Guariento Mario | DOMENICA 26.09.2021
Tutte le opere, i commenti, le riflessioni di Don Mario Guariento
guarientomario, gauriento, don guariento, guariento mario, mario guariento, liturgia guariento
898
post-template-default,single,single-post,postid-898,single-format-standard,ajax_fade,page_not_loaded,,vertical_menu_enabled,side_area_uncovered_from_content,qode-theme-ver-7.6.1,wpb-js-composer js-comp-ver-5.2.1,vc_responsive
 

DOMENICA 26.09.2021

23 Set DOMENICA 26.09.2021

Marco 38 – 43

È difficile sapere con certezza se l’episodio dell’esorcista estraneo sia esistito realmente o piuttosto riproduca una posizione della Chiesa primitiva. Questo non si può sapere con sicurezza. In ogni caso, sembra certo che Gesù si opponga alla mentalità del ghetto che spesso caratterizza non pochi gruppi chiusi, intolleranti, intransigenti, che per di più si considerano privilegiati o si considerano come gli autentici, i migliori. Secondo questo vangelo, qualcosa di questo modo di pensare era molto presente nei discepoli di Gesù. Ma Gesù non vuole tra i suoi discepoli gente chiusa, intollerante o intransigente, gente escludente, che si considera con il monopolio della verità e del bene. Tutti quelli che fanno il bene, che liberano altre persone da sofferenze, oppressioni e forze di morte, a qualsiasi gruppo appartengano, di qualsiasi religione siano e quali convinzioni abbiano, meritano senza esitazioni il nostro rispetto, la nostra accettazione e la nostra accoglienza. Gesù non ha preteso da quell’esorcista che si unisse al gruppo dei discepoli; perché il Vangelo di Gesù non è una “religione escludente”, ma un “progetto di vita includente”. Quello che importa non è stare in questo o in quell’altro gruppo, in questa comunità o in un’altra…L’unica cosa che è importante veramente è essere buoni con tutti e fare il bene.
Gesù mette severamente in guardia contro l’ambizione, perché per colpa dell’ambizione quelli che pensavano di trovare un’alternativa di uguaglianza e di fraternità nella comunità cristiana possono restare delusi e abbandonarla. C’è un avviso di Gesù: peggio che morire è far del male ai piccoli a quelli che non nutrono ambizioni di onori e di preminenza e adottano un atteggiamento di servizio, vivono il loro quotidiano con umiltà e amore, condizioni della vera sequela. Lo scandalo esiste quando nella comunità ci sono alcuni che pretendono di essere più grandi, di essere serviti invece che servire, mettendosi al di sopra degli altri come superiori ad essi. Questa ambizione metterebbe in pericolo l’adesione de “i piccoli” a Gesù. Continua la polemica di Marco contro quelli che pretendono di deformare il messaggio di Gesù introducendo modi di agire frequenti nel giudaismo.

Bisogna operare delle scelte: ogni attività (simboleggiata dalla mano): può servire per condividere, creare comunione, solidarietà o per celebrare il proprio egoismo, tenere per sé; ogni cammino/sequela (il piede) può servire per andare verso gli altri o per fermarsi a contemplare e custodire il proprio io, e non andare oltre per coinvolgersi nella costruzione di un mondo più umani e giusto; ogni aspirazione/desiderio (l’occhio) può servire per vedere l’altro, aprirsi alla sua realtà, accoglierlo e comunicare con lui, oppure per chiudersi nei confronti dell’altro, per giudicarlo, per condannarlo, per escluderlo. Ogni attività che cerca prestigio e superiorità, è viziata e occorre sopprimerla, perché mette in pericolo la fedeltà al messaggio e blocca lo sviluppo personale. Le immagini che Gesù usa sono forti: occorre estirpare tutto ciò che in ciascuno di noi si oppone al messaggio e causa danno a quelli che vogliono essergli fedele. Solo questa decisione porta alla vita, l’opzione contraria porta alla morte. La persona, ogni persona, per Gesù è sempre stata prima di ogni principio dottrinale o morale.

L’Eucaristia, in questo contesto, è l’istituzione chiave che assume la profezia come propria natura, impegnandosi a insegnare il metodo della fraternità. Essa è un raduno di persone e non una massa di gente indistinta; i credenti ascoltano la Parola e la partecipano nella vita; profetizzano e confessano la loro fede che risplende nella loro vita segnata dalla fraternità; chi presiede l’Eucaristia è il servo che lava i piedi e non il padrone che comanda; la comunione al Corpo del Signore rende i partecipanti non uniformi nel vestire, ma uniti nello Spirito e nell’anelito della testimonianza.

L’Eucaristia impone la declericalizzazione dell’Eucaristia stessa perché possa risplendere nella sua luce di raduno universale di popolo di Dio in cammino con tutti i popoli della terra. I laici non sono i detentori della partecipazione ai riti in modo passivo e succube, al contrario sono un Popolo di sacerdoti, di re, di profeti e una nazione santa (1Pt 2,9) che ha l’obbligo e la responsabilità di annunciare e testimoniare l’alleanza del Dio di Gesù Cristo a tutti gli uomini e le donne di buona volontà.