigenza: chi decide di seguire Gesù deve fare vita comune con lui: nella provvisorietà, nella priorità, nell’affettività. La difficoltà nel seguire Gesù è lo stile povero di vita che rende liberi. Tutto diventa relativo perché il credente assume in sé lo stato di vita del Figlio che, avendo messo il Padre prima di ogni cosa, corre verso Gerusalemme, incurante di ogni ostacolo. Gesù si presenta come un rabbino molto esigente, perché ai suoi discepoli non chiede atteggiamenti servili o di obbedienza, ma chiede la vita. L’assolutezza di Gesù, che apparentemente può sembrare intransigente, ci apre ad un approfondimento ancora più decisivo. Gesù ha detto: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo». Nessuno di noi è in grado di amare qualcuno con quella gratuità che è propria dell’amore, ma tutti aspiriamo all’amore come risposta ai nostri bisogni. Da questa ambiguità nascono le crisi, i disaccordi, i conflitti. Gesù dà la soluzione: chi ama Dio riceve la forza di amare al modo di Dio e scopre nell’altro la propria carne, partecipe della stessa vita di Dio. Amare gli altri in Dio è l’unico modo per vivere la pienezza dell’amore esperimentare la gratuità di essere amati. Noi sperimentiamo la nostra incapacità di amare quando pretendiamo di amare con le nostre sole forze e ci accorgiamo di non poterlo fare, perché istintivamente cerchiamo il nostro interesse. Solo il Dio di Gesù Cristo ci insegna ad amare senza confini, senza limiti e sempre gratuitamente. Quella che sembrava intolleranza diventa la serietà dell’amore, che quando è esigente diventa libero perché l’amore gratuito è fonte di liberazione che genera sempre uomini e donne liberi. Questo sta a significare che il progetto della sequela di Gesù è il progetto della libertà al servizio della misericordia. In questa formula si trovano il cuore stesso del Vangelo e la sua sorprendente attualità.