Guariento Mario | Domenica Prima di Avvento. Marco 13,33-37.
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Domenica Prima di Avvento. Marco 13,33-37.

01 Dic Domenica Prima di Avvento. Marco 13,33-37.

L’Avvento non è una preparazione al Natale, ma una contemplazione della seconda venuta di Gesù alla fine del tempo come compimento della prima venuta con l’incarnazione. Vivere l’Avvento, dunque, è stare radicati nella storia compresa tra le due «venute di Cristo»: la sua nascita storica, che lo circoscrive nel tempo e nello spazio, e il compimento del tempo quando Gesù ci libera dai limiti tempo-spaziali per proporsi come modello universale, sul versante di Dio. Per la fede cristiana, la storia non giunge alla fine, ma raggiunge il suo fine. L’Avvento, infatti, fluttua tra questi due appuntamenti con il Cristo: uno già sperimentato, l’altro atteso al compimento della storia.

Il tema della «vigilanza» del Vangelo di oggi, si presenta come «discernimento», la disposizione interiore che va oltre le apparenze per cogliere il cuore autentico di un fatto, di un avvenimento, di una persona. Vigilare vuol dire cogliere il senso profondo di ciò che accade e discernere significa valutare con sapienza il valore di questo senso per indirizzarlo al suo compimento in sintonia con il disegno di Dio che si manifesta con l’avvento del Signore. La vigilanza è compito specifico del custode. Pietro deve vegliare nella notte sui servi, custodendo il loro lavoro e la loro tranquilla dedizione all’impegno personale, nel rispetto del servizio che ciascuno è chiamato a svolgere. Pietro non ha ricevuto il mandato di spadroneggiare sulla chiesa, ma di essere servo di essa: non sono i figli che devono vegliare la notte, ma il padre vigile deve custodire il loro sonno. Marco gerarchizza la vigilanza, descrivendo la funzione di chi presiede nel discernimento dei segni della venuta del Signore: necessario è il servizio di vigilanza, perché il regno di Dio giunge all’improvviso e occorre essere pronti ad accoglierlo, in qualsiasi momento. Pietro non è il proprietario della chiesa, ma il vigilante notturno. Anche l’uomo moderno reagisce all’imprevedibilità degli avvenimenti, non con la fuga quanto piuttosto con il tentativo di «possederli» per renderli prevedibili e sottomessi alla propria volontà e bisogno. La Scienza è lo strumento con cui l’uomo cerca di dominare il mondo e con esso ogni evento: il rischio è che la Scienza possa diventare «idolo» e fonte di onnipotenza che travolgerebbe l’uomo e la sua umanità. Dio non si manifesta più nella ritualità della natura dominata dal fato, ma nell’imprevedibilità stessa della vita dell’uomo: nella sua schiavitù, nel suo desiderio di libertà, nella fame e nello sforzo per riuscire, nella pace e nella fatica di mantenerla poichè spesso degenera nella guerra, nell’ingiustizia della ricchezza che costringe la moltitudine alla miseria e alla morte, ecc. Nulla è banale nella vita di ciascuno perché ogni attimo, ogni gesto, ogni atto, ogni alito, ogni pensiero, ogni accadimento sono segnati dalla Presenza di Dio che parla attraverso il codice della incarnazione. L’uomo biblico scopre una nuova verità: l’avvenimento umano è il luogo privilegiato della manifestazione di Dio, anzi esso è il nuovo linguaggio con cui Dio parla all’umanità. Per incontrare Dio non bisogna più scalare il cielo, ora è sufficiente attendere in terra e cogliere negli eventi la Presenza di Dio perché egli si è identificato con l’avvenimento storico. Tendere alla pienezza per il credente in Gesù, significa scendere nelle profondità di sé, della propria umanità perché è lì il luogo possibile dell’incontro con Dio, di cui è «immagine e somiglianza». Nemmeno Dio è rimasto rinchiuso nel cielo e le persone, se vogliono trovare la verità di se stesse devono per forza interrogare la materia, la carne, la storia, la vita. La vigilanza diventa così la caratteristica propria di chi crede, perché egli va in missione nel mondo a cercare i segni di questa Presenza amica dell’umanità che spiega il senso del cammino di ogni uomo e donna. La vigilanza porta in sé il tempo dell’attesa, il desiderio della relazione, l’esperienza dell’incontro. L’uomo non ha più bisogno di spazi e recinti sacri perché tutto il mondo è il luogo dove si può incontrare il Dio dell’avvenimento, il Dio dell’incontro e della comunione.