24 Ago Domenica ventunesima. Giovanni 6,60-70
Non solo i giudei, ma anche molti discepoli sono scandalizzati dal discorso del Maestro sul pane della vita. In realtà il messaggio del Cristo vuole scuotere e deve essere accolto, anche quando può apparire irrazionale o assurdo. La logica del vangelo non può essere sempre misurata con il metro della ragione umana. Se la parola di Gesù non disturba più, se non invita a una riflessione seria e non stimola a un’adesione più intima al Verbo incarnato, è segno evidente che si è diventati refrattari e impermeabili al suo messaggio. Viviamo in un’epoca «post-cristiana».
Ciò significa che la fede non è più qualcosa di evidente e naturale. Ciò che è cristiano è sottoposto a un esame critico sempre più implacabile. Sono molti quelli che in un simile contesto si sentono scossi dal dubbio. Il credente non può più far leva sulla cultura circostante o sulle istituzioni. La fede dipenderà sempre più dalla decisione personale di ognuno. Sarà cristiano chi assume la cosciente decisione di accettare e seguire Gesù Cristo. È questo il dato forse più decisivo nel momento religioso che viviamo oggi: si sta passando da un cristianesimo per nascita a un cristianesimo per decisione. Questo significa che, in futuro, l’esperienza religiosa sarà sempre più importante per fondare la fede. Sarà credente chi sperimenta che Dio gli fa bene e che Gesù Cristo lo aiuta a vivere.
Il racconto evangelico di Giovanni risulta oggi più significativo che mai. A un certo punto, molti discepoli di Gesù dubitano e tornano indietro. Allora Gesù dice ai Dodici: Volete andarvene anche voi? Simon Pietro gli risponde a nome di tutti a partire da un’esperienza basilare: Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto. Non è bene vivere nell’ambiguità, è necessario prendere una decisione fondata sull’esperienza personale. La fede spesso è per noi come un abito di seta, abbellisce ma non copre.
La fede non può essere conquistata con le sole forze umane; di qui il bisogno di chiedere al Padre la grazia di credere esistenzialmente nel Figlio suo unigenito e di crescere in questa adesione vitale. La fede di Pietro diventa il modello di tutti i discepoli di Gesù. Il Maestro, in questa occasione, invita i «dodici» a una scelta e il portavoce degli apostoli risponde con una professione di fede che mostra l’abbandono completo del discepolo nelle mani del Cristo, il Santo di Dio. Pietro ha una fiducia incondizionata nel Maestro e perciò sceglie di continuare a seguirlo. Non pochi cristiani oggi sentono nascere nel loro intimo dubbi, non su questo o quel punto particolare del messaggio di Cristo, ma sulla totalità della fede cristiana. Ciò che li preoccupa non sono i dogmi, ma qualcosa di più fondamentale e che li precede: perché devo orientare la mia vita seguendo le formule ingenue di Cristo, perché il mio desiderio di vita, di piacere e di libertà deve essere subordinato a una morale quasi impossibile?
Molte volte, pur senza formularla in maniera precisa, sperimentano nel loro intimo una divisione profonda. È importante vivere in modo positivo questa esperienza di dubbio religioso. Una siffatta mancanza di certezza interiore può essere una vera e propria occasione per superare l’immobilismo e l’abitudine, per liberarsi da una religione eccessivamente infantile e scoprire Gesù Cristo in modo nuovo. L’importante è la sincerità del cuore. Non ci si deve fidare delle certezze e delle sicurezze del passato, né scoraggiarsi quando cominciano i dubbi. La vera fede non sta nelle nostre spiegazioni ben fondate né nei nostri dubbi, ma nella sincerità di un cuore che cerca Dio. Quando si cerca con onestà, forse non si trova una risposta immediata a tutti i propri interrogativi, ma è facile avvertire in fondo al proprio cuore la stessa cosa che ha sentito Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna. “Da allora molti dei suoi discepoli non andavano più con Lui. E Gesù disse: Forse anche voi volete andarvene? ” Si sente in queste parole di Gesù tutta la sua tristezza e lo smarrimento per il rifiuto del suo insegnamento. A questa angoscia dà risposta Pietro: “Tu hai parole si vita eterna ; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il santo di Dio.” E’ condensata qui l’essenza della sequela: credere – conoscere, accogliere e vivere la Parola di Gesù perché Lui solo è la vita, Egli solo dà futuro e consistenza alla nostra storia… Credere per Giovanni non è adesione ad una dottrina ma compromettersi in una relazione! Ladislao Boros definisce questo atteggiamento come «vicinanza al creato e vicinanza all’Assoluto… Distensione in mezzo alle cose e apertura al mistero – ecco la nostra nuova patria in un mondo diventato inquietante»