Guariento Mario | Domenica trentaquattresima. Matteo 25,31-46.
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Domenica trentaquattresima. Matteo 25,31-46.

27 Nov Domenica trentaquattresima. Matteo 25,31-46.

In qualsiasi caso, un giorno o un altro, risponderemo a Dio della nostra vita, è certo. Ma non nel modo in cui possiamo immaginare, non nel modo in cui ci siamo o ci hanno abituati a immaginare e a credere.                                                         In realtà questa pagina del vangelo non riporta i termini di un giudizio, non presenta domande e ragionamenti a cui l’uomo deve rispondere, non nomina tribunali e giurie. Il testo non accenna in alcun modo all’appartenenza o meno a una reli­gione, a delle ritualità, alla fedeltà a precetti o all’ortodossia di teologie come a delle discriminanti. In verità, per essere fedeli al testo, in queste righe in cui si narra l’incontro di Dio con l’umanità, non è chiesto all’uomo di rispondere della pro­pria vita. Davanti a Lui, al suo volto, cade ogni velo: è svelato il Dio del giusto amore. E fa memoria ai benedetti del Padre, di quanto pane ed acqua, di quanto amore e accoglienza, di quanto calore e parole umane hanno diffuso ed offerto. Indicando i sentieri essenziali di vita. Ricordando quando era stato nel bisogno, insieme a quelli più piccoli. E si svela nei mille volti, mostrandosi ora Signore della vita, tra annunci, sguardi e risposte di chi sorpreso, ha soccorso ed amato ogni piccolo uomo, oltre i confini di religioni, di razza e culture. Venite, pertanto, e condividete questa luce che è verità e vita perenne, voi che avete digiunato per donare, sofferto per offrire occasioni di vita, voi che per tutti avete avuto tempo per chi fiducia più non aveva. E avete inaugurato il tempo perenne di Dio.

In queste righe non è scritto come si dovrà rispondere a Dio al termine della vita, non si tratta di un racconto profetico del giudizio ultimo di Dio sull’umanità, sarebbe banalmente in­coerente con tutto il resto del vangelo, più vicino a costruzioni mentali umane che all’infinita larghezza di visuale e di ispira­zione divina. Dio non è una realtà religiosa, non è una realtà rituale, non è una serie di doveri, non è una somma di sforzi, non è una giuria assisa per giudicare. Dio è amore, è solo amore, sempre amore, tutto l’amore.

Queste meravigliose righe del vangelo non ci rivelano come risponderemo quell’ultimo giorno, ci ri­velano come stiamo rispondendo all’amore ora, esattamente in quest’istan­te. Ci ispirano prospettive meravigliose, ci aprono consapevolezze sconosciute, oltre ogni ragionamento, su come stiamo rispondendo, in questo esatto filamento di tempo e di vita, all’amore e a Gesù Amore che, per le ingiustizie di questo mondo, s’incarna ancora nel nume­ro degli incalcolabili che hanno fame, sete e bisogno di tutto.

Non sempre la convinzione di rispondere a Dio coincide au­tomaticamente con il rispondere all’amore. In nome di Dio infatti si sono potute compiere anche troppe cose orribili e contro l’amore. Ma se rispondiamo con amore, con reale con­divisione, rispondiamo certamente a Dio e da lui saremo be­nedetti e accolti per sempre nell’ala della sua luce.