29 Ago Domenica XXII. Luca 14, 7-14
Domenica XXII. Luca 14, 7-14
La vita è un invito a nozze. Attorno alla tavola della vita tutti abbiamo un nostro posto e un compito da compiere con tutta la forza e l’entusiasmo possibili, ma con grande umiltà e letizia. Ci è dato tutto gratuitamente e tutto deve essere ridonato gratuitamente. Il nostro posto è compiere con tutto il cuore la nostra parte senza pretendere che altri ci seguano, ci capiscano, senza pretendere che altri ci ringrazino o ci notino.
Se avidità e vanagloria guideranno i nostri passi verso i primi posti nella società, nella chiesa, nelle relazioni, il nostro operare e il nostro faticare saranno inutili e devastanti. Saranno sostenuti dalle forze delle tenebre, e nel successo effimero fatti galleggiare quel tanto che non dubitiamo di essere già affogati completamente.
La vita è il meraviglioso invito di Dio a vivere nel suo regno già su questa terra. Prendi posto umilmente in questa avventura, in silenzio, senza aspettative umane, Dio stesso seguirà il tuo cammino, darà favore e grazia ai tuoi passi e alle tue azioni come il sole in silenzio illumina di splendore la terra. L’amore è la strada maestra, l’umiltà il passo, il silenzio orante davanti a Dio, la forza. Il donare se stessi con grande pazienza e umiltà è il vero successo. Quando aspettiamo ricompense umane per il nostro “fare”, il nostro cuore si trasforma in un deserto incapace di accogliere la vita.
Il cammino della gratuità è quasi sempre difficile. È necessario imparare a dare senza sperare molto, perdonare senza quasi esigere, essere pazienti con le persone poco gradevoli, aiutare pensando solo al bene dell’altro. È sempre possibile ridurre un po’ i nostri interessi, rinunciare talvolta a piccoli vantaggi, portare gioia nella vita di chi è nel bisogno, donare un po’ del nostro tempo senza riservarlo sempre per noi, collaborare a piccoli servizi gratuiti.
Gesù ha il coraggio di dire al fariseo che lo ha invitato: «Sarai beato perché non hanno da ricambiarti». Gesù visse uno stile di vita nella piena gratuità. Chi vuole seguirlo con sincerità si sente invitato a vivere in modo nuovo e profetico, in contraddizione con il modo «normale» di comportarsi che osserviamo intorno a noi.
Gesù pensa a delle relazioni umane basate su uno spirito nuovo di libertà, di gratuità e di amore fraterno. I seguaci di Gesù devono sentirsi chiamati a prolungare il suo stile di vita, sia pure con gesti molto modesti e umili. È questa la nostra missione: portare nella storia questo spirito nuovo di Gesù; contraddire la logica dell’ingordigia e dell’accumulo egoistico, del possesso. Nella nostra «civiltà del possesso», facciamo fatica a vedere qualcosa di gratuito. Tutto è scambiato, prestato, dovuto o preteso. Nessuno crede che sia «meglio dare che ricevere». Sappiamo solo prestare servizi remunerati e «riscuotere interessi» per tutto quello che facciamo nel corso dei giorni. Tuttavia, i momenti più intensi e culminanti della vita sono quelli in cui sappiamo vivere la gratuità. Solo nella dedizione disinteressata si può gustare il vero amore, la gioia, la solidarietà, la fiducia reciproca. Dice Gregorio Nazianzeno che «Dio ha fatto l’uomo cantore della sua irradiazione», e, certamente, l’uomo non è mai tanto grande come quando sa irradiare amore gratuito e disinteressato.
La società attuale tende a produrre un tipo di uomo non solidale, consumistico, dal cuore piccolo e dall’orizzonte limitato, incapace di generosità. A volte perfino l’amicizia e l’amore appaiono influenzati dall’interesse e dall’egoismo. La gratuità è una prassi che senza forzature può essere definita come “prassi del dono”. Ciò che il cristianesimo può infatti offrire, come risposta all’amore di Dio che ci fa vivere e sperare nonostante tutto, è un donarsi senza limiti, un donarsi che è tale solo se non rivendica nulla, ma semplicemente fa dire al cristiano, in qualsiasi situazione si trovi, “eccomi”.
Il Dio in cui si crede vuole una vita fondata su quell’amore che produce libertà, fraternità e, quindi, liberazione. Il cristianesimo è chiamato ad essere facitore di storia.