Guariento Mario | Domenica XXI. Luca 13, 22-30
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Domenica XXI. Luca 13, 22-30

23 Ago Domenica XXI. Luca 13, 22-30

Domenica XXI. Luca 13, 22-30

La salvezza non è qualcosa che si riceve in modo irresponsabile da un Dio permissivo. Non è neanche il privilegio di alcuni eletti. Per accogliere la salvezza di Dio è necessario lottare, imitare il Padre, confidare nel suo perdono. Per comprendere correttamente il suo invito a «entrare per la porta stretta» dobbiamo ricordare le parole di Gesù che possiamo leggere nel vangelo di Giovanni: «Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato». Entrare per la porta stretta significa imparare a vivere come lui; quello che Gesù chiede non è un rigorismo legalistico, ma l’amore per Dio e per il fratello. Per questo la sua chiamata è fonte di esigenza, ma non di angoscia. Gesù è una porta sempre aperta. Nessuno la può chiudere. Solo noi possiamo farlo, quando ci chiudiamo al suo perdono, all’amore. Se qualcuno pretende di raggiungere la propria realizzazione seguendo la via di ciò che è gradevole e piacevole, scoprirà presto di essere sempre meno padrone di sé. La vita vera è armonia, coerenza tra quello che credo e quello che faccio. Vivere in modo coerente con se stessi esige la rinuncia a ciò che è in contraddizione con la propria coscienza. Senza questa rinuncia, la persona non cresce. La vita è un dono, ma è pure un compito. Essere uomini è una dignità, ma è anche una responsabilità. Non c’è grandezza senza generosità; non c’è libertà senza sacrificio; non c’è vita senza rinuncia. Uno degli errori più gravi della società permissiva consiste nel confondere la «felicità» con la «facilità». L’ammonimento di Gesù conserva tutta la sua serietà anche ai nostri giorni. La chiamata di Gesù a entrare per la «porta stretta» non ha nulla a che vedere con un rigorismo esasperato e sterile. È una chiamata a vivere senza dimenticare le esigenze, a volte pressanti, di ogni vita degna dell’essere umano.

Signore, sono pochi che vengono salvati? La nostra mente non si fida nemmeno di Gesù ha paura perfino di lui. E la risposta di Gesù è straordinaria, liberante, assolutamente perfetta, nel senso che Gesù rivela di conoscere come nessuno il cuore e la mente umana: Sfor­zatevi per entrare per la porta, perché molti, vi dico, cercheran­no di entrare e non avranno la forza.

Sforzatevi per sostituire i pensieri della mente, la falsa idea di voi stessi, i vostri attaccamenti e le vostre paure, convinzioni acquisite e le sicurezze indotte. Sforzatevi per sostituire i pensieri della mente che vi inganna, distorce i bisogni naturali, che vi propone gioie dove non ce ne sono, luce attraverso tenebra, soddisfazione dove c’è solo egoismo. Sforzatevi per sostituire i pensieri della vostra mente, che è diventata una caverna enorme, un portone smisurato spalancato sull’abisso. Sforzatevi per entrare per la porta stretta della luce di Dio, della realtà e della verità di voi stessi e di Dio. Non che la porta della luce e della verità di Dio sia stretta, per la nostra mente è stret­ta, impraticabile, inagibile, solo per la nostra mente.

È chiaro che, ingannati dal Maligno e dalla nostra mente, la porta dell’amore vero è più stretta del piacere fine a se stesso. È chia­ro che, ingannati dal Maligno e dalla nostra mente, la porta del dono di se stessi è terribilmente più stretta della porta della vanità e dell’ambizione. E chiaro che, ingannati dal Maligno e dalla nostra mente, la porta della giustizia è più stretta di quella del profitto e dell’interesse.

Sforzatevi, dice Gesù, perché molti, vi dico, cercheranno di entrare e non avranno la forza, e Gesù qui non sta informando l’umanità sulle statistiche celesti, non sta mettendo limiti né ponendo scaden­ze numeriche, sta invece sottolineando la difficoltà dell’impresa e l’assoluta necessità di non intraprendere un viaggio così, verso la porta che è Lui, senza il suo aiuto, senza il suo nome sulle labbra, senza la sua Parola nel cuore. La porta stretta della vita è stretta solo perché la guardiamo di profilo.