Guariento Mario | Sesta Dominica dopo Pasqua. Giovanni 14,15-21
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Sesta Dominica dopo Pasqua. Giovanni 14,15-21

12 Mag Sesta Dominica dopo Pasqua. Giovanni 14,15-21

Gesù disse ai suoi discepoli: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: continuo a venire da voi. Voi mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.»
Chi prende sul serio il Vangelo dovrà inevitabilmente scontrarsi con frequenti situazioni problematiche nei confronti dei poteri dell’«ordine stabilito», che non sopporta le norme di vita, i valori e le regole di comportamento che negano i valori che reggono il presente nel quale viviamo. Questo evidentemente è una sfida che fa paura. Ma è anche una luce di speranza per il futuro dell’umanità. Perché solo persone abitate dallo Spirito potranno imprimere una svolta nuova alla civiltà ed alla storia. Gesù ha tracciato l’itinerario della nuova umanità, itinerario che la conduce a incontrare il Padre in solidarietà totale con l’uomo. Voi
saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. Gesù ci dice che Dio diventa una cosa sola con la comunità e vive in ogni membro di essa. Si hanno così due protagonisti della nostra storia: la comunità in cammino e la presenza di Dio in mezzo ai suoi. È un’esperienza di unità e integrazione, una comunità di vita fra Dio e l’uomo. Gesù vincola Dio agli uomini. Si costituisce così un nucleo da cui irradia l’amore: la comunità identificata con Gesù e, attraverso di lui, con il Padre. In essa e attraverso di essa si esercita l’azione salvifica di Dio nell’umanità. Senza abbandoni, anzi in concomitante presenza per illuminare, sostenere, e condividere ogni novità prima adombrata e teorizzata ma ora incarnata e vissuta in comune destino con l’uomo, perché io vivo e voi vivrete. Per sperimentare, tutti, la compresenza identificante tra Padre e Figlio e Spirito e Umanità tutta. Da questa circolarità singolare di vita, è bandita ogni menzogna, ambiguità, frodi, ricatti, prepotenze, sopraffazioni, soffocamenti di libertà, deprivazione di dignità…A chiunque continuerà ad avere occhi e cuori puri, sarà possibile ancora vedere e contemplare quel Gesù che si allontana ma che tuttavia è presente grazie alla presenza dello Spirito che si fa perenne, generando sempre nuove presenze che già da ora non ingannano e non rendono orfani. Lo Spirito costituisce qui gli uomini profeti di significati e di valori, in attesa di continue risurrezioni. La parola di consolazione: «Non vi lascerò orfani: verrò da voi», nel testo greco al posto del futuro ha il presente indicativo di continuità e si potrebbe tradurre con «io continuo a venire a voi». L’idea è chiara: nella fede noi non siamo mai soli, anche quando siamo schiacciati dall’isolamento, perché la Presenza del Signore è il sostegno del nostro stesso esistere. Abbandoniamoci all’intimità di comunione di Dio che siamo chiamati a sperimentare nel sacramento dell’ Eucaristia, dove prendiamo coscienza di essere comunità e quindi di stare sempre dentro una rete di relazioni destinate a costruire un mondo migliore e più giusto. Entriamo nel santuario della Trinità perché possiamo imparare ad imitare Dio che è unità nella diversità: Chi ama, conosce il Figlio e il Padre, trova la dimora, conosce il senso della preghiera del Figlio e ne sperimenta il risultato, cioè il Consolatore, Prima di essere un’organizzazione è un’azione di risposta a un appello; è l’adesione ad una vocazione che «convoca, raduna, chiama» attorno alla Parola per trasformarla in pane di consolazione. La comunità credente è l’azione dello Spirito inviata nei tribunali del mondo a dimostrare che Gesù è la consolazione di Dio, perché egli è venuto a rivelarne il volto affinché ogni uomo e donna fossero trovati e riconosciuti innocenti, giusti, peccatori redenti. Come convincere il mondo? La risposta è una sola: con il comandamento dell’amore che assume nel proprio grembo l’altro senza volerlo cambiare, ma accettandolo senza condizioni. Evangelizzazione, politica, economia, diritto, relazioni, tutto trova esito e risposta adeguati nell’amore che, se è consolazione dello Spirito di Gesù, diventa generante e sa anche smuovere le montagne, purificare questo cristianesimo tossico. Senza paure. Senza delusioni. Compito quindi dei credenti nel mondo non è cercare solidarietà con il potere, ma pretendere che venga rifatto sulla propria pelle il processo di Gesù che è un processo nullo perché basato su false testimonianze. Il mondo deve sapere che Gesù è innocente e che ha donato la sua vita a tutti gli uomini di tutti i tempi. I cristiani, al seguito di Gesù, sono chiamati ad avere gli occhi ben aperti per guardare in faccia l’ingiustizia e l’assurdità della sofferenza innocente. Ecco il volto della loro ‘mistica’. Più gli uomini sono umani e più permetteranno al divino di affiorare in loro. Questa è la sintonia d’amore di Dio con gli uomini, e degli uomini con Dio. «Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui»”. Gesù conferma questo dinamismo di un amore ricevuto che si trasforma in amore comunicato. la comunità diventa l’unico santuario dove si manifesta l’amore del Padre. Quanto più grande sarà la risposta degli uomini praticando l’amore verso gli altri, tanto più grande sarà la risposta del Padre con una nuova effusione di Spirito e di nuove capacità d’amore agli uomini.