Guariento Mario | Domenica seconda dopo Natale. Giovanni 1,1-18
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Domenica seconda dopo Natale. Giovanni 1,1-18

07 Gen Domenica seconda dopo Natale. Giovanni 1,1-18

Il quarto vangelo si apre con una pericope poetica: un inno al Verbo rivelatore. E’ una delle pagine più sublimi e più affascinanti di tutto il nuovo testamento.  L’ispirazione poetica e la contemplazione, in questa pericope, raggiungono profondità insospettate.

Affermava Origene: “Ci sia dunque permesso affermare che il fiore di tutta la Scrittura è il Vangelo e il fiore del Vangelo è il Vangelo trasmessoci da Giovanni”.

La prima realtà che balza all’occhio di chi medita il prologo del quarto vangelo, è la presentazione del figlio di Dio come Parola, anzi come il Verbo incarnato, pieno della grazia della verità. La conseguenza è la certezza che Dio parla all’uomo con linguaggio umano per mezzo del Figlio suo. Da duemila anni l’amore di Dio per gli uomini ha un nome: Gesù Cristo, che ha amato lungo le strade di Palestina, ha sofferto, è morto per tutti noi ed è risuscitato, innestando la nostra provvisorietà nell’eterno di Dio. È il nocciolo di una fede che apre alla speranza e all’amore e che dà senso al nostro vivere. Questo è ciò che ci dice la Parola e in questo tempo di rumore del nulla il primato della Parola deve essere continuamente proposto perché noi, uditori di essa, possiamo diventare un’eco, seppur flebile, di quel dono immenso.

Se il Padre parla per mezzo del Figlio suo e in lui, tutti siamo invitati ad ascoltare la Parola del Padre, di far penetrare il suo messaggio nella nostra vita, affinché la trasformi. Il comando del Padre  ai discepoli, di ascoltare Gesù è sempre attuale. Il Verbo incarnato, rivela in modo pieno quel Dio che è amore e padre delle misericordie. Gesù Cristo è la manifestazione più eloquente e più concreta ‘dell’amore infinito del Padre per il mondo, per l’umanità. A noi il dovere di accogliere questo amore di Dio, credendo esistenzialmente nel suo Figlio e amando i fratelli, coltivando un forte desiderio di autenticità: franchi nel nostro agire, veri nelle relazioni…, un desiderio di totalità: non amare di vivere in un mondo a compartimenti stagni, lottare invece per una vita dove i pensieri, sentimenti, energie sono tutti integrati nell’esperienza.

Alla luce della Parola sapremo accogliere nella verità la presenza di Dio ed essa ci irradierà. La nostra vita indica senza paura e senza rumore il sentiero della sorgente e Dio stesso accoglierà e disseterà  le nostre povere vite affaticate.

Dunque la parola, la sapienza uscite da Dio, sono portatrici di pace e guidano l’uomo verso la vita. Tutti constatiamo l’attualità di questo messaggio, anche per l’uomo contemporaneo e per ogni persona. La felicità non si può trovare nella ricchezza, nel successo, nella gloria, ma nel Verbo, in lui è la fonte della vera vita, della salvezza e della felicità perfetta.

Giovanni non soltanto ci indica il dramma fra la luce e le tenebre, ma ce ne anticipa l’esito: la vittoria della luce, a dispetto di tutto. E’ l’ottimismo di Giovanni e di ogni vero credente che  pur nulla lucida consapevolezza della forza del male e della contraddittorietà della storia  trova la propria incrollabile serenità nella sicurezza della promessa di Dio e nella fede nella risurrezione del Cristo.