26 Gen Quarta domenica. Marco 1, 21-28.
Marco ci riconferma oggi che Dio si rende presente in mezzo al suo popolo, in questa umanità smarrita e sconfitta. Comincia il tempo della vita e della risurrezione. Finiscono le cose passate e inizia un’era nuova come aveva profetato Isaia: nasce la nuova creatura ricreata a immagine di Cristo. All’indemoniato è restituita la sua dignità di figlio di Dio; l’essere posseduto dallo spirito immondo gl’impediva di vedere non solo il volto di Dio, ma anche il suo, cioè la sua coscienza e la sua identità. La nuova creazione non riguarda più tanto le cose, ma s’innesta nel cuore egli uomini e delle donne che sono chiamati a trasformare il mondo, dominato dal male, per farne un nuovo giardino di Èden.
Gesù non insegna con una Parola che parla, ma con una Parola che salva, che guarisce, che ricrea e rivela i piani di Dio Padre per l’umanità. La sua è una Parola che stupisce gli uomini e infastidisce i demoni. Dice il testo: Sei venuto a rovinarci?. La Parola di Gesù rigenera, ristabilisce nell’armonia e nella pace; è una Parola che ha il potere di umiliare le parole vuote, velenose, ingannevoli e insieme ha il potere di cacciare via il male dal cuore e dalla mente dell’uomo. Attraverso continue alleanze con lo spirito del male, i nostri progenitori si sono abituati a costruire il mondo, a gestire le relazioni, a organizzare la vita secondo i principi e le regole dello spirito del male. In questo modo per gli uomini è diventato normale e legittimo favorire il sistema del domino, del possesso, dell’estorsione, della sopraffazione invece che favorire la pace, l’armonia, il vero benessere per tutti. Gesù con la sua Parola e con la sua vita offre all’uomo l’occasione straordinaria di ripristinare la sua alleanza non più con gli idoli falsi, con le filosofie e le ideologie umane, con le forze del male, ma con il Dio amore. E’ venuto a mostrare una verità tanto semplice quanto sconvolgente, che non siamo costretti a vivere così male e miseramente come ci siamo organizzati generando in questo mondo dolore e violenza. Lo spirito del male ha abituato l’umanità al fatto che, per affrontare la vita, l’autorità è indispensabile, la prepotenza vantaggiosa, l’arroganza una necessità, la minaccia doverosa, il ricatto essenziale, il dominio sugli altri irrinunciabile il dominio sul creato fondamentale. Ha abituato l’umanità alla schiavitù e alla miseria, l’ha abituata a essere dominata e costantemente espropriata delle sue ricchezze spirituali e materiali. La via che Gesù propone è la via che passa per la decisione dell’uomo di scegliere da se stesso il proprio destino e la propria risposta alla vita e a Dio, senza dover passare per il dominio e l’addestramento dei poteri e delle convinzioni prestabiliti. Gesù ci mostra qual’è la grande debolezza dell’uomo: l’uomo per paura e ignoranza lascia decidere agli altri per la propria vita, preferisce essere schiavo e sottomesso, dominato e asservito, piuttosto che libero di decidere e scegliere per essere responsabile delle proprie decisioni. Per questo il nostro vivere, è frutto delle continue alleanze che l’uomo ha fatto con lo spirito del male e che hanno allontanato gradualmente l’uomo da Dio. Gesù, nel suo scontro con lo spirito del male, si mostra autorevole, non prepotente, perché ama servire e guidare, non dominare, non gli serve mai l’arroganza perché la sua autorevolezza viene dall’obbedienza al Padre, non dall’obbedienza agli uomini. Gesù non cerca il proprio successo personale ma ama l’uomo e sa che la sua vera evoluzione non può che passare attraverso la sua libera scelta e decisione. Gesù ispira l’uomo con la sua lucidissima Parola di vita senza mai trasformare la potenza dell’ispirazione nella violenza fantasiosa del ricatto. La sua è la via del regno di Dio che predilige crescere attraverso i piccoli e gli umili invece che attraverso i potenti e i prepotenti, che predilige portare frutti con il servizio piuttosto che con il dominio, una parola che ama essere amorosamente accolta, non doverosamente imposta.
La via di Gesù un giorno manderà in rovina per sempre la via dello spirito del male e dei suoi amici lo qui sono sinonimi in stretta connessione. Se la conversione è una modificazione del criterio di pensiero, anzi un rovesciamento di valutazione, la fede è un’adesione a un progetto di esistenza il cui codice è il vangelo, cioè Gesù Cristo, che è il contenuto e messaggero di esso. In questo senso diciamo che il Vangelo è la Persona di Gesù Cristo. Credere però non è un atto che si compie in modo definitivo, una volta per tutte, ma una fatica lenta e progressiva, legata al cammino di crescita della persona umana nella sua reale condizione esistenziale, spirituale, psicologica, sociale, morale. Di conseguenza, la conversione non è un atto «unico» della vita, ma una serie di scelte che investono lo svolgimento dell’esistenza: come impariamo a viverla dopo aver incontrato il Vangelo vivente che è il Signore Gesù. Convertirsi, in fondo, significa abituarsi al cambiamento come condizione di vita permanente. Solo chi si abitua al cambiamento si educa a essere costantemente aperto alle novità di Dio che, quasi sempre senza chiedercene il permesso, irrompono negli eventi che popolano la nostra vita.