Guariento Mario | Domenica Diciassettesima. Matteo 13, 44-52
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Domenica Diciassettesima. Matteo 13, 44-52

27 Lug Domenica Diciassettesima. Matteo 13, 44-52

In entrambi i racconti, i protagonisti trovano rispettivamente un tesoro enormemente prezioso o una perla di valore incalcolabile. I due reagiscono allo stesso modo: vendono tutto quello che hanno e si appropriano del tesoro o della perla. È, senza dubbio, la cosa più sensata e ragionevole. Molti non hanno ancora scoperto il grande progetto che Dio ha per un mondo nuovo. È «nascosto» in Gesù, nella sua vita e nel suo messaggio. La scoperta del regno di Dio cambia la vita di chi lo scopre. Sono sempre più coloro che, mossi da una certa «nostalgia di Dio», avvertono la necessità di cercare un «qualcosa di diverso», un modo nuovo di credere in lui. Come cercare Dio? Senza dubbio, ognuno deve partire dalla propria esperienza. Non si può copiare altri. Non si può fare nulla di forzato o posticcio. Ognuno conosce i propri desideri e miserie, i suoi vuoti e le sue paure. Ognuno conosce il suo «bisogno» di Dio. La sua voce non tace mai. Non grida con le labbra, ma ci sussurra al cuore.
Proprio per questo non basta cercare Dio al di fuori: nei libri, nelle discussioni o nei dibattiti. Una cosa è «discutere di religione» e un’altra, molto diversa, cercare Dio con cuore sincero. Sant’Agostino diceva: «Non disperderti. Concentrati nel tuo intimo. La verità risiede nell’uomo interiore».  Cercare Dio esige sforzo, ma trovarlo non è mai il risultato di un volontarismo fanatico né di un’ascesi esasperata. Dio è un dono, e l’importante è accoglierlo con «semplicità di spirito». Molti cristiani oggi vivono in uno stato intermedio tra il cristianesimo tradizionale che ha alimentato i primi anni della loro vita e una scristianizzazione che poco a poco ha invaso tutto. Una fede esposta a tante critiche e combattuta su tanti fronti può essere vissuta con autenticità solo da coloro che scoprono il gusto di incontrarsi con la realtà del Dio vivo. Ognuno deve fare la propria esperienza. Oggi più che mai è necessaria «l’esperienza religiosa».  A poco servirà ai cristiani confessare per abitudine le proprie credenze, se non scoprono la fede come esperienza gioiosa, intensa e rivitalizzante. È sempre decisivo trovare «il tesoro nascosto nel campo». Incontrarsi col Dio di Gesù Cristo e sperimentare che è lui a poter rispondere in modo pieno alle domande più vitali e alle aspirazioni più profonde.
Ora più che mai abbiamo bisogno di pregare, fare silenzio, guarire da tanta fretta e superficialità, fermarci davanti a Dio, aprirci con maggiore sincerità e fiducia al suo mistero insondabile. Non si può più essere cristiani per nascita, ma per una decisione che si alimenta con l’esperienza personale di ognuno. La nostra ricerca è in realtà la conseguenza del disagio provocato in noi dall’inseguimento segreto e infaticabile, gratuito e tenace di una misericordia di cui ignoriamo il volto. La presenza di questo amore forse si manifesta nel nostro cuore solo immergendoci in uno smarrimento la cui fonte ci è ignota. Ma è allora che incominciamo a cercare questa fonte, senza sapere ciò che ci attende, nè ciò che desideriamo, nè perché desideriamo, e senza nemmeno accorgerci che desideriamo. Quando infine siamo illuminati e sappiamo che cosa ci manca, allora crediamo di cercare Dio nell’istante stesso in cui egli riesce a raggiungerci, a toccarci, a trattenerci.