Guariento Mario | Domenica XVII. Vangelo di Luca 11,1-13
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Domenica XVII. Vangelo di Luca 11,1-13

22 Lug Domenica XVII. Vangelo di Luca 11,1-13

Domenica XVII. Vangelo di Luca 11,1-13

Luca ci racconta come Gesù si ritirava a pregare, a stabilire un rapporto profondo di ascolto, di amore ma anche di supplica al Padre. Egli nel silenzio della notte, nel silenzio della sua giornata, intesseva un dialogo profondo sincero filiale con Colui che egli sentiva essere il Padre. Ed è proprio nella preghiera che ha potuto far radicare dentro di sé la visione grandiosa, bellissima di un Padre che ha un cuore aperto all’accoglienza,
all’attenzione, a tutte quelle che sono le precarietà dell’umanità e di mettersi accanto a queste realtà come un sostegno, una parola, una luce, una indicazione. La preghiera di Gesù diventa così parabola della nostra relazione orante con il Padre.
In questa preghiera sono presenti: il cuore del vangelo, i segreti della felicità e della salute interiore e fisica, la sorgente della pace e della giustizia, le strategie per vincere il male e vivere felici.
Padre è il riferimento, è la sorgente della nostra vita. In qualsiasi frangente della vita, nei giorni belli e in quelli tristi, sentire, percepire, pregare, credere a Dio come Padre senza dubbi e incertezze sta la nostra pace. E’ santo il tuo nome. Si santifica il nome di Dio soprattutto con la vita, con la giustizia, vivendo la gratuità, la solidarietà, l’amore per ogni forma di vita e il rispetto della Sua paternità. Si santifica il nome di Dio portando frutti di
perdono dove c’è vendetta, di lode dove c’è ingratitudine, di amore dove c’è solo interesse e attaccamento.
Venga il tuo regno. E’ la realtà più bella, ma anche la più bella affermazione che mente e cuore umani possano proferire. Il regno di Dio è qui, ora, l’insieme di tutte le realtà più belle e splendenti che ogni uomo attende e desidera. Sono giunte la pace, la serenità, l’armonia e la completezza. Il regno di Dio è tutto ciò che Dio ha pensato di meraviglioso e di eterno per la nostra persona e la nostra vita. Il regno di Dio è la sintesi di tutti i beni
e di tutte le armonie.
Dai a noi giorno per giorno il nostro pane quello quotidiano. L’uomo non deve mai vivere nella mancanza di ciò che gli è indispensabile per vivere, è una legge divina iscritta nelle cose e nella natura. Ogni ingiustizia e ogni squilibrio sociale derivano dal non accontentarsi di avere solo ciò che ci serve e ci è indispensabile. Ogni bene della terra che rimane in nostro possesso senza esserci indispensabile per vivere è un atto di ingiustizia
che scatena ingiustizia e povertà in qualche altra parte del mondo. Ricevere solo ciò che occorre nel presente purifica la mente dall’attaccamento alle cose, dall’ambizione e o dalla frenesia del possedere.
Rimetti a noi i nostri peccati. Il perdono di Dio guarisce le ferite, libera dalla rabbia, sana dalla tensione, ricostituisce e rigenera l’anima. Senza perdono, si muore. Senza chiedere continuamente il perdono di Dio, la vita si trasforma lentamente in un inferno di veleni e rabbia, malattia e morte. Il perdono di Dio apre le porte alla pace interiore. Ricevere il perdono di Dio ristabilisce l’armonia con l’umanità, con il mondo e con se stessi. Davanti
alla benevolenza e alla misericordia di Dio non c’è nulla di imperdonabile, ma il perdono di Dio è strettamente legato a come anche noi perdoniamo agli altri.
Chiedendo perdono respiri l’ossigeno di Dio, donando perdono espelli il veleno della rabbia e della paura, e sei salvo.
E non ci fai entrare nella tentazione. Il testo greco precisa: non ci fai entrare nella sfida. La tentazione è una sfida con se stessi, con ciò che amiamo e in cui crediamo, è una sfida con Dio. Tutti quasi ogni giorno sfidiamo la misericordia di Dio, le conseguenze e gli effetti del male. Ci mettiamo in aperta sfida con noi stessi e con la vita. Superare le tentazioni un
po’ alla volta rende forti, armoniosi, meno violenti, e si impara a rinunciare alla sfida come modo di affrontare la vita e risolvere i problemi con umiltà e speranza.
“Quante volte bisogna perdere la fede ufficiale, rassicurante per ritrovare quell’unica fede pura e semplice, un incontro al buio quando l’incertezza diventa certezza, la fede vera, perché inverosimile”, poesia di Jan Twardowski.