23 Ago DOMENICA 22.08.2021
Giovanni 6, 61-70
Secondo l’evangelista, Gesù riassume così la crisi che si sta creando nel suo gruppo: «le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono». È vero, Gesù infonde in coloro che lo seguono uno spirito nuovo: le sue parole comunicano vita, il programma che propone può generare un movimento capace di orientare il mondo verso una vita più degna e piena. Non è però per il semplice fatto di essere nel suo gruppo che è garantita la fede. Ci sono quelli che oppongono resistenza al suo spirito e alla sua vita. La loro presenza nel movimento di Gesù è apparente; la loro fede in lui non è reale. Gesù non si irrita, non giudica nessuno, pone solo una domanda a quelli che sono rimasti con lui: «Volete andarvene anche voi?». È la domanda che oggi viene fatta a noi, che continuiamo a rimanere nella Chiesa: che cosa cerchiamo? Perché siamo rimasti? È per seguire Gesù, accogliendone lo spirito e vivendo secondo il suo stile? La risposta di Pietro è esemplare: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna». Quelli che restano devono farlo per Gesù, solo per Gesù, per nient’altro. Si impegnano con lui.
Nella società moderna viviamo assillati da parole, comunicati, immagini e notizie di ogni tipo. Non è più possibile vivere in silenzio. Annunci, pubblicità, notiziari, discorsi e dichiarazioni invadono il nostro mondo interiore e il nostro ambito domestico. Questa «inflazione della parola è penetrata anche in alcuni settori della Chiesa.
Uno dei servizi più grandi che possiamo offrire nella Chiesa è quello di mettere la persona e il messaggio di Gesù alla portata degli uomini e delle donne dei nostri giorni, di metterli in contatto con la sua persona. La gente non ha bisogno di ascoltare le nostre parole, ma le sue: solo esse sono «spirito e vita». È sorprendente vedere che, quando ci sforziamo di presentare Gesù in modo vivo, diretto e autentico, il suo messaggio risulta più attuale di tutti i nostri discorsi. II credente non può più far leva sulla cultura circostante o sulle istituzioni. La fede dipenderà sempre più dalla decisione personale di ognuno. Sarà cristiano chi assume la cosciente decisione di accettare e seguire Gesù Cristo. È questo il dato forse più decisivo nel momento religioso che viviamo oggi: si sta passando da un cristianesimo per nascita a un cristianesimo per decisione. Ebbene, l’uomo ha bisogno di appoggiarsi a un qualche tipo di esperienza positiva per prendere una decisione così importante. L’esperienza sta diventando una specie di criterio di autenticità e un fattore fondamentale per decidere l’orientamento della propria vita. Questo significa che, in futuro, l’esperienza religiosa sarà sempre più importante per fondare la fede. Sarà credente chi sperimenta che Dio gli fa bene e che Gesù Cristo lo aiuta a vivere. II racconto evangelico di Giovanni risulta oggi più significativo che mai. A un certo punto, molti discepoli di Gesù dubitano e tornano indietro. Allora Gesù dice ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Simon Pietro gli risponde a nome di tutti a partire da un’esperienza basilare: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto». Chi si avvicina a Gesù, ha spesso l’impressione di incontrarsi con un uomo stranamente attuale e più presente ai nostri problemi di oggi rispetto a molti nostri contemporanei. Ci sono gesti e parole di Gesù che ci colpiscono ancora oggi perché toccano il nervo dei nostri problemi e delle nostre preoccupazioni più vitali. Sono gesti e parole che resistono al trascorrere dei tempi e al cambiamento delle ideologie. I secoli passati non hanno spento la forza e la vita che si celano in essi, basta che siamo un po’ attenti e apriamo sinceramente il nostro cuore.
La mancanza di certezza interiore può essere una vera e propria occasione per superare l’immobilismo e l’abitudine, per liberarsi da una religione eccessivamente infantile e scoprire Gesù Cristo in modo nuovo. Forse, per la prima volta, scopro di essere libero di credere o di non credere. Certamente è più comodo non pormi nessuna domanda e vivere tranquillo, ma è più dignitoso mettermi di fronte alla mia libertà e sapere per quale motivo abbandono la fede o perché mi impegno a seguire Cristo. Se continuo a cercare la verità, presto mi accorgerò che non sono io solo a fare domande. Ora è lo stesso Gesù a mettermi in questione: «Vuoi andartene anche tu?». E ci si vede obbligati a introdurre nuovi interrogativi nell’impostazione della propria vita: perché oppongo resistenza a un nuovo e più vero orientamento della mia vita basato sulla chiamata di Cristo? Prima o poi arriva il momento di fare una scelta: o metto Gesù sullo stesso piano di altre grandi figure dell’umanità, oppure mi decido a sperimentare personalmente che cosa c’è di unico nella sua persona e nel suo messaggio. L’importante è la sincerità del cuore. Non ci si deve fidare delle certezze e delle sicurezze del passato, né scoraggiarsi quando cominciano i dubbi. La vera fede non sta nelle nostre spiegazioni ben fondate né nei nostri dubbi, ma nella sincerità di un cuore che cerca Dio. Quando si cerca con onestà, forse non si trova una risposta immediata a tutti i propri interrogativi, ma è facile avvertire in fondo al proprio cuore la stessa cosa che ha sentito Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna».