21 Ago Festa della Assunzione di Maria. Luca 1,39-56.
Oggi celebriamo «una» donna, una donna ebrea, palestinese, una donna di Nàzaret che ha regalato la sua identità e il suo stesso essere a Dio, perché ne facesse un dono all’umanità intera. L’essenza della libertà, sta nel diventare “servi per amore” regalando la propria libertà a qualcuno. È il segreto degli innamorati, perché chi ama vive come servo/a della persona amata. L’amore libero è un amore che serve e ciò è così vero che ne è testimone lo stesso linguaggio segreto degli innamorati. Guardando Maria, una di noi, lasciamoci introdurre in questa dimensione di amore esclusivo e portiamo con noi tutti gli aneliti e i sospiri dell’umanità intera, offrendo agli uomini non più e non solo il segno della presenza di Dio, ma la stessa Presenza che nel grembo di Maria «carne fu fatta» (Gv 1,14). La Chiesa orientale, fin dal tempo del concilio di Èfeso del 431, ha sempre considerato la Dormizione della Vergine come la «Pasqua della Madre di Dio». Tutte le Chiese orientali hanno sempre celebrato la Dormizione di Maria come la più grande festa mariana. I quattordici giorni che precedono la festa furono chiamati «piccola quaresima della Vergine» in rapporto alla grande quaresima che precede la Pasqua di risurrezione di Gesù. Lei lo portò e lo educò, educandosi all’ascolto della sua Parola, lei fu affidata a noi e noi a lei ai piedi della croce nella persona del discepolo Giovanni, lei è la madre che condivide con noi i suoi sentimenti di credente. Per fare una vera «esperienza cristiana», bisogna sapere chi siamo, che progetto portiamo nel nostro cuore, quali sono le coordinate della nostra persona nella nostra ricerca di maturazione e di conformazione a Cristo. Maria che ci è madre, con la sua vita ci ha offerto concretamente il «volto», il cammino, la trasfigurazione di noi tutti. Chi vede Maria, vede il progetto del Padre: la costruzione di una «coscienza di fraternità». Maria è un discorso su Dio. Così, con geniale intuizione, J. Dupont aveva definito il cantico di Maria: un discorso su Dio, che deve tramutarsi, per noi, in uno stile di vita che si concretizza nell’impegno per la carità, la giustizia e la pace. Parlare di Maria come discorso su Dio significa che c’è bisogno di lei, della sua persona e delle sue parole, per comprendere concretamente che cosa Dio riesca a realizzare, quando la sua Parola trova l’accoglienza sincera e umile in noi come l’ha trovata nel cuore della madre del Signore. Maria è l’espressione più autentica della comunità cristiana, perché Dio in lei ha trovato una tale trasparenza, da farci vedere suo Figlio, e farci sentire nella sua parola come vivere la sua infinita ricchezza di amore per noi. La Serva del Signore, nel quotidiano, esprime tutta la forza, il coraggio, il rischio, l’ansia di libertà, il sacrificio personale, spesso eroico, di tutte le «Madri». Oggi, la Serva del Signore, in questo mondo che Dio vuole libero e aperto a tutti, senza catene, ci insegna a cantare nel buio della storia, la certezza della speranza.