23 Feb Pensiero per la Quaresima
La Quaresima rimane un momento privilegiato e insieme fondamentale per il proprio cammino spirituale e di compimento umano, a patto che si abbia il coraggio di ridirsi, in modo maturo e serio, le motivazioni profonde e di recuperarne il significato autentico.
Di certo la Quaresima non è un tempo di « migliorismo ». Non c’è alcun passo del Vangelo in cui Gesù inviti a in¬camminarsi sulla strada del perfezionismo mo¬rale. Invita a essere perfetti, certo, ma nel senso di compimento dell’essere, portan¬do alle conseguenze ultime la propria umanità; invita a essere pienamente donne e uomini attra¬verso la modalità dell’amore. Dio non desidera donne e uomini migliori, ma figli che si sentano finalmente amati e realizzati.
Per comprendere il significato profondo della Quaresima, occorre dunque uscire dal contesto religioso e introdursi finalmente in quello della fede.
La religione, infatti, da sempre è incentrata non tanto su Dio quanto su noi stessi.
Tutto ciò che riguarda la religione porta il cristiano, e non l’uomo di fede, a incentrarsi sulla propria perfezione spirituale, sul proprio successo riguardo alle pratiche. L’uomo religioso immagina che il rapporto con Dio si risolva in definitiva in una prestazio¬ne, in un dare e avere di sapore commerciale, sterile osservanza di norme per potersi infine presentare al suo cospetto da osservante, e quindi meritevole della sua approvazione.
Ora Gesù non ha mai invitato nessuno a in¬trattenere con il Padre un rapporto di tipo re¬ligioso, lui stesso ebbe riguardo a starsene ben lontano dai luoghi e dall’apparato religioso.
Gesù è l’uomo della fede e sa che solo la fe¬de può introdurre in una comunione con Dio che è l’amore, perché l’amore si può dare solo in una relazione.
Per questo motivo, la fede, lontana dall’esse¬re opera di volontà, è semplicemente apertura all’altro, all’indicibile, al non definibile, distac¬cando l’uomo dal proprio sé per volgerlo, infine, alla cura dell’altro.
Paolo di Tarso comprese, dopo lungo cammi¬no, che ciò che salva non è il rapporto religioso con Dio, ma una relazione intima con la divi¬nità, una trasformazione, realizzata per unione diretta.
L’apostolo, per anni attento osservante di leg¬gi e precetti, fatta esperienza interiore di Gesù e del suo Vangelo, giungerà a scrivere alla Chiesa di Colossi:
Nessuno dunque vi condanni in fatto di cibo o di bevanda, o per feste, noviluni e sabati.
Se siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché, come se viveste ancora nel mon-do, lasciarvi imporre precetti quali: «Non pren¬dere, non gustare, non toccare»? Sono tutte cose destinate a scomparire con l’uso, prescrizioni e insegnamenti di uomini, che hanno una par¬venza di sapienza con la loro falsa religiosità e umiltà e mortificazione del corpo, ma in realtà non hanno alcun valore se non quello di soddi¬sfare la carne. Col 2,16.20-23
La Quaresima, quindi, non come cammino di perfezionismo, con l’intento di far contento Dio. Perché l’unico sogno che Dio può nutrire sull’u¬manità è che giunga al suo compimento, alla sua pienezza sperimentando di continuo la forza dell’amore.
Molto bello il primo comando di Dio all’uo¬mo raccolto da Genesi: «Siate fecondi». «Fecondità» è l’imperativo categorico dell’essere umano maturo. Sbocciare, venire alla luce di sé, compimento