Guariento Mario | Domenica Sedicesima. Matteo 13, 24-43
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Domenica Sedicesima. Matteo 13, 24-43

17 Lug Domenica Sedicesima. Matteo 13, 24-43

Dio non si trova nel successo, nel potere o nella superiorità. Per scoprirne la sua presenza, dobbiamo stare attenti a ciò che è piccolo, ordinario e quotidiano.

In generale, tendiamo a cercare Dio nello spettacolare e nel prodigioso, non nel piccolo e nell’insignificante.

C’è bisogno di fede e pazienza per guardare la vita fino in fondo e intuire l’azione segreta di Dio.
Forse la parabola che più ci sorprese è quella dell’uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo ma poi spuntò anche la zizzania.

Sorprende vedere con quale frequenza Gesù si rivolge ai suoi discepoli per metterli in guardia contro una falsa impazienza, che non sa rispettare il ritmo dell’azione discreta ma vigorosa di Dio.

Colui che ama e salva l’essere umano si trova qui, in questi comportamenti, animati talora da grandi ideali e a volte da oscuri egoismi.

Nei mille gesti che facciamo ogni giorno, dove la generosità si mescola con le meschinità più inconfessabili. Per il cristiano la pazienza è perseveranza, fede che dura nel tempo, arte di accogliere e vivere l’incompiutezza. La pazienza è attenzione al tempo dell’altro, al tempo di Dio, facendone un evento di relazione, di incontro, di amore.

Per questo, forse, oggi, nell’epoca stregata dal fascino del «tempo senza vincoli», può apparire così fuori luogo, così urgente e necessario, il discorso sulla pazienza.

Per il cristiano, essa è centrale quanto l’agape, quanto il Cristo stesso. Il pazientare, cioè l’assumere come determinante nella propria esistenza il tempo dell’altro e di Dio, è infatti opera dell’amore.
Sconfitte, fallimenti, malattie, debolezze, età avanzata. Sono tutti limiti necessari al nostro pieno sviluppo umano, non meno di quanto lo sono le forze attive.

Dal momento che purificano e spiritualizzano, non bisogna temerli. La vera realizzazione della nostra vita sta nel colloquio continuo con il Maestro interiore e ciò costituisce un anticipo e una pregustazione dell’eternità.

Qualcuno potrebbe pensare che vivere in conformità a tale orientamento esistenziale sia un uscire dal tempo e sia per persone senza responsabilità o impegni storici.
Se noi non abbiamo timore d’avventurarci per le vie dello Spirito, guardando all’autentica operatività degli “uomini di Dio”, ci accorgiamo che l’uomo autenticamente spirituale è l’uomo pienamente umano, non soggetto alla schiavitù del provvisorio. Il dialogo con il Cristo nello Spirito ci aiuta a rifondare continuamente la nostra esistenza, a celebrare la vera libertà davanti agli avvenimenti, a cantare l’esultanza del cuore in ogni frammento di esistenza.

Gesù parla di un’azione di Dio umile, paziente e rispettosa.

A coloro che attendono lo sviluppo di un qualcosa di spettacolare e potente, Gesù parla di un regno di Dio semplice e discreto da attendere e costruire con pazienza.