Guariento Mario | Domenica dodicesima. Matteo 10, 26-33
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Domenica dodicesima. Matteo 10, 26-33

19 Giu Domenica dodicesima. Matteo 10, 26-33

Gesù immaginava i suoi seguaci come un gruppo di credenti che sanno «riconoscerlo» senza paura. Le fonti cristiane presentano Gesù mentre libera la gente dalla paura. Gli faceva pena vedere le persone terrorizzate dalla potenza di Roma, intimidite dalle minacce dei maestri della legge, colpevolizzate dalla loro poca fedeltà alla legge. Dal suo cuore, pieno di Dio, poteva sorgere un solo desiderio: «Non abbiate paura». La paura si impossessa di noi quando nel nostro cuore cresce lo sconforto, l’insicurezza o la mancanza di libertà interiore. Per questo, prima di tutto, si dedicò a risvegliare la fiducia nel cuore delle persone. La sua fede profonda e semplice era contagiosa: se Dio si prende cura con tanta tenerezza dei passeri del campo, i più piccoli uccelli della Galilea, come non si prenderà cura di voi? Per Dio siete più importanti e amati di tutti gli uccelli del cielo. Un cristiano della prima generazione raccolse bene il suo messaggio: «Riversate su Dio ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi».

Sono molte le paure che segretamente fanno soffrire le persone. Dove essa cresce si perde di vista Dio e si soffoca la bontà che c’è nel cuore delle persone. La vita si spegne, la gioia scompare.

Una comunità di seguaci di Gesù deve essere, prima di molte altre cose, un luogo dove la gente si libera dalle sue paure e impara a vivere confidando in Dio. L’esperienza di Dio, così come Gesù la offre e comunica, infonde sempre una pace inconfondibile nel nostro cuore, pieno di inquietudini, paure e insicurezze. Questa pace è quasi sempre il segno migliore di ciò che abbiamo ascoltato dal fondo del nostro cuore.

E’ importante che ci rendiamo conto della fecondità del tempo presente, l’ambito che ci offre la novità di vita per cui possiamo diventare nuovi proprio perché la fiducia nell’amore di Dio accolto fa fiorire in noi nuovi stati d’animo di pace e serenità. Questa è una delle ragioni fondamentali dell’esercizio interiore: imparare a vivere tutte le situazioni in modo positivo, senza ansia e paure, in modo da crescere interiormente. Il presente è l’ambito dove il dono ci viene consegnato e rende la nostra vita dono per gli altri e un’offerta di vita.  Forse, la prima cosa è soffermarci, entrare nel profondo della nostra esperienza per sperimentare Dio solo come amore. Da lui ci viene solo vita, pace e bene. Io posso separarmi da lui e dimenticare il suo amore, ma lui non cambia. Il cambiamento si produce solo in me. Lui non smette mai di amarmi.
Non devo guadagnarmi il suo amore, non devo conquistare il suo cuore. Non devo cambiare, né essere migliore per essere amato da lui. Inoltre, sapendo che mi ama così, posso cambiare, crescere ed essere buono.
C’è qualcosa da non dimenticare. Non sarò mai solo. Tutti «viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» in Dio. Lui sarà sempre questo cuore di cui ho bisogno, questa mano forte che mi sosterrà nella debolezza, questa luce che mi guiderà per i suoi cammini.