Guariento Mario | Quinta domenica. Marco 1,29-39 
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Quinta domenica. Marco 1,29-39 

02 Feb Quinta domenica. Marco 1,29-39 

Domenica scorsa abbiamo lasciato Gesù nella sinagoga; siamo quindi in giorno di Shabàt. Oggi assistiamo a una delle molteplici violazioni del Sabato, con cui Gesù afferma la propria libertà, ma anche le priorità della vita: davanti ai bisogni concreti delle persone, anche Dio si arresta e sospende ogni sua prerogativa. Prima viene la persona nella sua concretezza, solo dopo viene tutto il resto, religione compresa. Nutrito dell’amore del Padre, Gesù non si chiude nel suo guscio, ma si riversa sull’umanità affitta e schiacciata da molte malattie e demoni. Dio non può essere separato dall’uomo. Dal momento dell’incarnazione, il destino di Dio è incrociato inseparabilmente con quello di ciascun uomo e ciascuna donna. La guarigione, qualsiasi guarigione, nel vangelo, non è mai fine a se stessa, ma ha sempre un traguardo: quello di spendere ciò che si è ottenuto per gli altri. Non siamo risuscitati perché simpatici o per privilegio, ma per dedicarci più agevolmente agli altri, a chi ne ha bisogno e per rendere visibile il volto solidale della comunità.   

Dalla comunità smarrita per la bocca di Simone nasce un grido: Tutti ti cercano! Tutti ti cerchiamo, Signore. In modi e in tempi diversi, ciascuno come può e come sente. Ma tutti ti cerchiamo, da sempre. Ci gettiamo deformi, educati o maleducati, nelle cose belle e affascinanti che hai creato, le vogliamo possedere, trasformare a nostra immagine, ma in verità cerchiamo te. Usiamo questo mondo e la creazione come se ne fossimo i padroni e qualcosa ci appartenesse veramente, ma noi apparteniamo solo a te e tu sei per noi. Le cose ci attirano, ma non sono te, ci hai donato il mondo perché riuscissimo a vedere nelle cose, in trasparenza, te, la tua dolcissima mano, il tuo volto, il tuo amore. Tutto ciò che esiste, se impariamo a non possederlo, può essere vissuto come trasparenza di te. Tutti ti cerchiamo, Signore, ma perché? E’ perché ci fai paura? E’ perché ormai sei nella nostra abitudine mentale? Perché eri con noi, siamo stati fatti da te, in te, per te. Perché ci hai riempito le narici del tuo fiato, i piedi dei tuoi orizzonti, gli occhi della tua luce. Conosciamo il tuo profumo, il suono dei tuoi passi e della tua voce, l’infinito dolcissimo appagamento delle tue carezze. Ti abbiamo perduto dopo averti a lungo conosciuto, amato, sentito, vissuto. Abbiamo perduto il tuo volto dolcissimo che riempiva completamente il nostro sguardo e le nostre emozioni, abbiamo perduto il tuo abbraccio. L’abbraccio più sicuro, dolce, potente, rasserenante, innamorato, fedele, luminoso che esista. Ti cerchiamo, perché adesso che non ti vediamo più, ci sembri lontano, assente. Ci manchi, ci manchi, Signore, ci manchi immensamente. Ci manchi fino alle lacrime e se il nostro cuore fosse più puro una sola tua Parola, un solo cenno della tua mano, potrebbe farci innamorare dell’Amore per l’eternità. Non ci rendiamo nemmeno conto di quanto ci manchi. Ci buttiamo nel progresso, nel successo, nella vanità, nelle schiavitù più umilianti, ma… ci manchi tu, cerchiamo te. 

Ti cerchiamo, Signore, perché tu sei amore, e noi, alla fine abbiamo bisogno di amore, amore vivo, forte e gratuito. Senza amore il nostro corpo si ammala. Bisogna che impariamo ad amare, ad amarci, senza possedere, senza pretese o attese.

In queste condizioni, la preghiera diventa la necessità dell’essere, del desiderio e dell’agire, del progettare e del realizzare, la verifica della relazione damore con Dio che si trova solo se c’è il clima adatto dell’ascolto nel silenzio che diventa attenzione assoluta. A questo livello non occorrono parole, perché basta «esserci». La preghiera è la relazione tra due innamorati. Da questo punto di vista allora pregare significa perdere tempo per la persona amata. Pregare non è dire formule, ma «stare con…». Due innamorati stanno insieme per uniformare pensieri, desideri, aspirazioni, progetti, sentimenti, volontà, decisioni. Gesù prega per verificare che la sua volontà sia conforme a quella del Padre e in questo senso la preghiera è anche purificazione da eventuali tracce di egoismo narcisista e di tornaconto. Se uno prega veramente e non parla solamente con se stesso, entra in intimità d’amore con il Signore e quando finisce di pregare non è più lo stesso perché passa dalla preghiera d’intimità alla vita di preghiera: egli prega vivendo, come prima viveva pregando; la vita diventa preghiera e la preghiera è vita..