Guariento Mario | DOMENICA 18.04.2021
Tutte le opere, i commenti, le riflessioni di Don Mario Guariento
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DOMENICA 18.04.2021

19 Apr DOMENICA 18.04.2021

Luca 24, 35-48

Nel Vangelo di Luca, Gesù si manifesta agli apostoli nella notte dello stesso giorno di Pasqua. Gli apostoli sono frastornati, pieni di dubbi, turbati e impauriti . Non possono essere loro gli inventori del vangelo perché non avrebbe senso questa presentazione negativa di coloro che di lì a poco dovranno dare testimonianza anche con la vita. Gli apostoli sono i primi a non capire e fuggono: essi si rifugiano nella paura che li costringe a stare insieme come bambini che, avendo paura del buio, si stringono a vicenda per sperimentarsi vivi. Sono insieme, ma non fanno comunità, sono raccolti, ma per difendersi dai fantasmi. Sono insieme, ma soli, soli e immobilizzati nel terrore di una presenza che non avevano nemmeno immaginato. Il Signore deve fare un’opera di persuasione dolce e suadente, invitandoli con dolcezza a toccarlo per vedere e verificare. Non riuscendo a vincere la loro paralisi, li invita a cena, portando quello che hanno. Quando si mangia insieme, anche le paure più profonde s’incrinano: portano pesce fresco. L’evangelista rileva che Gesù «ne prese, davanti a loro lo mangiò.» Gesù mangia davanti» a loro e non «con» loro. Mangiava «con loro» durante la sua vita terrena, ora da risorto mangia «davanti a loro». La differenza non è da poco e non è una questione banale. Con questo comportamento, l’evangelista ci costringe a prendere atto che il Gesù di «dopo» è lo stesso di «prima», ma completamente «diverso»: non è più l’uomo che cammina per le strade, egli ora è il Dio Invisibile, ma Presente, il Dio che vive una dimensione di vita diversa che non appartiene più all’esperienza delle fisicità, ma che si staglia sul crinale della divinità per fare dell’umano un «luogo» di esperienza divina. Questo «luogo» per noi è l’Eucaristia, il sacramento dove «vediamo e tocchiamo» che è Lui: vediamo con gli occhi della fede, cioè siamo posti in una dimensione di vertigine perché non capiamo più nulla e possiamo solo cadere in ginocchio e nutrirci della sua risurrezione, mentre con il cuore e le labbra «confessiamo» con Tommaso: «Mio Signore e Mio Dio. In una relazione d’amore dove non esistono «dare e ricevere»: l’amore rifugge dal concetto di reciprocità, ma accetta solo il processo di gratuità che è circuito di uno stesso e identico movimento: indipendenza dell’io e del tu si annullano per diventare solo rivelazione del «noi», fusione di un’unica dipendenza di crescita. Amare vuol dire dipendere da chi si ama e quando si accetta questa dipendenza si vive e si sperimenta la totalità della libertà, perché non c’è maggiore libertà di quella di colui o colei che la regala per amore senza pretendere o chiedere nulla in cambio. In questo contesto, la vita stessa diventa la cartina di tornasole della nostra capacità di voler dipendere da Dio come sorgente di libertà e di autonomia, per cui ci sentiamo custoditi e amati non per i nostri atteggiamenti o ciò che facciamo, viviamo, pensiamo, ma unicamente per noi stessi: noi valiamo la vita stessa di Dio. Per questo vogliamo vivere la risurrezione che è il ristabilimento della nostra identità nel contesto della signoria di Dio sul mondo e sulla nostra vita nel segno dell’amore che ha un nome proprio: Gesù. L’Eucaristia che celebriamo apre noi all’esperienza di Dio e Dio alla nostra esperienza in un processo di comunione di vita dove Gesù risorto non mangia più «davanti a noi», ma ora non solo mangia «con noi», ma addirittura è lui stesso che si offre come cibo di vita che ha sconfitto la morte: egli scompare in noi per apparire risorto nelle nostre scelte, nelle nostre parole, nei nostri gesti, nella nostra vita di testimonianza. Sebbene il valore storico delle apparizioni del Risorto si possa mettere in dubbio, il suo messaggio profondo è indubitabile. Ebbene, tale messaggio non consiste solo nell’affermare che Gesù è il Vivente, che ha vinto la morte. Oltre a ciò, i racconti delle apparizioni sottolineano molto chiaramente che Gesù Risorto, sebbene fosse stato esaltato dalla destra di Dio e sebbene Dio lo avesse costituito Signore e Messia e Figlio di Dio con potenza, Gesù, proprio dopo la risurrezione, appare e si mostra più umano che mai. Una volta che in Gesù Dio si è fuso e confuso con l’umano, per Gesù risuscitato, per quanto lo pensiamo e lo crediamo divinizzato, la divinizzazione non comporta un allontanamento o la minima perdita della sua condizione umana, ma tutto il contrario: proprio perché noi lo vediamo più divino, per questo diventa più profondamente umano. Questo spiega il fatto che Gesù sia riconosciuto nello spezzare il pane e la sua presenza elimini tutte le paure ed i dubbi, dando pace e gioia; si lascia vedere, toccare, palpare; come di fronte a tutti, si mostra alle donne prima che a nessun altro, spiega loro le Scritture, accondiscende alle esigenze di chi ama più di tutti. Anche Gesù risorto è sensibile all’affetto umano e lo vive con i suoi e con il mondo intero senza fare distinzioni di religioni vere o false. Quando questo si vive in pienezza, questo è vivere la Resurrezione. La certezza in una vita dopo la morte, questo è e sarà sempre una realtà che crediamo e speriamo, ma della quale non potremo mai avere certezza. Proprio in questo sta la sua grandezza. E’ la speranza che ci alimenta e ci mantiene nei momenti più difficili della vita.