Guariento Mario | Domenica XXVII. Luca 17, 5-10
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Domenica XXVII. Luca 17, 5-10

03 Ott Domenica XXVII. Luca 17, 5-10

Domenica XXVII. Luca 17, 5-10

La tempesta sovrasta, noi anneghiamo e il Signore dorme, per giunta sul cuscino, come se fosse estraneo alla sorte dell’umanità rappresentata dai discepoli. Le apparenze narrano la completa assenza di Dio che noi vorremmo interventista, puntuale per sopperire alle nostre deficienze, alle nostre incapacità e impossibilità. Da una parte Dio è necessario per poter giustificare la nostra condotta e dall’altra è inutile perché non lo percepiamo. Oggi abbiamo la pretesa di parlare ddel «silenzio di Dio», noi che siamo sempre pronti a venderci al primo padrone e ogni volta che la nostra responsabilità è chiamata in causa, siamo abili a girarci dall’altra parte o deleghiamo ad altri il compito di «fare del bene». Sì, è possibile che Dio taccia, perché è rimasto senza parole che gli si sono strozzate in gola per lo shock di fronte al nostro tacere. Di fronte a tutto ciò che schiaccia o che non trova soluzioni adeguate, di fronte all’impotenza disarmata e traumatica che cataclismi naturali o fatti aberranti, istintivamente siamo portati a domandarci se Dio c’è e se c’è perché tace. Ancora una volta noi crediamo in un Dio fatto «a nostra immagine e somiglianza» piuttosto che credere di essere noi creati «a sua immagine e somiglianza». Il «dio» di cui spesso parliamo è una nostra proiezione che nulla ha da spartire con il Dio rivelato da Gesù Cristo; il Dio rivelato è morto definitivamente in Gesù Cristo e noi non ce ne siamo ancora accorti, nonostante siano passati più di duemila anni. Il primo «vangelo» che Gesù ha dichiarato è questo: «convertitevi», cioè «cambiate mentalità, modificate il pensiero» che avete di Dio perché io sono venuto a svelarvi il volto autentico e a dirvi il suo unico Nome: Agàpe, cioè ancora Relazione che si traduce in Comunione. Entrare in questa logica significa scoprire che il «Silenzio» di Dio non è «tacere», ma è la Parola più alta che Dio possa pronunciare se vuole rispettare la libertà della nostra coscienza e l’autonomia delle nostre decisioni. Dio è crocifisso alla croce del silenzio perché ha dato ad Àdam ed Eva il potere della parola per chiamare per nome animali, eventi e circostanze. Dare il «nome», altro non è che scoprire il senso della storia, conoscere la finalità delle cose e degli eventi ed evidenziarne la direzione. Passando il testimone all’umanità, Dio non ha dato la potestà di fare quello che si vuole, ma di riconoscere il significato di ciò che esiste e dargli identità. Il suo «silenzio» è la nostra forza e il fondamento della nostra dignità che resta sempre in causa. Il miglior commento a questo atteggiamento è nel sermone, tenuto durante una liturgia nell’anno 1946, a guerra finita, dal pastore protestante, oppositore del nazismo, Martin Niemöller disse: “Noi imbavagliamo Dio ogni volta che abbiamo il dovere di gridare e per convenienza, interesse, opportunità tacciamo per paura delle conseguenze.” Dio non tace mai, perché c’è sempre un profeta, c’è sempre la cattedra della coscienza individuale che indica la direzione e i modi per intraprendere il cammino della verità. Quando accusiamo Dio di tacere, noi accusiamo noi stessi di viltà e ammettiamo di servirci del meccanismo di rimozione per essere in grado di parlare di altro. Il silenzio di Dio» è l’urlo che risuona nel cuore dei credenti che si tappano la coscienza per non sentire e non vedere. «Il silenzio di Dio» grida nel bisogno di liberazione dell’umanità e nel bisogno che uomini e donne hanno di assoluto e di verità. «Il silenzio di Dio» diventa così la premessa della nostra profezia attraverso la vita, le parole, gli atteggiamenti, la carità. Due sono le coordinate attraverso le quali noi incontriamo Dio «Presenza» e che costituiscono altrettanti comandamenti: le persone che incontriamo sul nostro cammino e gli avvenimenti che viviamo. Gli uni e gli altri sono portatori del «kairòs», cioè di senso o dell’accadimento, come fatto qualitativo che viene ad incidere nella nostra vita, determinandone un cambiamento. Quando questi fatti sono portatori di un supplemento di senso, allora diventano accadimenti e interpellano «il silenzio di Dio» perché inchiodano la coscienza alle nostre responsabilità. Per scoprire e ascoltare la «Presenza» è necessario creare le condizioni perché Dio non abita nel chiasso o nel caos: bisogna purificarsi da ogni urgenza e frettolosità. Dio cammina in punta di piedi ed è appena un sussurro che si può udire solo nel più assoluto silenzio del cuore e dell’anima. L’errore che si compie spesso è quello di cercare Dio in alcuni «luoghi» materiali: tramonto, cielo stellato, chiesa di campagna, penombra delle chiese. Tutto ciò fa romantico, è poetico. Per incontrare Dio bisogna prima trovare se stessi e scendere nel pozzo profondo di sé, perché Dio non sta sulla superficie che è il luogo della polvere, ma ha la sua tenda, la sua Dimora nell’intimo più profondo, là dove non siamo soliti riposare. In questo viaggio verso la nostra intimità che nasconde come un tesoro la «Presenza silenziosa di Dio» ci guida lo Spirito, il consolatore che noi invochiamo per avere luce e forza nel nostro cammino lungo i sentieri della storia.