Guariento Mario | Domenica quinta Giovanni 13, 31-35.
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Domenica quinta Giovanni 13, 31-35.

16 Mag Domenica quinta Giovanni 13, 31-35.

Gesù, nel vangelo odierno, parla di un solo comandamento, quindi di una sola «parola», che non riguarda il comportamento, ma l’essenza stessa della vita umana: l’amore. Vivere è amare e senza amore c’è solo la tenebra e la desolazione. Nella logica dell’incarnazione del Lògos e quindi della rivelazione «nuova», Dio non ha più bisogno di pronunciare dieci parole. Ne basta una soltanto: «Dio è Amore» (1Gv 4,8). È sufficiente prendere coscienza di questa realtà per conoscere la verità di Dio; basta ripetere e rendere visibile questo amore per rendere riconoscibile e credibile Dio. Il termine comandamento è impegnativo, perché indica la caratteristica normativa della volontà di Dio sia nell’AT sia nel NT: è un criterio, un metodo per capire il senso delle cose e della vita. Quando una coppia è in crisi, prima di sedersi sul malessere dovrebbe fare una visita ai luoghi del primo incontro, ai luoghi dell’innamoramento, e solo dopo parlare della crisi: la visita ai luoghi e la memoria che lì si conserva spesso offrono una nuova prospettiva. Come sa il profeta Osèa ( Os 2,16-17), la geografia fissa i movimenti dell’anima e del cuore. Noi portiamo sempre dentro di noi i luoghi che abbiamo vissuto, abitato, amato, odiato, temuto, desiderato perché noi siamo la nostra geografia e Dio era già lì ad aspettarci prima ancora che noi vi giungessimo. Uno dei Nomi, infatti, con cui, in sostituzione dell’impronunciabile Yahweh, la tradizione giudaica invoca Dio, è «Luogo – Maqòm». Se Dio è il «Luogo» significa che lo si può abitare, cioè lo si può sperimentare; allo stesso modo dei due discepoli del Battista, invitati da Gesù, quando «videro dove abitava» (Gv 1,39). Il mondo di oggi, affogato nell’odio e nelle guerre, è orfano di amore; noi non sappiamo dare che surrogati, e nemmeno allettanti. Madre Teresa diceva in una conferenza a Londra: nel terzo mondo c’è spesso una fame dello stomaco dovuta alla mancanza di cibo, ma le persone sono ricche di amore. Dividono quel poco che hanno tra di loro. Da noi c’è una abbondanza di cibo ma qui c’è spesso una fame del cuore dovuta alla mancanza di amore. L’Eucaristia esige che torniamo alla sorgente della vita che è solo il comandamento di Gesù: amatevi perché Dio è solo Amore e, alla fine della vostra storia, sarete pesati sulla bilancia dell’amore. Amare è più importante di credere e sperare, perché la fede e la speranza finiranno, mentre l’Amore è il Nome eterno di Dio. L’amore divino è presente in ogni dettaglio della nostra esistenza e il suo disegno si è svelato e si svela a poco a poco. Gli eventi appaiono fortuiti, slegati tra loro, e però Dio opera fino all’ora della nostra morte per realizzare il suo segreto progetto di amore, di misericordia. Allora preghiamo: Signore, ti prego di rischiarare il mio cuore che fa fatica ad accendersi, che non è splendente come vorrei. Donami, Signore di capire il mistero del tuo amore, il mistero della tua elezione perché non venga mai meno la tua luce che illumina i miei giorni.