Guariento Mario | GIOVEDI’ SANTO 2020
Tutte le opere, i commenti, le riflessioni di Don Mario Guariento
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GIOVEDI’ SANTO 2020

09 Apr GIOVEDI’ SANTO 2020

Giovedì Santo, 1 Corinzi 11, 23-26

Paolo parlando alla comunità di Corinto ricorda con la forza carismatica della sua paternità che non esiste eucaristia secondo l’insegnamento di Gesù se questa non è coniugata con la quotidianità della vita.
L’ Eucaristia è un invito ad una vita ritmata; una memoria dunque, assieme culturale ed esistenziale, perchè ciò che si celebra nella liturgia esige di essere vissuto nella storia, diventando memoria – presenza dell’ amore che perdona, che parla e vive con sapienza, che intercede, che ama fino a morire all’istinto di conservazione della propria vita. Colui che si “comunica” ricorda che a questo si impegna e che non è solo, ma vi è in lui la forza dello Spirito del Risorto e può pertanto diventare pane per la vita dell’uomo.
La comunione con il corpo del Signore ci aiuta a stare nella storia in maniera nuova, facendoci imitatori di Dio e di Gesù Cristo che è stato fedele al Padre e quindi all’ uomo dando la sua vita.
L’ Eucaristia non disimpegna dal presente, ma radica piuttosto i cristiani alla storia, li impegna a vivere secondo Dio, secondo la logica del Cristo.
Per questo Paolo ribadisce che l’ Eucaristia è testimonianza che non si può scindere dall’agire quotidiano, dalla vita reale, dalla prassi tra gli uomini.
Comunicare con il Cristo risorto esige comprendere come la nostra esistenza ha una qualità cristiana: essere messianica! Nella misura in cui si fa servizio radicale e totale fino al dono della vita per la costruzione della giustizia, dell’ amore, della verità e della pace.
Il Dio della Bibbia cerca l’ uomo, lo converte e lo impegna nell’eliminazione del male che opprime gli uomini e impedisce i rapporti reciproci.
Gesù Cristo non ha fatto finta che il male, l’ ingiustizia, la schiavitù, non esistessero; le ha riconosciute con realismo insuperato e le ha eliminate nella sua libertà di amore.
Si falsa l’ Eucaristia quando la si separa dalla croce, o quando si considera quest’ ultima non nella prospettiva dell’ amore che toglie via il peccato, della lotta per la liberazione dal male, dalla morte …
L’ eucaristia è per la liberazione dall’ ingiustizia radicale, è donata in un contesto di lotta e di violenza subita e vissuta in libertà e mette in discussione le nostre lotte difensive dei nostri interessi, comodi, punti di vista, beni, dei nostri progetti egoistici, delle nostre speranze senza apertura, della nostra pace e dei nostri privilegi …
Celebrare l’ Eucaristia è accettare di farsi costruire da Gesù Cristo, di farsi condurre da lui nel fare quello che egli ha fatto.
Non si ubbidisce al “fate questo in memoria di me”  con la sola ripetizione della formula e dei gesti che egli ha compiuto.
Si tratta di un comando simile agli altri che ci ha dato: “amatevi come io vi ho amato”, “come ho fatto io fate anche voi”  e li esegue vivendo in lui, perchè egli in noi e attraverso la nostra collaborazione umana continui l’opera che a lui solo compete e che egli, nella presenzialità del suo mistero, realizza fino alla pienezza.
Bisogna vigilare su di noi per non devitalizzare l’ Eucaristia!
Gesù Cristo è vivo, opera negli uomini che nella fede e per la fede aderiscono a lui.
Coloro che lo adorano e lo accolgono devono abituarsi a riconoscere la presenza nella storia umana, nelle libertà liberanti.
Non è logico dedurre dal presupposto il risultato, bensì l’ inverso.
Una comunità di credenti non si limita ad eseguire, ma si lascia coinvolgere nel vivere l’Eucaristia, che è insieme il riconoscimento di Dio e lotta all’ idolatria, è opporsi ai progressi riduttivi e falsificanti di costruzione umana.

Il tuo amore ci assorbe
in sottile silenzio
e guardiamo il mondo
per amarlo.
Tu guardi nei nostri cuori
e un bagliore nuovo
attendi.
Io ti guardo e vedo
nei tuoi occhi di Dio
questo mare placarsi
e una pace venire
immensa
incontro alla paura
per incantarsi
della tua luce.