Guariento Mario | Domenica Quindicesima. Matteo 13, 1-23
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Domenica Quindicesima. Matteo 13, 1-23

10 Lug Domenica Quindicesima. Matteo 13, 1-23

Le parabole sono finestre aperte sul mondo e su Dio e non definizioni morali; in esse ognuno può vedere sé stesso, gli altri e Dio. Leggendo il testo di Matteo sembra che il seminatore sia distratto perché sparge il seme senza cura. In realtà l’evangelista intende cosi evidenziare l’universalità della sua seminagione: coinvolge qualsiasi tipo di terreno a prescindere dalla sua risposta. La generosità del seminatore corrisponde all’universalità di destinazione della parola di Dio: raggiunge tutti gli esseri umani, senza distinzioni.  L’amore dà, non importa dove, come, quando. Perché è fatto così, non può non donarsi. Infatti Dio non «ama», Dio è amore; per cui non può non amare e non donare. E quando ama, non dona meno di se stesso.

L’amore si riversa su tutto e su tutti, impregna ogni cosa e chiunque, indipendentemente dal tipo di terreno e dal tipo di persona. Egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti, non fa preferenza di persona, non guarda in faccia a nessuno, ma solamente al cuore.

Soprattutto, non fa preferenze di sorta sulla mia persona. Io sono il terreno dove l’amore, che è Dio, è piantato. In questa mia storia fatta di terra dura, di sassi, di rovi, di superficialità, ma soprattutto di terra buona, Dio pone la sua dimora. Non mi ama a pezzi, abbraccia tutto l’amato: la luce e la tenebra, il bene e il male, l’ombra e lo splendore. Se Dio ha una debolezza, è quella di abbracciare il tutto, e quindi di recuperare sempre, di scommettere ancora una volta su chi ha fallito, anziché rompere ciò che già era scheggiato. «Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia». L’iniziativa di Dio è semplicemente di riversare il suo amore su tutti i suoi figli. Al di là dei sentieri che lo attraversano, delle pietre che nasconde e dei rovi che lo dominano, l’essere umano agli occhi del suo Dio sarà sempre terra bella in grado di ricominciare ancora una volta, di rimettersi in piedi ancora una volta… di sbagliare ancora una volta. Quando i giapponesi riparano un oggetto rotto, valorizzano la crepa riempiendo la spaccatura con dell’oro. Credono che, quando qualcosa ha subito una ferita e ha una storia, diventa più bello.  Rendere belle e preziose le persone che hanno sbagliato… questa è l’opera di Dio e si chiama “amore”.