Guariento Mario | BATTESIMO DEL SIGNORE
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BATTESIMO DEL SIGNORE

11 Gen BATTESIMO DEL SIGNORE

Marco 1, 7-11

Gesù, un giorno ha abbandonato la sua casa e la sua famiglia, è andato via da solo da Nazareth in Galilea, fino al fiume Giordano in Giudea e si è collocato nella massa di gente peccatrice, disorientata, che il Battista arrivò a chiamare razza di vipere. E Gesù era lì, nella fila dei peccatori, come uno dei tanti tra di loro, che si vedeva bisognoso di cambiare la sua vita. In questa «incarnazione» totale di Gesù tra la massa, tra la gente, nel popolo e con il popolo, come uno fra tanti, Gesù è stato fedele al progetto di Dio, che ha voluto rivelarsi in questo modo all’umanità.
Questo è stato il punto di partenza della grande lezione che Gesù è venuto a darci: a partire dal «più umano» si rivela a noi «il divino». Questo fenomeno impressionante è il grande avvenimento che per noi viene messo in evidenza quando i vangeli ci dicono che, nel momento in cui fu battezzato Gesù, il cielo si aprì e lo Spirito di Dio andò a posarsi su quell’uomo, sull’umile galileo di Nazareth che stava lì. E lì, nel più semplicemente umano, Dio si è fatto visibile e presente, Qui sta la chiave del Vangelo. A noi non resta che immergerci nella Parola e lasciarci dominare da essa, facendola danzare nel nostro cuore con la forza e il sostegno dello Spirito Santo che invochiamo su di noi e sul mondo intero. Idealmente, andiamo pellegrini alle sponde del Giordano, il fiume che unisce il Nuovo e l’Antico Testamento. Dio è, colui che si mischia con le debolezze umane e si sporca dell’umanità inquinata che è propria dell’uomo limitato

Il messaggio è chiaro: con Cristo, il cielo è stato aperto; da Dio proviene solo amore e pace; possiamo vivere con fiducia. Nonostante i nostri errori e la nostra insopportabile mediocrità, anche per noi «il cielo è stato aperto». Anche noi potremo ascoltare con Gesù la voce di Dio: «Tu sei per me un figlio amato, una figlia amata». D’ora in poi possiamo affrontare la vita come il dono della «dignità dei figli di Dio», che dobbiamo curare con gioia e gratitudine.
Per chi vive di questa fede, la vita è piena di momenti di grazia, momenti che mettono nella nostra vita una luce e un calore nuovi. All’improvviso ci sembra cli vedere «il cielo aperto». In noi comincia qualcosa di nuovo; ci sentiamo vivi; si risveglia il meglio del nostro cuore. Quello che forse abbiamo sognato in segreto, ci viene ora donato in modo inatteso: un nuovo inizio, una purificazione di altro tipo, un «battesimo in Spirito». Dietro queste esperienze si trova Dio che ci ama come Padre. Si trovano il suo Amore e il suo Spirito «datore di vita». I primi cristiani vivevano convinti che, per seguire Gesù, è necessario vivere impregnati dal suo Spirito. Per questo nei vangeli vengono raccolte in modi diversi queste parole del Battista: «Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Non è strano che, nei momenti di crisi, ricorderanno in modo speciale la necessità di vivere guidati, sostenuti e rafforzati dal suo Spirito. Il libro dell’Apocalisse, scritto probabilmente nei momenti critici vissuti dalla Chiesa sotto l’imperatore Domiziano, ripete frequentemente ai cristiani: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese».

Il mutamento culturale senza precedenti che oggi stiamo vivendo richiede a noi cristiani una fedeltà senza precedenti allo Spirito di Gesù. Prima di pensare a strategie e ricette per la crisi, dobbiamo rivedere il nostro modo di accogliere il suo Spirito.
Non solo lamentiamoci della presente pandemia, ma anche cerchiamo di domandarci quali sono le nuove vie che Dio sta cercando oggi per incontrarsi con gli uomini e le donne del nostro tempo; in che modo dobbiamo rinnovare il nostro modo di pensare, di dire e di vivere la fede affinché la sua Parola possa giungere meglio agli interrogativi, ai dubbi e alle paure che nascono nel loro cuore.
Prima di elaborare nuovi progetti, abbiamo bisogno di trasformare il nostro sguardo, il nostro atteggiamento e il nostro rapporto con il mondo di oggi. Abbiamo bisogno di somigliare di più a Gesù, di lasciare che il suo Spirito operi in noi. Solo Gesù può conferire alla Chiesa un volto nuovo.
Ancora oggi lo Spirito di Gesù continua a essere vivo e operante nel cuore delle persone. Quella che ci sembra «crisi» può essere un tempo di grazia. Si stanno creando delle condizioni in cui l’essenziale del vangelo può risuonare in modo nuovo. Una Chiesa più fragile, debole e umile può fare in modo che lo Spirito sia compreso e accolto con maggiore verità. Alcuni anni fa, Karl Rahner si permetteva di affermare che il vero problema della Chiesa contemporanea è quello di «continuare a tirare avanti con una rassegnazione e un tedio sempre maggiori lungo i solchi abituali di una mediocrità spirituale».
A poco serve rafforzare le istituzioni, salvaguardare i riti, custodire l’ortodossia o immaginare nuovi progetti, se nella vita dei credenti manca un’esperienza viva di Dio.
Riconoscere la nostra mediocrità spirituale non trasforma le nostre vite, ma può aiutarci a intravedere fino a che punto abbiamo bisogno di «essere battezzati in Spirito Santo. Perché sia umana, alla nostra vita manca una dimensione essenziale: l’interiorità. Ci si obbliga a vivere con rapidità, senza fermarci su niente e su nessuno, e la felicità non ha il tempo di penetrare fino al nostro cuore. Passiamo rapidamente attraverso tutto, rimanendo quasi sempre alla superficie. Stiamo dimenticando di ascoltare la vita con un po’ di profondità.

Il silenzio potrebbe esserci di aiuto, ma non siamo più capaci di trovarlo in mezzo alle nostre mille occupazioni. C’è sempre meno spazio per lo spirito nella nostra vita di ogni giorno. D’altra parte, chi va a occuparsi di cose tanto poco stimate oggi come la vita interiore, la meditazione o la ricerca di Dio? Privati di alimento interiore, sopravviviamo chiudendo gli occhi, dimenticando la nostra anima, tuffandoci in un’infinità di progetti, occupazioni e illusioni. Abbiamo imparato ormai a vivere come cose in mezzo ad altre cose.
Ma la cosa triste è osservare che, troppo spesso, neanche la religione è capace di dare calore e vita interiore alle persone. Abbiamo bisogno dello Spirito perché ci insegni a passare da ciò che è puramente esteriore a quanto c’è di più intimo nell’essere umano, nel mondo e nella vita. Uno Spirito che ci insegni ad accogliere questo Dio, che abita all’interno delle nostre vite e al centro della nostra esistenza. Non basta che il vangelo sia predicato. I nostri orecchi sono ormai troppo abituati e non ascoltano più il messaggio delle parole. Ci può convincere solo l’esperienza reale, viva, concreta, di una gioia interiore nuova e differente.