Guariento Mario | Domenica XXXI. Luca 19, 1-10
Tutte le opere, i commenti, le riflessioni di Don Mario Guariento
guarientomario, gauriento, don guariento, guariento mario, mario guariento, liturgia guariento
1103
post-template-default,single,single-post,postid-1103,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,vertical_menu_enabled,side_area_uncovered_from_content,qode-theme-ver-7.6.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.2.1,vc_responsive
 

Domenica XXXI. Luca 19, 1-10

28 Ott Domenica XXXI. Luca 19, 1-10

L’opera di Luca può essere designata come il Vangelo dell’incontro. L’autore infatti ama cogliere il Cristo che «cammina» sulle nostre strade in cerca di una profonda esperienza di incontro con l’uomo. Sfogliando le pagine del terzo Vangelo, si assiste a un susseguirsi incalzante di personaggi veri, reali, con nomi e volti precisi, con storie spesso aggrovigliate e cuori sciupati. A nessuno è precluso l’incontro con Gesù; anzi ognuno che lo voglia può incontrarlo. Egli è sempre attento e disponibile, sempre pronto a rispondere alle invocazioni di liberazione dal peso di una colpa, da condizionamenti umilianti, da rapporti umani sbagliati e da scelte infelici. Il suo non è mai un appuntamento senza memoria o un incontro destinato a perdersi nell’oblio. Al contrario, lascia dei segni inconfondibili nelle profondità dell’animo, e l’incontro resta incancellabile.
Non va in cerca di giusti o di anime elette. Le sue preferenze invece sono per chi si è smarrito nei labirinti della vita o si è lasciato travolgere dalla follia di una passione. Conferma così nella pratica quanto aveva dichiarato all’inizio della missione: di non essere venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi (Lc 5,32). Per questo egli non arrossisce davanti a una storia devastata selvaggiamente dal peccato, non si ritrae inorridito dinanzi al disordine morale di un cuore, non prova imbarazzo quando è alle prese con situazioni di degrado umano e di miseria. Non si stupisce mai di ciò che è profondamente umano: né dinanzi ai facili entusiasmi di Pietro, né di fronte al disordine di una peccatrice, al moralismo di Marta, ai furti di Zaccheo, alla vita perduta di un ladro crocifisso. Con appassionata dedizione va in cerca di rottami umani per restituire loro il coraggio della speranza e per aiutarli a riprendere tutto da capo, a ripartire da zero.
Egli si inserisce in un’ansia, in una paura, in uno smacco. Risveglia inquiete nostalgie sopite. Evidenzia il vuoto interiore, l’insoddisfazione di sé, della vita, del successo, delle ricchezze. Quando l’uomo si dispone alla ricerca di Dio e si mette in cammino, il Signore già da tempo si è messo sulla stessa strada per incontrarlo. Egli è Colui che viene incontro, come l’amorevole padre del «figliol prodigo». Nessuno come lui risulta puntuale alle attese dell’uomo in ricerca. Nessuno come lui prepara e attende l’incontro con la festa nel cuore. Perciò, non lo si cerca mai invano: si fa trovare! È accogliente e ospitale. È un amico che ama e ama davvero, che cerca, offre, si offre e gioisce con l’amico. L’esperienza insegna largamente che talvolta l’incontro con una persona può decidere di tutta una vita; può orientare in modo nuovo la scelta della direzione del cammino della vita. Un incontro suscita emozioni, intuizioni, aspirazioni, slanci, desiderio di vivere e di proiettarsi in avanti alla scoperta dell’inedito, della sorpresa, dell’ignoto, del mistero. Ovviamente, quando l’incontro è con una persona che
«conta», come è Cristo Gesù, allora la sua presenza lascia dei segni indelebili nell’anima. Egli viene scoperto come «l’unico e il tutto» della vita; diventa il motivo supremo dei nostri pensieri, delle scelte, del lavoro, delle ansie e dei dolori. Gesù non è il rappresentante della legge, ma il Profeta della compassione, che accoglie tutti con l’amore profondo di Dio stesso. Non appare preoccupato della morale, ma della sofferenza di ogni persona. Non lo si vede ossessionato dalla difesa della propria dottrina, ma attento a chi non riesce a vivere in modo sano. Non cammina per la Galilea in atteggiamento di conquista. Non impone e non fa pressione. Si offre, invita, propone una via di vita sana. Sa che il seme può cadere in un terreno ostile e il suo messaggio può essere rifiutato. Non si sente offeso. Continua a seminare con lo stesso atteggiamento di Dio, che manda la pioggia e fa sorgere il suo sole su tutti i suoi figli: buoni e cattivi. Purtroppo ci si dimentica che Dio, innanzi tutto, è l’«Amante della vita», colui che desidera e cerca sempre una vita più degna e felice per ogni essere umano e per tutta la creazione. Il Vangelo, innanzi tutto, è «una forza per vivere», e sarà ascoltato solo da persone che sono in cerca di ragioni per vivere, per amare la vita e per goderla in modo sensato e responsabile.
Nel racconto evangelico, in casa di Zaccheo Gesù si definisce qualcuno «che è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto». Non dobbiamo dimenticarlo. Il Dio cristiano è un Dio
che cerca di ravvivare e ricostruire ciò che noi possiamo rovinare. Dio non è un carico pesante, ma vigore e stimolo per vivere in modo riuscito.