Guariento Mario | Domenica XX. Luca 12,49-57
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Domenica XX. Luca 12,49-57

22 Ago Domenica XX. Luca 12,49-57

Domenica XX. Luca 12,49-57

Fuoco venni a gettare sulla terra e un fuoco acceso, bruciante, chiari­ficatore. Fuoco che arde, non tepore e tiepidezza. Un fuoco gettato sulla terra, in mezzo ai pensieri degli uomini e alle loro convin­zioni. Un fuoco gettato per amore e con amore da Gesù stesso, ma sempre fuoco bruciante. Un fuoco di giustizia e di verità che avrà una reazione violenta e velenosa da parte degli uomini. Gesù sarà battezzato, appeso ad una croce a causa del suo desi­derio di fuoco, di verità. Gesù vuole e getta fuoco sulla terra, non pace effimera ma divisione tra luce divina e lumi­narie umane, vuole chiarezza tra vangelo e gelatina spirituale, tra il distacco dai beni e l’accozzaglia delle misere scuse addotte per vivere nell’agiatezza e nella borghesia morale. Questo fuoco di luce non si fermerà davanti a niente e farà chiaro tra chi serve Gesù e chi di Gesù in qualche modo si serve per i propri scopi. E’ un fuoco bruciante che porrà divisione e crisi anche tra i legami familiari e gli amici, per lasciare spazio a una unione dell’a­nima nuova che vive dello spirito. Sarà la fede in Gesù, l’amore per la sua Parola, la condivisione con i fratelli, il distacco dai beni, il perdono reciproco a unire gli uomini, e non più i legami del sangue o della parentela, del compromesso, dell’ereditarietà, della famiglia. Ascoltando veramente il vangelo possiamo scoprire che il nostro modo di lavorare non è corretto, non è rispettoso, possiamo scopri­re che il nostro mondo affettivo è chiuso in se stesso e senza fiato, o possiamo intuire che il nostro dialogo familiare è vuoto, nullo, solo comunicazioni esteriori senza ascolto reale dell’altro. Possiamo scoprire che il nostro rapporto con la vita è infecondo, triste, senza gioia vera. E allora? Scoprire tutto questo brucia dentro, la verità brucia e purifica: è il fuoco di Gesù. Il fuoco di Gesù chiede una scelta, una decisione: o con tutto il vangelo, o con il vangelo di tutti, con quel vangelo che va bene solo quando corrisponde alle nostre aspet­tative. Ed è questo che porta da una parte divisione, incomprensio­ne, persecuzione, e dall’altra chiarezza e fiducia, entusiasmo e forza in nome del vangelo.                                                                      

Gesù è inconfondibile. La sua parola viva e penetrante, la freschezza delle sue immagini e parabole, il suo linguaggio concreto e imprevedibile non ingannano. Gesù è affascinato dalla vita e dal dare vita. La sua passione è la vita: la vita piena, pulsante, sana, la vita vissuta alla sua massima intensità: «Io sono la vita»; «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra»; «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza».
Il suo sguardo non è ossessionato dal successo, dall’utile, dal «ragionevole», dal convenzionale. Quando sentiamo che Dio è Padre e che tutti sono fratelli e sorelle, cambia il nostro modo di vedere ogni cosa. Innanzi tutto c’è la vita felice di tutti, al di sopra delle credenze, dei costumi e delle leggi.
Per questo Gesù non si perde in teorie astratte né si adatta a sistemi chiusi. La sua parola risveglia il meglio che c’è in noi. Sappiamo che ha ragione quando chiama a vivere l’amore senza restrizioni. Non viene ad abolire la legge, però non prova nessuna simpatia per i «perfetti» che vivono correttamente, ma non ascoltano la voce del cuore.
Il suo messaggio scuote, colpisce e trasforma. I suoi contemporanei colgono in lui qualcosa di diverso. Ha ragione Marcus Borg, quando afferma che «Gesù non fu innanzi tutto il maestro di un qualche credo o di una morale. Fu piuttosto il maestro di uno stile di vita, di un cammino di trasformazione». Colui che ha compreso Gesù vive e agisce mosso segretamente dalla passione di collaborazione a un cambiamento profondo. Chi segue Gesù porta la «rivoluzione» nel cuore.

Abbiamo bisogno di una rivoluzione che trasformi le coscienze delle persone e dei popoli. Herbert Marcuse scriveva che abbiamo bisogno di un mondo «in cui la competizione, la lotta degli individui gli uni contro gli altri, l’inganno, la crudeltà e il massacro non abbiano più ragione di essere».

Chi segue Gesù vive cercando appassionatamente che il fuoco acceso da lui arda sempre di più in questo mondo. Ma viene innanzi tutto richiesta a ciascuno una trasformazione vera, umile ma autentica. Fa paura pronunciare la parola «amore». È tanto abusata che in essa si trova il meglio e il peggio, il massimo del sublime e del meschino. Tuttavia, l’amore si trova sempre all’origine di ogni vita, risvegliando e facendo crescere il meglio che c’è in noi. Quando manca l’amore, manca il fuoco che muove la vita. Senza amore, la vita si spegne, vegeta e finisce con l’estinguersi. Secondo Gesù, Dio è vicino a noi, cercando di far germinare, crescere e fruttificare l’amore e la giustizia. Questa presenza di un Dio che non parla di vendetta, ma di amore appassionato e di giustizia fraterna, è la novità più affascinante del Vangelo.
Il grande peccato dei seguaci di Gesù sarà sempre quello di lasciare che il fuoco si spenga: sostituire l’ardore dell’amore con la dottrina religiosa, con l’ordine o la cura del culto; ridurre il cristianesimo a un’astrazione rivestita di ideologia; lasciare che si perda il suo potere di trasformazione. Tuttavia, Gesù non si preoccupò innanzi tutto di organizzare una nuova religione né di inventare una nuova liturgia, ma incoraggiò la nascita di un uomo nuovo mosso radicalmente dal fuoco dell’amore e della giustizia.