Guariento Mario | Domenica ventiseiesima. Luca 16, 19-31
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Domenica ventiseiesima. Luca 16, 19-31

26 Set Domenica ventiseiesima. Luca 16, 19-31

C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo.

Luca è geniale nel ritrarre questa persona con poche scarne parole che ne definiscono la personalità psicologica e spirituale. Quando una persona è nuda intimamente e vive una vita interiore povera e disadorna, ha bisogno di segni esteriori, di sovrastrutture per presentarsi al mondo, per dire chi è. E questo meccanismo è esponenziale: più sei povero dentro, più necessiti di accessori lucicanti. Il primo male che questo vuoto interiore genera nel cuore e nello spirito è l’indifferenza. Oggi nella nostra società sta crescendo l’apatia o la mancanza di sensibilità davanti alla sofferenza, degli altri. Ricordiamo le parole cariche di tristezza che Papa Francesco pronuncia a Lampedusa, davanti a quel mare che per troppi è diventato una tomba crudele e ingiusta: “ Il mondo, questa nostra umanità non sa più piangere!”
Chi segue Gesù diventa sempre più consapevole della propria povertà spirituale e più sensibile alla sofferenza di chi incontra sul suo cammino. Perciò nessuno creda di essere pervenuto al possesso appagato, ma abbia sempre l’anima nuova di chi sempre incomincia. Solo rinunciando alla illusione di autosufficienza e ai surrogati cercati per anestitizzare la paura, si può scoprire l’innata vocazione all’infinito ed esperimentare il mistero che vive in ogni coscienza. La parabola diventa una sfida alla nostra vita appagata.                                                                                                                                               Ognuno di noi si chiude nella «sua vita» e resta cieco e insensibile davanti alla crisi familiare, all’insicurezza e alla disperazione di tanti uomini e donne. Nella nostra vita abbiamo oggi più che mai bisogno di accrescere l’empatia per vincere la indifferenza che devasta le relazioni. L’empatia in una relazione interpersonale riesce a far vivere simultaneamente l’esperienza della vicinanza e l’esperienza della libertà; e ciò stabilmente poiché è un atteggiamento, un orientamento di base della personalità, un modo di essere che orienta il pensare, l’agire e l’amare. Solo allora viene donato, senza solennità e sforzo, un tipo di presenza viva, vitalizzante, calda e amabile. La persona egocentrica non riesce mai a cogliere l’altro come persona libera e creativa, come un valore ma ha davanti un oggetto di cui servirsi per il proprio tornaconto, per il proprio bisogno di affetto, di prestigio, di potere, di riconoscimento, di ambizione. Empatia significa amore per l’altro, con una sfumatura particolare: la possibilità di provare interesse gratuito per il mondo interiore delle persone e di relazionarsi con loro in modo spontaneo, soddisfacente, arricchente, libero, con dimostrazione autentica di vicinanza. In realtà le nostre possibilità di amare sono ampie e non si esauriscono in una inclinazione affettiva verso una persona soltanto. L’esperienza porta ogni giorno a stabilire una molteplicità di relazioni; alcune di esse richiedono più impegno, una densità affettiva particolare e una partecipazione globale dell’essere. L’empatia è l’appoggio naturale dell’amore profondo come dono, gratuità, tenerezza, meraviglia, solidarietà, essa aiuta infatti la relazione amicale a procedere gradualmente verso la liberazione di se stessa, mediante il passaggio dall’egocentrismo al rapporto aperto nel quale ciascuno porta se stesso nella totalità del suo essere.  C’è un racconto messicano che si intitola «La speranza dei fiori». Racconta la storia di una coppia di piccoli bruchi – Peluso lui, Manchitas lei – che un bel giorno scoprono la loro vocazione a essere qualcosa di più e meglio; decidono di non continuare a essere bruchi, si trasformano in farfalle, svolazzano di fiore in fiore e, quasi senza accorgersene, fecondano il calice di tutti i fiori del giardino: il loro essere farfalle si è trasformato ne «la speranza per i fiori».

Solo amando veramente si può essere pronti per uscire incontro al mondo e fecondarlo per generare nuove vite colorate di arcobaleno.