Guariento Mario | DOMENICA 12.09.2021
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DOMENICA 12.09.2021

09 Set DOMENICA 12.09.2021

Marco 8, 27 – 35

L’episodio occupa un posto centrale e decisivo nel vangelo di Marco. Già da tempo, i discepoli convivono con Gesù. È giunto il momento di pronunciarsi con chiarezza. Probabilmente, è da quando si sono uniti a lui che si stanno interrogando sulla sua identità. Quello che più li sorprende è l’autorità con cui parla, la forza con cui guarisce i malati e l’amore con cui offre il perdono di Dio ai peccatori. Chi è questo uomo, in cui sentono tanto presente e vicino Dio, amico della vita e del perdono? Tra la gente che non ha vissuto con lui corre ogni tipo di voci, ma a Gesù interessa la posizione dei suoi discepoli: «Ma voi, chi dite che io sia?». Non è possibile seguire Gesù in modo incosciente e leggero. Devono conoscerlo sempre più profondamente. Pietro, raccogliendo le esperienze che fino a quel momento ha vissuto vicino a lui, gli risponde a nome di tutti: «Tu sei il Cristo». Nelle Conversazioni con Kafka di Janouch Gustav: Il suo amico Janouch domanda: ”E Cristo?”. Kafka, chinando il capo: “E’ un abisso pieno di luce. Bisogna chiudere gli occhi per non precipitarvi”. La confessione di Pietro è invece tanto limitata. I discepoli non conoscono ancora la crocifissione di Gesù per mano dei suoi avversari. Non hanno fatto ancora esperienze che permettano loro di cogliere meglio quello che si racchiude in Gesù. Solo seguendolo da vicino con umiltà, consapevolezza e fede crescente potranno imparare a leggere nel cuore del Maestro. Per conoscere e confessare Gesù Cristo, non basta riempirci la bocca di titoli cristologici meravigliosi. È necessario seguirlo da vicino e collaborare con lui giorno dopo giorno.

Gesù ci insegna soprattutto un nuovo stile di vita. Chi si avvicina a lui non si sente tanto attratto da una nuova dottrina quanto invitato a vivere in un modo diverso, più radicato nella verità e con un orizzonte più degno e più pieno di speranza. Gesù ci può liberare anche da forme poco sane di vivere la religione: fanatismi ciechi, deviazioni legaliste, paure egoiste, attivismi vuoti. Può, soprattutto, introdurre nelle nostre vite qualcosa di tanto importante come la gioia di vivere, lo sguardo compassionevole verso le persone, la creatività di chi vive amando. Gesù ci può redimere da immagini malate di Dio che ci trasciniamo senza renderci conto degli effetti dannosi che producono in noi. Ci può insegnare a vivere Dio come una presenza vicina e amichevole, fonte inesauribile di vita e tenerezza. Lasciarci condurre da lui porterà a incontrarci con un Dio diverso, più grande e più umano di tutte le nostre teorie. Per incontrarci con Gesù a un livello un po’ autentico, dobbiamo avere il coraggio di uscire dall’inerzia e dall’immobilismo, recuperare la libertà interiore ed essere disposti a «rinascere», lasciandoci alle spalle l’osservanza abituale e noiosa di una religione convenzionale. Gesù è il guaritore e il liberatore di tutti coloro che vivono prigionieri dell’indifferenza, distratti dalla vita moderna, sedotti dal benessere materiale, ma senza via, senza verità e senza vita.

Il grande teologo Gerhard Ebeling diceva: « Gesù ha reso comprensibile Dio». La fede non può limitarsi a una dichiarazione d’intenti, ma deve diventare linfa che nutre la vita di ogni giorno verificata nelle scelte concrete. Possiamo dire che la religione si nutre di atteggiamenti e la fede ha sete di vita. “Chi mi vuole seguire prenda la sua croce”. Il metodo della croce è semplicemente l’applicazione fino in fondo del criterio della verità: essere se stessi sempre, senza mai barare, senza mai tradire, senza mai venire meno alla propria vocazione e al proprio progetto di vita che non può essere diverso da quello di Dio perché è lui che ci ha fatti a sua immagine. Vivere alla luce della croce significa cercare la profondità della propria coscienza e offrila a Dio come dono gratuito. Anche se ci sentiamo indegni, inadatti e peccatori, dobbiamo non dimenticare mai che è con questo materiale pregiato che Dio costruisce il suo Regno.

Prendere la croce significa considerare la propria vita non come fine assoluto, ma come campo dove noi insieme con Dio possiamo combattere la battaglia dell’amore che sul trono regale della croce trova il suo esito e il suo senso. La storia messianica di Gesù di Nazaret, che incarna il progetto di Dio in vista dell’uomo, connotata da limiti, rifiuti, sconfitte e rischi non può essere esente dalle curve difficili di un mistero che prevede la Croce ma anche una Luce di vita per il Figlio dell’uomo che a tutti dona speranza di vita senza confini. E anche per gli uomini tutti, Dio delinea il medesimo progetto di costante donazione di sé, al di là di incomprensioni, di rifiuti e disorientamenti provocati da false concezioni, tentazioni di potere e soffocanti ambizioni.
L’invito è per tutti, ad andare dietro il Figlio dell’uomo, nell’identità di sequela e di scelte di vita, ricalcando le orme dell’Uomo destinato alla Croce, e tralasciando interessi e poteri che spengono amore e libertà, orientati al punto conclusivo di incontro e di compagnia comune.

Cristo, mia dolce rovina,
gioia e tormento insieme tu sei.
Impossibile amarti impunemente,
dolce rovina, Cristo,
che rovini in me tutto ciò
che non è amore.
Impossibile amarti senza pagarne il prezzo
in moneta di vita.
Impossibile amarti e non cambiare vita
e non gettare dalle braccia il vuoto
e non accrescere gli orizzonti che respiriamo.

David Maria Turoldo