12 Giu Domenica Undicesima T.O. Matteo 9, 36-10,8
Andate. La strada è il luogo dell’incontro della gente. Gesù ci vuole sulla strada con la gente. Questa è la stupenda e impegnativa realtà che Dio ci chiede di annunciare al mondo: che lui è vicino a noi anche quando noi non siamo vicini a lui, che lui ci ama infinitamente. Gesù manda nel mondo profeti della vera gioia, del sorriso, della serenità. Predicatori esistenziali contenti e onorati del messaggio che portano e che vivono. Gesù viveva molto attento alle persone bisognose che incontrava sul suo cammino. Guarda il paralitico di Cafarnao, i ciechi di Gerico o l’anziana donna piegata dalla malattia, e si commuove profondamente. Non è capace di passare oltre senza fare qualcosa per alleviare la loro sofferenza.
Vedeva le persone affamate o con ogni tipo di malattia e infermità, e aveva sempre la stessa reazione: ne sentiva compassione. C’era qualcosa che lo addolorava in modo speciale. Egli era orientato a guarire, dare sollievo alla sofferenza e fare il bene.
Il regno di Dio è un’irruzione di grazia e di vita già nella nostra esistenza attuale. Il segno più chiaro che il regno è vicino consiste precisamente in questa corrente di vita che comincia a farsi strada sulla terra.
E c’è solo una via: imparare ad amare, imparare di nuovo cose che non sono molto di moda: la semplicità, l’accoglienza, l’amicizia, la solidarietà, l’attenzione gratuita all’altro, la fedeltà… Tra noi continua a mancare l’amore. Quanto ci è stato dato gratuitamente, gratuitamente dobbiamo donarlo in molti modi a coloro che incontriamo sul nostro cammino. Molti cristiani pensano di vivere responsabilmente la propria fede perché si preoccupano di compiere determinate pratiche religiose e cercano di adattare il proprio comportamento ad alcune leggi morali. Abbiamo bisogno di ascoltare nuovamente le parole di Gesù per riscoprire la vera missione dei credenti in questa società. Anche oggi il nostro primo compito è quello di proclamare che Dio è vicino a noi, impegnato nel salvare la felicità dell’umanità. Ma questo annuncio di un Dio salvatore non si fa solo attraverso discorsi e parole suggestive. Gesù ci ricorda il modo di proclamare Dio: «guarire gli infermi», vale a dire, liberare le persone da tutto quello che ruba loro vita e fa soffrire. Risanare l’anima e il corpo di coloro che si sentono distrutti dal dolore e angosciati dalla durezza spietata della vita quotidiana. «Risuscitare i morti», cioè liberare le persone da ciò che blocca la loro vita e uccide la loro speranza. Risvegliare l’amore per la vita, la fiducia in Dio, la volontà di lottare e il desiderio di libertà in tanti uomini e donne in cui la vita va morendo poco a poco.
«Purificare i lebbrosi», vale a dire, purificare questa società da tanta menzogna, ipocrisia e convenzionalismo. Aiutare le persone a vivere con più verità, semplicità e rettitudine. «Scacciare i demòni», liberare le persone da tanti idoli che ci rendono schiavi, ci possiedono e pervertono la nostra convivenza. Guardare la gente come la guardava Gesù. Gli evangelisti ripetono di continuo che il suo sguardo non era come quello dei farisei radicali, e non era neanche come quello del Battista, che vedeva solo peccato, corruzione e incoscienza, davanti alla venuta imminente di Dio. Lo sguardo di Gesù era pieno di tenerezza, rispetto e amore. «Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore senza pastore».
Non lasciamoci spegnere dal declino di umanità e dalla crescita di brutalità. Guardiamo tutto con occhi miti, gli occhi della compassione come se la nebbia del mondo non fosse abitata. A noi essere, anche per un solo momento della vita, persone lucenti che dalla soglia del cuore illuminano il mondo.