22 Mag Domenica di Pentecoste. Giovanni 20, 19-23
Pentecoste come apice dell’azione di Dio a vantaggio dell’uomo; è l’auto-rivelarsi e l’auto-comunicarsi di Dio in Cristo come amore senza argini per l’uomo fallito.
Nel Risorto è fatto a noi il dono di uno Spirito che introduce all’ordinarietà della vita. Sostenuti da una speranza unica, Egli ci guida con la forza del suo amore perché noi ci amiamo ed amiamo con mente, cuore e orizzonti dilatati sull’infinito.
Il Vento è inviato dal Padre e soffiato dal Risorto per spazzare via l’uomo vecchio che è in noi e a dare forma all’uomo nuovo che dobbiamo essere noi: terra che adora, terra che ama, terra che spera, essere figli del vento.
Gesù soffia delicatamente sul volto e sulle mani dei suoi amici. Un gesto semplice, quasi banale, sproporzionato alla grandezza e alla solennità dell’evento che noi chiamiamo Pentecoste. Un gesto quasi invisibile, inusitato e al tempo stesso antico, più antico del creato, nato da quel gesto. Lo Spirito di Dio, ciò che di più bello, luminoso, potente e sapiente esista, viene effuso e donato a dei poveri uomini spaventati, con un semplice soffio di Gesù. E’ impressionante! Paragonato alle esteriori e altisonanti solennità e parate religiose degli uomini, alla complicata e convulsa burocrazia politica, questo gesto è assolutamente impressionante e commovente. Ha proprio il gusto della verità e la raffinata semplicità dei gesti di Dio. Ma questo dono dello Spirito a cosa serve? La pace del cuore è inscindibilmente legata al perdono che sai chiedere a Dio e che sai offrire alle persone. La chiave che apre la porta della felicità è il perdono ricevuto e offerto. Solo Dio può perdonare sempre e senza distinzioni, se il cuore dell’uomo chiede umilmente. Questo è il compito più importante che Gesù ha dato ai suoi discepoli lungo la storia dell’umanità, per la potenza dello Spirito Santo: far conoscere e donare agli uomini questa meravigliosa verità: Dio offre sempre il suo perdono a chiunque lo chiede con cuore disponibile. Solo da questa realtà può nascere la chiesa, la fraternità, la carità, la missione.
A porte chiuse nel luogo dove si trovano i discepoli, il Risorto si presenta ed esordisce con la parola Pace. Sembra un saluto, un augurio, ma in realtà non lo è. Gesù esordisce con la parola Pace e, in questa parola, indica un nuovo stato dell’essere, un modo nuovo di vivere, un modo assolutamente sconosciuto di ripartire, di guarire, di riarmonizzare, di salvare e salvarsi.
Il movimento vitale e rivitalizzante del perdono che deve coinvolgere mente, cuore e anima, è l’unico vento che può riempire di pace vera le vele della vita. Ma questo vento rivitalizzante del perdono non è possibile all’uomo con le sue sole forze, necessita dell’invasione, del soffio “dentro e sopra” dello Spirito; per questo Gesù non ha perso un secondo a soffiare il vento forte della Vita dentro il cuore dei suoi. Ecco faccio nuove tutte le cose afferma Gesù in Apocalisse 21,5; ecco cos’è la Pace che Gesù dona ai suoi.
La Pace è la sintesi perfetta di questa meravigliosa verità: Gesù ha fatto nuove tutte le cose per sempre, attraverso il dono di sé e del suo vento Santo, Signore del Perdono.