Guariento Mario | Domenica seconda di Pasqua. Giovanni 20, 19-31.
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Domenica seconda di Pasqua. Giovanni 20, 19-31.

28 Apr Domenica seconda di Pasqua. Giovanni 20, 19-31.

La scena, così sconcertante, di una comunità raccolta a porte chiuse dice con chiarezza come sia proprio la Pasqua, la vivente presenza del Signore, a liberare la chiesa da quella paura che sperimenta in una storia sentita come ostile.

Ricca dello Spirito di Cristo, la chiesa comincia a vivere il tempo della gioia e della libertà ritrova fiducia e sicurezza: avendo al proprio centro il Signore e i suoi gesti di amore. 

Pace a voi. Non si tratta di un augurio, non di una semplice promessa, ma di una constatazione: la pace è qui, è in voi, è iniziata. La pace è una voce silenziosa, non grida, non si impone, si propone, come il Risorto; con piccoli segni umili, un brivido nell’anima, una gioia che cresce, sogni senza più lacrime.

Quella sua pace scende sui nostri cuori stanchi e paurosi, scende sulla nostra vicenda di dubbi e di sconfitte, sulle nostre guerre. Ad essa ci consegniamo, anche se appare insignificante a chi adora lo spettacolo, perché «se in noi non c’è pace, non daremo pace. 

Mio Signore e mio Dio. In essa è riassunta tutta l’esperienza pasquale: il Gesù dalla morte fallimentare è ora il vincitore, ma il vincitore porta le ferite del giustiziato.

Croce senza Pasqua è cieca, Pasqua senza croce è vuota. 

Per due volte Tommaso ripete quel piccolo aggettivo “mio”, che cambia tutto, che viene dal Cantico dei Cantici, “Il mio amato è per me e io per lui” , che non indica possesso geloso, ma ciò che mi ha rubato il cuore; designa ciò che mi fa vivere, la parte migliore di me, le cose care che fanno la mia identità e la mia gioia.

A me che cerco Dio è data una sola risposta: Gesù: «ricevete lo spirito santo». Lo Spirito è la potenza della risurrezione all’opera nella storia dell’umanità. In forza della risurrezione la storia umana non è semplicemente un vuoto, un’attesa, ma è colma di quella vittoria di Cristo sulla menzogna e sul male che ci permette di avanzare verso l’avvenire ultimo. Sta qui il compito della comunità pasquale: con umiltà e fedeltà custodire quella forza che la rende totalmente disponibile a Dio.

In forza dello Spirito, la comunità impara a vedere la storia come l’ambito in cui la novità unica e singolare di Gesù di Nazaret si riversa sull’umanità. 

Lo Spirito genera in essa una storia nuova: come ci ricorda la visione delle «ossa aride di Ezechiele». Lo Spirito riveste della grazia un popolo che non ha niente e che non è niente. Lo Spirito che ha illuminato il nostro cuore pieno di oscurità, può illuminare tutti senza alcuna eccezione. In forza dello Spirito, la chiesa abbandona ogni rassegnazione e presunzione per testimoniare la speranza che porta con sé. Anche di fronte ad una società ostile, non nasconde la testa sotto la sabbia per non farsi assalire dai dubbi, non si rinchiude nelle porte sprangate dai suoi cenacoli: di fronte all’enigma di una storia che sembra allontanarsi da Dio, la chiesa riceve dallo Spirito la forza di sperare e il coraggio di servire l’amore. Basilio ci esorta nella sua meditazione sullo Spirito Santo:

«Infinitamente liberi nello Spirito, non avremo mai finito di mettere al mondo l’amore » 

È questa speranza a dominare la vita della chiesa: «Come un sole che si impadronisce di un occhio purissimo, lo Spirito ti mostrerà in se stesso l’immagine dell’invisibile e nella santa contemplazione dell’immagine tu vedrai l’indicibile bellezza dell’Archetipo» 

Lo spirito il nostro maestro interiore apre il nostro cuore, lo sostiene e lo illumina: la scena dell’apostolo Tommaso lo mostra con chiarezza. «Non essere più incredulo ma credente». 

Emerge qui un processo che radica la parola di Dio nel cuore dell’uomo.

La tradizione spirituale ha raccolto questo dato nel bel tema dello Spirito come Maestro interiore: proprio perché la Parola non mira ad istruirci ma a convertirci, appare la necessità di una mozione interiore.  Ad impedirci di ascoltare e di accogliere la Parola, infatti, non è la pochezza di intelligenza ma la durezza di cuore. Dio parla nell’intimo a quelli che gli fanno posto.