14 Ott Domenica XXIX. Luca 1,1-8
Posted at 18:06h
in RIFLESSIONI
Domenica XXIX. Luca 1,1-8
“Il tema centrale della liturgia di questa domenica è la preghiera. Pretendere di parlare della preghiera è lo stesso che pretendere di conoscere l’intimità di Dio: una realtà inesauribile. Della preghiera si possono dare molte definizioni e nessuna sarebbe adeguata perché non si può definire la vita con una formula di poche parole. Essa, come la vita, ha moltissimi aspetti e deve essere vissuta: solo chi vive sperimenta e conosce. Per la preghiera vale quello che Sant’Agostino dice del tempo: «Cos’è il tempo? Chi saprebbe spiegarlo in forma piana e breve? Chi saprebbe formarsene anche solo il concetto nella mente per poi esprimerlo a parole? … Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so». L’unica spiegazione possibile della preghiera è «stare» nel silenzio, come pienezza della parola, come ambiente naturale della preghiera e ascoltarlo come eco del Verbo che si è fatto carne. Perseverare nella preghiera non significa infrangere l’insensibilità di Dio, ma educare se stessi alla fedeltà nella relazione con Dio, nutrendola di affettività orante. L’immagine del giudice «che non temeva Dio» è un paradosso che fa risaltare meglio lo splendore della «vedova», la quale smuove l’impossibile con la sola forza del suo diritto. Non si nega il valore della preghiera di domanda, ma si dice che è una fase primordiale della preghiera fino a quando questa non maturi e diventi confidenza, abbandono, riposo, desiderio, silenzio adorante. Pregare è accedere alla fecondità di Dio per renderne partecipi quanti a lui si accostano. La preghiera, quindi, è un circuito generativo dove ognuno si fa vita per l’altro e tutti s’immergono nella sorgente della fecondità che è Dio. Pregare, allora, significa immergersi nella vita con tutte le sue contraddizioni, sapendo di non essere soli; è vietata solo la diserzione. Pregare è entrare in una salvezza che si fa storia di Nomi e di Volti, diventandone parte attiva e sostegno sicuro. In questo senso, la preghiera è una prospettiva di vita, un progetto esistenziale che avvolge e coinvolge ogni atto e respiro, ogni scelta e ogni gesto: tutto ciò che ci appartiene è già appartenuto ai nostri padri e alle nostre madri che sono diventati i colli e le colline su cui poggia solida e stabile la preghiera di tutti noi. Spesso, nella concezione della preghiera ridotta esclusivamente a richiesta, riduciamo Dio ad un «tappabuchi», per usare la definizione del grande teologo luterano Dietrich Bonhöffer. In altre parole, ci attendiamo da Dio che compia quanto noi non siamo in grado di realizzare, per cui domandiamo tutto: dalla pace alla salute, dalla riuscita di un esame o di un concorso, ai numeri del lotto. Il Dio che preghiamo è un distributore automatico che risponde a gettone, secondo le necessità e le urgenze, ogni qualvolta lo vogliamo noi. Proviamo a superare il livello della polvere che appanna il nostro sguardo e cerchiamo di riflettere serenamente e col cuore dell’intelligenza. Prima di essere un momento o un atteggiamento, la preghiera è uno stato dell’essere, esattamente come l’amore che non è una caratteristica di qualcuno, ma la dimensione intima e univoca della vita. Pregare è una relazione d’amore, e come tale esige un linguaggio d’amore con tempi e spazi d’amore. Se amare è «perdere» tempo per la persona amata, pregare è, allo stesso modo, perdere tempo per sé e per Dio, perché la preghiera diventa così uno spazio e un tempo riservati per un’intimità d’amore. Più profondo è l’amore, più tempo è necessario. Un tempo e uno spazio che non si esauriscono nello svuotamento di sé, ma nella pienezza che l’altro porta con sé. La pienezza di Dio è la Parola, il Verbo come progetto/proposta d’amore di Dio. La Parola di Dio diventa così il fondamento della preghiera, ma anche la dimensione e il nutrimento dell’orante. Come gli innamorati si educano a vedere il mondo e la vita con gli occhi dell’amato o dell’amata, arrivando addirittura a prevenire i desideri, così l’orante è colui che sta «sulla Parola» per imparare a vedere la vita, la storia e le proprie scelte con gli occhi di Dio.”